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Lettura: Premio Strega 2026: chi vincerà l’8 luglio? Analisi e favoriti dopo la sestina
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Eventi&Premi

Premio Strega 2026: chi vincerà l’8 luglio? Analisi e favoriti dopo la sestina

Mari guida con 280 voti ma la storia del premio insegna che i distacchi si riducono. Un'analisi delle dinamiche tra i sei finalisti e dei fattori che decidono lo Strega

Valentina Paradiso 1 settimana fa Commenta! 10
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La sestina del Premio Strega 2026 è nota da inizio giugno e i voti della prima tornata hanno disegnato una gerarchia precisa: Michele Mari in testa con 280 preferenze, Matteo Nucci secondo con 242, Bianca Pitzorno terza con 195, Teresa Ciabatti quarta con 184, Alcide Pierantozzi quinto con 170, Elena Rui ripescata con 163. L’8 luglio in Piazza del Campidoglio, su Rai 3, uno di questi sei romanzi vincerà la 80ª edizione del premio letterario più importante d’Italia. Chi sarà?

Contenuti
La prima tornata non decide: perché il voto finale è diversoMichele Mari: il favorito che non lo sembraMatteo Nucci: il candidato che può ribaltare tuttoBianca Pitzorno: la variabile emotiva dell’edizioneCiabatti, Pierantozzi, Rui: i tre che possono sorprendereLa storia dello Strega: cosa dice sui ribaltamenti

La prima tornata non decide: perché il voto finale è diverso

Il primo dato da tenere presente prima di qualsiasi analisi è che la prima votazione di Benevento e quella finale del Campidoglio non funzionano allo stesso modo. A Benevento si vota per costruire la sestina: ogni avente diritto esprime una preferenza tra tutti i dodici titoli della dozzina. Alla finale si vota tra i soli sei finalisti: chi aveva voti dispersi su candidati ora esclusi, come Ermanno Cavazzoni, Marco Vichi e Christian Raimo, rimasti fuori, deve riorientare il proprio voto. Questo meccanismo storicamente riduce i distacchi e può invertire le gerarchie. A Benevento hanno votato 677 su 800 aventi diritto, l’84,6%: 123 persone non si sono ancora espresse, e il loro comportamento alla finale può pesare.

A questo si aggiunge la componente dei 245 votanti dall’estero, selezionati da 35 Istituti Italiani di Cultura nel mondo: una quota significativa che tende a premiare autori con una reputazione internazionale consolidata o con romanzi di forte risonanza tematica. E i 65 voti di lettori forti provenienti dal mondo professionale e imprenditoriale, una categoria che negli ultimi anni ha mostrato preferenze non sempre allineate con gli Amici della Domenica. La finale dello Strega non è mai la fotocopia della prima tornata.

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Michele Mari: il favorito che non lo sembra

Michele Mari guida la sestina con il margine più ampio visto negli ultimi anni: 38 voti su Nucci, 85 su Pitzorno. Ha già vinto il Premio Strega Giovani 2026, il riconoscimento assegnato dalla giuria di studenti delle superiori, il primo segnale, a fine maggio, di un consenso trasversale che poi si è confermato nella prima tornata. I convitati di pietra è il Mari più accessibile, capace di tenere insieme pubblici molto diversi: i lettori letterari che lo seguono da anni e chi si è avvicinato a lui per la prima volta con questo romanzo.

Eppure Mari è un caso editoriale insolito per lo Strega: non ha mai partecipato prima alla finale, lavora su un registro narrativo volutamente grottesco e letterariamente denso, e il suo romanzo ha 168 pagine, breve per gli standard del premio. Una sua vittoria rappresenterebbe il quarto trionfo Einaudi negli ultimi dieci anni, dopo Lagioia (2015), Cognetti (2017) e Veronesi (2020): una concentrazione che potrebbe pesare su come alcuni votanti interpretano la pressione editoriale nella giuria. Ma il margine è reale e la coerenza del voto, Strega Giovani più prima tornata, suggerisce che si tratta di un consenso genuino, non costruito. Per chi vuole conoscere il romanzo, sul sito è disponibile la scheda completa de I convitati di pietra.

Matteo Nucci: il candidato che può ribaltare tutto

Matteo Nucci è il nome che ha più sorpreso alla prima tornata. Con 242 voti occupa la seconda posizione in modo autonomo, con un distacco da Pitzorno di quasi cinquanta preferenze: non è un secondo posto di misura ma una posizione solidamente costruita. Platone. Una storia d’amore è il romanzo che più di tutti nella sestina gioca su una dimensione internazionale: Platone è una figura universale, il libro ha attratto attenzione anche fuori dall’Italia, e la componente dei votanti esteri potrebbe pesare in suo favore più che per gli altri.

