Ulisse passa tra Scilla e Cariddi nel libro XII dell’Odissea e sceglie di avvicinarsi a Scilla perché Cariddi rischierebbe di distruggere l’intera nave. La decisione è terribile: Scilla afferra alcuni compagni, ma la nave continua il viaggio. Circe aveva già spiegato a Ulisse che, davanti a due pericoli inevitabili, avrebbe dovuto accettare il male minore per salvare il maggior numero possibile di uomini.
L’episodio viene subito dopo il passaggio delle Sirene e prima dell’arrivo a Trinacia, l’isola del Sole. È uno dei momenti in cui l’astuzia di Ulisse non basta a ottenere una vittoria completa: qui il problema non è trovare una soluzione perfetta, ma scegliere quale perdita è possibile sopportare.
Chi sono Scilla e Cariddi nell’Odissea?
Scilla e Cariddi sono due pericoli collocati ai lati opposti di uno stretto. Scilla è un mostro che vive in una grotta nella roccia e colpisce le navi abbastanza vicine alla sua parete. Cariddi, dall’altro lato, inghiotte e rigetta l’acqua del mare creando un vortice capace di trascinare con sé un’imbarcazione.
Omero costruisce così un passaggio senza una vera via sicura. Evitare completamente Scilla significa esporsi a Cariddi; allontanarsi da Cariddi porta la nave nel raggio di Scilla. Per questo l’espressione “tra Scilla e Cariddi” è diventata nel tempo un modo per indicare una scelta fra due pericoli.
Per collocare l’episodio nella sequenza completa puoi usare la nostra guida al viaggio di Ulisse nell’Odissea con tutte le tappe in ordine. Dopo il ritorno da Circe vengono le Sirene, poi Scilla e Cariddi e infine Trinacia.

Perché Ulisse deve scegliere tra Scilla e Cariddi?
Prima della partenza, Circe descrive a Ulisse i pericoli che incontrerà. Dopo aver spiegato come superare le Sirene, gli presenta lo stretto dominato dai due mostri. Il punto decisivo è che non esiste un percorso completamente sicuro.
Ulisse vorrebbe naturalmente evitare entrambe, ma Circe gli chiarisce che non può trasformare Scilla in un normale nemico da combattere. La priorità deve essere far passare la nave. Se indugiasse per affrontare il mostro o cercasse una rotta troppo vicina a Cariddi, rischierebbe di perdere tutti.
Il testo del libro XII dell’Odissea su Perseus Digital Library conserva l’intera sequenza: il consiglio di Circe, il passaggio e la perdita degli uomini di Ulisse.
Perché Ulisse sceglie Scilla?
Perché Scilla rappresenta una perdita limitata, mentre Cariddi può inghiottire la nave intera. Circe formula il problema in termini molto concreti: è meglio perdere alcuni compagni che rischiare la distruzione dell’intero equipaggio.
La scelta non rende Scilla meno terribile. Significa però che Ulisse deve comportarsi da comandante e pensare alla sopravvivenza collettiva. È uno dei passaggi più duri del poema proprio perché non offre una soluzione moralmente o emotivamente soddisfacente.
La scena arriva subito dopo un’altra prova costruita su un limite imposto in anticipo. Nell’articolo sulle Sirene nell’Odissea e sul perché Ulisse si fa legare abbiamo visto che l’eroe può neutralizzare il pericolo attraverso un piano. Davanti a Scilla e Cariddi, invece, anche un piano perfetto non può eliminare il costo del passaggio.
Quanti compagni prende Scilla?
Scilla afferra sei uomini della nave di Ulisse. Il mostro possiede sei teste e ciascuna porta via un compagno mentre l’imbarcazione attraversa lo stretto. Omero presenta la scena come una delle immagini più dolorose del viaggio: Ulisse vede gli uomini sollevati mentre lo chiamano per nome, ma non può salvarli senza mettere in pericolo tutti gli altri.
