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Lettura: Roberta Melli si racconta: grafologia, potere e segreti ne Il codice del silenzio
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Roberta Melli si racconta: grafologia, potere e segreti ne Il codice del silenzio

L'autrice di Il codice del silenzio (Leone Editore) parla del rapporto tra Cesare Lombroso e Marta Bouvier, del suo percorso nella grafologia forense e di cosa vuole che resti al lettore dopo l'ultima pagina

Valentina Paradiso 1 ora fa Commenta! 5
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Con Il codice del silenzio (Leone Editore, collana Mistéria, 17,00 euro, ISBN 9788892962279), Roberta Melli torna con il secondo romanzo dedicato al grafologo forense Cesare Lombroso e alla sua assistente Marta Bouvier. Dopo il debutto de Il mio nome è Cesare Lombroso, la scrittrice vicentina porta i suoi protagonisti nella tenuta presidenziale di Castelporziano, dove un carabiniere viene assassinato con in tasca un biglietto manoscritto cifrato. In questa intervista ci racconta come è nata la storia, cosa la appassiona della grafologia e cosa spera che i lettori portino con sé dopo l’ultima pagina. Abbiamo già parlato del romanzo nella nostra selezione di gialli Leone Editore per l’estate 2026.

Contenuti
Come si è evoluto il rapporto tra Lombroso e Marta Bouvier rispetto al primo romanzo?Come si è avvicinata alla grafologia e quanto studio c’è dietro il personaggio di Lombroso?Perché ha scelto Roma e gli ambienti istituzionali come sfondo del romanzo?Cosa vuole che il lettore senta una volta chiuso il libro?Roberta Melli
Roberta Melli si racconta: grafologia, potere e segreti ne Il codice del silenzio

Come si è evoluto il rapporto tra Lombroso e Marta Bouvier rispetto al primo romanzo?

Nel primo romanzo il rapporto tra Cesare Lombroso e Marta Bouvier era quello tra un maestro e una giovane grafologa ancora inesperta, seppur ricca di talento. In Il codice del silenzio questo equilibrio evolve: Marta è diventata una professionista più consapevole e il loro confronto si svolge ormai quasi alla pari. Cesare resta una guida, ma riconosce in Marta l’interlocutrice ideale, capace di mettere continuamente in discussione le sue intuizioni. È proprio da questo dialogo, fatto di dubbi e verifiche reciproche, che spesso nascono le soluzioni investigative più brillanti.

Come si è avvicinata alla grafologia e quanto studio c’è dietro il personaggio di Lombroso?

La grafologia è entrata nella mia vita quando insegnavo al liceo scientifico. Dopo anni trascorsi a osservare la scrittura di centinaia di studenti, partecipai a un corso di aggiornamento promosso dal Ministero dell’Istruzione. Era solo un primo approccio, ma bastò per farmi capire che dietro una grafia si nascondeva un mondo straordinario. Molti anni dopo, quando i miei figli erano ormai grandi, ho deciso di studiarla seriamente all’Istituto Grafologico di Padova. Da allora ho conseguito il diploma di grafologa forense e diverse specializzazioni, tra cui grafologia criminalistica, grafologia aziendale e dell’orientamento, e grafodiagnostica criminalistica. Ancora oggi continuo a formarmi, perché è una disciplina che non smette mai di sorprendere. Proprio studiando grafologia forense ho riscoperto la figura storica di Cesare Lombroso. Dietro il protagonista dei miei romanzi ci sono oltre quindici anni di studio, ricerca e passione.

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Perché ha scelto Roma e gli ambienti istituzionali come sfondo del romanzo?

L’ambientazione nasce da un’esperienza personale. Per diversi anni ho frequentato Castelporziano durante i convegni internazionali di micologia, dove si studiano i funghi come indicatori della salute degli ecosistemi. È un luogo straordinario, sospeso tra una natura ancora sorprendentemente integra e la vicinanza ai luoghi più rappresentativi del potere dello Stato. Come scrittrice mi ha affascinato proprio questo contrasto. Il potere, per sua natura, custodisce informazioni riservate; la natura, invece, conserva tracce che non mentono mai. Il codice del silenzio nasce anche da questa tensione: da una parte i segreti costruiti dagli uomini, dall’altra gli indizi che la realtà continua ostinatamente a lasciare dietro di sé.

Cosa vuole che il lettore senta una volta chiuso il libro?

Spero innanzitutto che il lettore abbia trascorso delle ore piacevoli, lasciandosi coinvolgere dalla storia e dimenticando, almeno per un po’, la quotidianità. Per me un romanzo deve anche essere questo: un’esperienza capace di catturare e appassionare. Ma mi piacerebbe che, una volta chiuso il libro, rimanesse anche qualcosa di più. Da una parte la curiosità per temi poco conosciuti, come la grafologia o alcuni aspetti della criminologia; dall’altra una riflessione sull’animo umano. Senza svelare troppo, nel Codice del silenzio le motivazioni dei delitti pongono interrogativi che riguardano tutti noi. Mi piacerebbe che il lettore si chiedesse: io, al loro posto, come avrei agito? Perché credo che i romanzi migliori siano quelli che continuano a vivere anche dopo l’ultima pagina, quando la storia è finita ma le domande restano.

Roberta Melli

Roberta Melli è nata a Vicenza, dove vive e lavora come perito grafologo in ambito forense. Ha vinto nel 2015 il concorso letterario del Leone per libri inediti con il thriller Delitto a ritmo di maratona e da allora pubblica con Leone Editore. Il codice del silenzio è il suo secondo romanzo con protagonista Cesare Lombroso, disponibile in libreria dal 19 giugno 2026. Per altri titoli di narrativa italiana e thriller in libreria, consulta la nostra sezione segnalazioni libri.

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