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Lorenzo Allegrini

La leggenda del Capo di Buona Speranza, recensione

La leggenda del Capo di Buona Speranza di Lorenzo Allegrini racconta in versi l'Africa e le sue origini: dalla fantasia dell'autore, la creazione di un mito

La leggenda del Capo di buona speranza di Lorenzo Allegrini, edizioni Il Viandante, è un titolo che ritorna in questa rubrica di poesia: già qualche settimana fa, se ricordi caro lettore, ne avevo segnalato la pubblicazione e le varie tappe di presentazione del poemetto in giro per lo Stivale.

Non ti stupisca né spaventi l’appellativo di poemetto per un’opera di poesia: anche se il termine rievoca fatiche e sudori scolastici dietro rime e linguaggi ormai decaduti, un poemetto non è altro che, come suggerisce la stessa parola, un poema di piccole dimensioni. E non pensare adesso di essere caduto dalla padella nella brace, caro lettore. Non lasciarti impressionare parimenti dalla parola poema e, soprattutto non pensare ai grandi poemi classici quali, che sò per citare i primi che mi vengono in mente, l’Eneide o l’Odissea.

Un poema è certamente un’opera in versi che si definisce tale in quanto è costituita dalla narrazione di una vicenda. Per capirci e per usare un linguaggio terra terra: un poema o poemetto, come nel caso di La leggenda del Capo di Buona Speranza di Lorenzo Allegrini, è il racconto di una storia, vera o inventata che sia, in poesia. E ti assicuro che non è per niente semplice raccontare una vicenda in versi.

Lorenzo Allegrini con il suo La leggenda del Capo di Buona Speranza, racconta in poesia una possibile origine mitica del promontorio all’estremità sud-occidentale del continente africano, Capo di Buona Speranza infatti. Così Andrea Accardi scrive nella prefazione, quando comincia a presentare l’opera. L’autore ricorre ad un espediente letterario, la cornice narrativa e l’esperienza del manoscritto ritrovato come giustificazione fittizia dell’opera che si è intrapresa…

La leggenda del capo di Buona Speranza, una storia in versi

Lorenzo Allegrini, La leggenda del Capo di Buona Speranza

A prescindere dell’invenzione letteraria del manoscritto antico ritrovato per caso, che potrebbe anche non essere originalissima in quanto usata in passato, La leggenda del Capo di Buona Speranza è un’opera che coinvolge molto il lettore e non solo quello frequentatore di versi. Lorenzo Allegrini suscita curiosità, in chi legge, fin dall’inizio quando cioè antepone al poema vero e proprio un prologo in prosa, nel quale racconta che durante un viaggio in Africa, invitato da un vecchio amico, viene a conoscenza dallo stesso del ritrovamento di un vecchio libro tascabile, un poema che racconta appunto, in versi, la nascita di Capo Buona Speranza.

Ho trovato molto originale l’escamotage usato dall’autore per introdurre il suo poema. Un modo veramente insolito e sorprendente di introdurre un’opera in versi e di catturare l’attenzione del lettore. Inoltre la scrittura in prosa dell’autore non ha niente da invidiare alla scrittura in versi: belle le descrizioni che informano su usi e costumi africani, che immettono già nel clima e nel contesto del poema vero e proprio.

Il poema vero e proprio inizia come classicità impone, fra muse e dei: immaginando di tradurre dall’afrikaans il suo racconto in rime, Lorenzo Allegrini compie assieme all’invenzione un lavoro di metrica poetica non indifferente. Dati tecnici a parte che personalmente non approfondisco ma che l’autore spiega ampiamente nelle immaginarie Note alla traduzione, poste come epilogo,  La leggenda del Capo di Buona Speranza, con i suoi racconti rimati dallo stile facile, scorrevole, accattivante e a tratti divertente racconta le gesta dell’eroe Heitsi-Eibib, le controversie cui va incontro e, in maniera particolare, le vicende suo amore per Teti: un amore in grado di produrre grandi sconvolgimenti al solo tocco del braccio:

[…] le afferrò il braccio, strinse piano,/ e quell’urto toccante fermò il moto,/ per un momento, che nell’universo/ tiene le stelle ed al sole dà un verso/.

Allegorie e storia reale in La leggenda del Capo di Buona Speranza

Uno degli aspetti che più mi hanno fatto apprezzare l’opera di Lorenzo Allegrini è indubbiamente il carattere allegorico del poema che serpeggia più o meno velatamente in tutto il suo svolgimento: il riferimento al colonialismo con tutte le enormi razzie che ne sono derivate e di cui conosciamo i grandi danni prodotti alle popolazioni africane. O ancora, la grande piaga dell’apartheid o della tratta degli schiavi…

[…] noi verremo/ in tanti dall’Europa, ché il progresso/ci farà andar di vela e non di remo,/ e tutto ciò che vi appartiene adesso/ con turpe avidità ci prenderemo/ per far dell’Africa un nostro possesso,/ che ogni risorsa, i diamanti la terra/ nostri saran con l’inganno e la guerra.

La leggenda del Capo di Buona Speranza è in definitiva il racconto della storia africana, dalle origini fino a quella che vede coinvolti noi occidentali nel triste ruolo di invasori quali siamo stati e continuiamo ad essere. La particolarità è nel racconto in versi semplici e diretti e per questo di facile comprensione. Lorenzo Allegrini che come novello cantore, porta la sua poesia in giro per l’Italia in spettacoli itineranti affabulando e affascinando gli spettatori, svolge il ruolo che nell’antica Grecia era quello degli aedi: raccontare e diffondere i miti, con la differenza che Allegrini il mito non lo ha trovato e ripreso ma lo ha creato ex novo nel suo poema.

Lorenzo Allegrini

Lorenzo Allegrini, note biografiche

Originario di Fabriano, Ancona e trapiantato a Milano, Lorenzo Allegrini è un giornalista, poeta ed autore teatrale. Oltre a La leggenda del Capo di Buona Speranza ha pubblicato, nel 2018, il poema Apocalisse Pop!,  anche questo presentato con performance dal vivo in Italia, Svizzera e BelgioAutore di testi teatrali, tra i quali Rabbit!-La mossa del coniglio Anarcord-L’ulcera dell’anarchico Fabbri, ha anche collaborato con importanti testate di media e quotidiani nazionali.  Attualmente si occupa di economia aziendale e  cura un blog di poesia.

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Attingendo dai miti africani ed europei, giocando con il conflitto perenne tra l’Africa e il mare, che culmina con il sanguinoso sbarco dei coloni europei, evocato nell’opera dall’apparizione dell’Olandese Volante, il poeta scrive ispirato da un viaggio in Sudafrica e utilizza l’espediente letterario del “manoscritto ritrovato” per inventare una avventura fantastica alla base della nascita di una delle meraviglie della natura: la penisola del Capo di Buona Speranza.

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