È importante distinguere questa perdita da quelle che avvengono in altri episodi. Polifemo uccide uomini nella grotta, i Lestrigoni distruggono quasi tutta la flotta e, più avanti, la violazione del divieto delle vacche del Sole porterà alla perdita definitiva dei compagni rimasti. Scilla è un passaggio specifico, non la causa della morte dell’intero equipaggio.
Che cosa fa Cariddi?
Cariddi è descritta come una forza che inghiotte e rigetta enormi quantità d’acqua. Quando risucchia il mare crea un vortice dal quale una nave avrebbe pochissime possibilità di uscire. Non combatte come Scilla e non insegue le vittime: il pericolo nasce dalla violenza del movimento dell’acqua.
Per questo Ulisse deve tenere la nave lontana dal suo lato dello stretto. La scelta del percorso non elimina il rischio, ma evita che l’intera imbarcazione venga trascinata nel vortice.

Ulisse prova a combattere Scilla?
Ulisse porta con sé le armi nonostante il consiglio di Circe, ma non riesce a trasformare il passaggio in un combattimento. Scilla colpisce rapidamente dall’alto mentre l’equipaggio è concentrato sulla navigazione e sul pericolo di Cariddi.
Il dettaglio ribadisce il limite dell’eroismo tradizionale. Contro Polifemo, Ulisse può preparare un piano e colpire il nemico. Se vuoi ricostruire quel contrasto, abbiamo spiegato anche come Ulisse inganna Polifemo con il nome “Nessuno”. Con Scilla, invece, il coraggio individuale non basta: il compito del comandante è proseguire.
Dove si trovano Scilla e Cariddi?
La tradizione ha identificato Scilla e Cariddi con lo Stretto di Messina, tra Sicilia e Calabria. È un’associazione antica e molto radicata, ma quando si parla dell’Odissea conviene distinguere la geografia del poema dalle localizzazioni costruite nei secoli.
Omero non fornisce una mappa moderna verificabile per tutte le tappe del viaggio. Alcuni luoghi sono riconoscibili, altri appartengono a una geografia mitica o sono stati identificati dalla tradizione successiva. La voce Odissea di Treccani aiuta a ricostruire il quadro generale senza trasformare ogni corrispondenza tradizionale in una certezza geografica.
Cosa succede dopo Scilla e Cariddi?
Dopo lo stretto, la nave raggiunge Trinacia, l’isola del Sole. Ulisse sa già, grazie agli avvertimenti ricevuti, che i compagni non devono toccare le mandrie sacre di Helios. Una lunga sosta forzata e la mancanza di cibo porteranno però alla violazione del divieto.
La conseguenza è il naufragio che elimina gli ultimi compagni. Ulisse rimane solo e, trascinato nuovamente verso la zona di Cariddi, riesce a sopravvivere prima di raggiungere l’isola di Calipso.
Per seguire senza confondere gli episodi, la nostra panoramica su Odissea: trama, personaggi e struttura in 24 libri separa le tappe del viaggio dal ritorno finale a Itaca.
Che cosa significa “tra Scilla e Cariddi”?
L’espressione indica una situazione in cui evitare un pericolo significa avvicinarsi a un altro. Nel poema l’immagine è letterale: la nave deve passare fra due minacce poste ai lati dello stesso stretto. Nella lingua comune è diventata una metafora della scelta fra due alternative entrambe rischiose.
L’episodio è particolarmente efficace perché Ulisse non può scegliere “il bene”. Può soltanto valutare quale opzione permetta di salvare più persone. È quindi una prova di responsabilità, non solo di coraggio.
Risposta rapida
Ulisse sceglie di passare vicino a Scilla perché Cariddi potrebbe distruggere l’intera nave. Scilla porta via sei compagni, ma l’equipaggio superstite riesce a continuare verso Trinacia. L’episodio, nel libro XII dell’Odissea, mostra un comandante costretto ad accettare una perdita limitata per evitare una catastrofe totale.