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patrick white

Autori in tasca: Patrick White, Nobel per la letteratura nel 1973

Alla scoperta di uno dei più importanti autori australiani del Novecento

Bentrovato, amico iCrewer, nella nostra rubrica dedicata agli autori che hanno scritto la storia della letteratura e che grazie al loro talento hanno contribuito a rendere l’arte della carta e della penna così unica e meravigliosa. Oggi parliamo di Patrick White, autore australiano, premio Nobel nel 1973.

Anche in questa occasione, come è successo per la maggior parte degli autori che ho condiviso nel lungo percorso di questa nostra rubrica, ammetto di conoscere pochissimo di questo scrittore. Dunque, questo articolo sarà anche per me l’occasione per scoprirlo e studiarlo, assolutamente al pari di te che, nonostante la mia mancanza, decidi di leggere prendendo idealmente la mia mano per camminare nei sentieri della letteratura.

Essere appassionati dopotutto è proprio questo: leggere e imparare senza mai sentirsi appagati. Senza avere la pretesa di insegnare ma la fame di conoscere e condividere le emozioni.

Patrick White: premio Nobel per la letteratura nel 1973

Prima di scrivere questo pezzo, quindi, ho mollato gli ormeggi e mi sono inoltrato nel mare aperto della rete alla ricerca di informazioni e notizie legate al nome di Patrick White. Come spesso accade, il porto in cui ho prolungato maggiormente il mio approdo è stato quello di Wikipedia.

La vita di Patrick White mi ha molto colpito. Nato a Londra nel 1912 da una famiglia della borghesia australiana, torna fin dai primi mesi della sua vita a vivere in Australia. A soli quattro anni manifesta i primi sintomi dell’asma, disturbo che lo costringe alla solitudine forzata.

Per via di questa malattia, infatti, non frequenta la scuola con gli altri bambini, rimanendo spesso solo in una casa, dove tra l’altro non vive con i genitori ma con la sorella e una bambinaia. Grazie a questo isolamento forzato, con molta probabilità, sviluppa l’immaginazione che lo porta poi a essere uno dei principali autori del suo paese.

teatro

I genitori, comunque, fanno di tutto per garantirgli la migliore istruzione possibile. La madre lo porta spesso a teatro ed è proprio in questi primi anni dell’infanzia che in Patrick White scoppia l’amore per questa forma di arte e spettacolo. Nella sua carriera, infatti, oltre a dodici romanzi, due raccolte di racconti e sillogi poetiche, scrive otto drammi teatrali. 

Da ragazzo, insieme ad un amico, negli anni venti, è solito andare fuori dai teatri a guardare gli attori arrivare ed entrare nel backstage. Un po’ come si fa oggi al Festival di Sanremo.

Studia in Inghilterra, dove scrive i primi drammi e poi, per volere dei genitori, si dedica alla vita da agricoltore in Australia. Ma Patrick White ha troppe ambizioni artistiche: vuole scrivere. 

Nel 1932 torna nuovamente in Inghilterra dove si dedica allo studio del francese e del tedesco. Nel 1935, dopo la laurea, si trasferisce da un amico a Londra. Permanenza che gli consente di frequentare salotti dell’avanguardia artistica.

Sono questi anche gli anni dei primi innamoramenti, Patrick White era omosessuale, e delle prime pubblicazioni effettuate a spese della madre. Un suo dramma teatrale viene messo in scena da una compagnia amatoriale.

Quando nel 1937 muore il padre, l’eredità gli permette di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Il sogno di una vita. Due anni dopo trova il primo editore e pubblica il romanzo Valle felice.

La sua carriera da scrittore, però, trova subito un brusco rallentamento, anzi si ferma proprio, quando nel 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, viene mandato in Medio Oriente come funzionario dei servizi segreti. È in questa occasione che conosce Manoly Lascaris, l’amore della sua vita.

Quel che resta del regime

Dopo la Guerra si trasferisce nella periferia di Sidney, dove apre una fattoria. Solo nel 1950 tornerà a scrivere pubblicando L’albero dell’uomo e poi L’esploratore, romanzo con cui finalmente troverà il successo grazie anche al primo posto ottenuto al Miles Franklin Awards. I suoi scritti sono sempre stati apprezzati molto più in Inghilterra che in Australia.

Questa fatica nell’arrivare al successo, che non significa popolarità, ma riconoscimento del talento e del lavoro da scrittore, è un aspetto della vita dello scrittore che non dimenticherà mai. Nel 1974, a dimostrazione di questo, fonda il Premio Patrick White, dedicato a quegli artisti che dimostrano creatività a lungo termine senza che il pubblico se ne renda conto. Quanta verità, aggiungo.

Tra le sue opere si ricordano I passeggeri del carro, diventato un bestseller e con il quale vinse il secondo Miles Franklin Awards, The Ham funeral, opera teatrale con la quale ottiene finalmente il riconoscimento di grande drammaturgo e The Vivisector, un ritratto dell’indole dell’artista.

Conduce una vita molto riservata, tanto che a un certo punto decide di non ritirare i premi che gli vengono assegnati per le sue straordinarie opere. Non fa eccezione il Nobel, ottenuto nel 1973 con questa motivazione:

per un’arte narrativa epica e psicologica che ha introdotto un nuovo continente nella letteratura

La spiegazione della scelta di non andare a ritirare il prestigioso premio viene affidata alla penna e inserita nel libro Flaw in the glass:A self portrait, ovvero la sua autobiografia uscita nel 1981. Libro in cui analizza molti aspetti della sua vita, compreso l’orientamento sessuale che gli causò non pochi problemi, anche a livelli di censura.

Patrick White muore nella sua abitazione a Sidney nel 1990.

Nel 2012, gli eredi pubblicano un romanzo postumo: Il giardino sospeso, arrivato in Italia nel 2014 grazie a Bompiani e al lavoro di Mario Fortunato.

patrick white

Gilbert e Eirene: inglese lui, orfano in fuga dall’Europa devastata dalla seconda guerra mondiale; inglese di madre greca ed egocentrica lei.
Due ragazzini allo sbando, sullo sfondo di un’Australia sconosciuta e insidiosa per degli stranieri senza guida e tutela.

Conosceranno le umiliazioni scolastiche, la solitudine e un amore semplice e insieme complesso, figlio dei loro travagli interiori, disperato e tenero come loro.

L’ultimo romanzo di uno dei più grandi narratori del Ventesimo secolo, l’autore di L’occhio dell’uragano e Premio Nobel 1973 per la letteratura.

Un’opera totale, in cui il flusso di coscienza dei personaggi, la cura estrema dei dettagli, l’attenzione spasmodica al trascorrere del tempo, e l’esplorazione dei segreti e delle emozioni famigliari, fanno emergere una piccola epopea di vita quotidiana, dove ciò che può sembrare banale e dimesso diventa momento rivelatore di quella verità esistenziale che ama sempre nascondersi.

Spero, carissimo lettore, di aver soddisfatto un pizzico della tua curiosità con questa mia breve ricerca. A te il compito di approfondire qualora ti sia scattata la scintilla. In tal caso sarei molto felice.

 

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