Nucci partecipa per la terza volta alla finale dello Strega, dopo il 2010 e il 2017, e ha dalla sua l’esperienza di chi sa muoversi nel meccanismo del premio. Il propositore Giancarlo De Cataldo è una figura di peso nella giuria degli Amici della Domenica, con una rete di relazioni che può continuare a lavorare fino all’8 luglio. Se i voti di Cavazzoni e degli altri esclusi dalla dozzina si sposteranno in misura significativa su Nucci, il ribaltamento è possibile. Per approfondire il romanzo, è disponibile la scheda di Platone. Una storia d’amore.

Bianca Pitzorno: la variabile emotiva dell’edizione

Bianca Pitzorno è terza con 195 voti e porta con sé la storia più potente dell’intera edizione: a 83 anni, arriva per la prima volta alla finale del Premio Strega. L’autrice più amata d’Italia per generazioni di lettori formatisi sui suoi romanzi, più di due milioni di copie vendute, settanta titoli, non ha mai ricevuto questo riconoscimento prima. Il peso simbolico è reale e può muovere voti nella finale: non per sentimentalismo ma per un senso di giustizia che molti Amici della Domenica possono condividere.

La sonnambula è un romanzo solido, con una protagonista femminile memorabile e una struttura narrativa robusta. Non è il libro più sperimentale della sestina ma è probabilmente quello con la presa più ampia su un pubblico generalista. Il fattore Pitzorno non è trascurabile: nella storia dello Strega ci sono stati ribaltamenti guidati da fattori simili. Non è la favorita, ma non è fuori dalla partita. Per conoscere il romanzo è disponibile la scheda de La sonnambula.

Ciabatti, Pierantozzi, Rui: i tre che possono sorprendere

Teresa Ciabatti con 184 voti è quarta ma porta con sé una candidatura di peso: proposta da Roberto Saviano, uno dei nomi con maggiore visibilità mediatica tra i propositori, con un romanzo che ha già vinto il Premio Mondello e il Premio BPER Banca 2025. Donnaregina è il libro più contemporaneo nella forma, autofiction, ibridazione tra giornalismo e romanzo, tema della criminalità organizzata, e potrebbe attrarre i voti dei 65 lettori forti dal mondo delle professioni, una categoria per cui la risonanza sociale di un tema conta quanto la qualità letteraria.

Alcide Pierantozzi con 170 voti è il caso editoriale più discusso dell’anno: Lo sbilico è l’unico romanzo presente sia nella sestina Strega che nella cinquina del Campiello 2026, con diritti internazionali già venduti a Fitzcarraldo e Gallimard. Il suo pubblico è appassionato e attivo, e la capacità di un libro come questo di muovere voti supplementari tra chi si è avvicinato alla letteratura attraverso temi di salute mentale è concreta. Elena Rui con 163 voti è la variabile meno prevedibile: ripescata per la regola sull’editore medio-piccolo, porta Vedove di Camus in un territorio narrativo, la biografia romanzata, le voci femminili, Camus, con un appeal specifico ma fedele. Per entrambi i romanzi, sul sito sono disponibili le schede complete: Lo sbilico di Pierantozzi e Vedove di Camus di Elena Rui.

La storia dello Strega: cosa dice sui ribaltamenti

La storia dello Strega insegna che chi guida la prima tornata vince molto spesso, ma non sempre. I ribaltamenti più significativi degli ultimi anni sono avvenuti quando il secondo classificato aveva un margine ridotto e una rete di relazioni più capillare nella giuria. Il distacco di Mari su Nucci, 38 voti su una giuria di 800, con 123 che non avevano ancora votato, non è incolmabile. Nella seconda votazione entrano in gioco tutti i meccanismi di persuasione finale: le conversazioni tra Amici della Domenica nelle settimane che separano Benevento dall’8 luglio, gli incontri pubblici come quello del 30 giugno a Casa delle Letterature, le campagne informali degli editori.

Un elemento strutturale da considerare è la parità di genere nella sestina: tre donne (Pitzorno, Ciabatti, Rui) e tre uomini (Mari, Nucci, Pierantozzi). Nelle ultime edizioni lo Strega ha premiato prevalentemente uomini, e il dibattito interno alla giuria sulla rappresentanza di genere è reale. Non è un fattore che decide da solo, ma in una gara stretta può inclinare la bilancia. La finale dell’8 luglio al Campidoglio è aperta: Michele Mari rimane il favorito, Matteo Nucci il principale inseguitore. Ma in ottant’anni di storia, il Premio Strega ha imparato a sorprendere.

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