La sonnambula di Bianca Pitzorno è il terzo romanzo per voti nella prima tornata del Premio Strega 2026, con 195 voti a Benevento il 3 giugno. Pubblicato da Bompiani all’inizio del 2026, è il ritorno della scrittrice sarda alla grande narrativa storica per adulti: un romanzo ambientato nella Sardegna di fine Ottocento che mescola il picaresco, il gotico, il sentimentale e l’ironico attorno alla figura di una protagonista fuori dal comune.

La sonnambula: di cosa parla il romanzo
Ofelia Rossi è ancora una bambina quando, durante una gita di famiglia per vedere passare un treno, sviene improvvisamente. Si risveglia con il presagio di un evento futuro. Quel dono — o quella croce — la seguirà per tutta la vita. Da adulta, Ofelia si guadagna da vivere a Donora, città sarda immaginaria, ricevendo clienti nel suo salotto di via del Fiore Rosso: sono soprattutto donne, marchese superbe, mogli inquiete, madri disperate, tutte accomunate dal desiderio di sapere cosa riserva il futuro a loro o a chi amano.
Il metodo di Ofelia è preciso: fa parlare le clienti, le ascolta con attenzione, poi simula una trance, impugna una penna d’oca e scrive il suo responso. È una sonnambula nel senso che la parola aveva alla fine dell’Ottocento: non una che cammina nel sonno, ma una medium, una sensitiva. Una donna razionale che usa la superstizione altrui come strumento di sopravvivenza e di potere. Fino a quando cominciano a verificarsi eventi che sfuggono anche alla sua sapiente regia, e il passato torna a bussare alla porta.
Un romanzo di generi: picaresco, gotico, ironico e politico
La propositrice Roberta Mazzanti ha scritto nella sua motivazione che Pitzorno mantiene il romanzo «in equilibrio tra realtà e invenzione: come un’acrobata tra romanzo picaresco, sentimentale, fantastico e storico». È una descrizione precisa. La sonnambula non si lascia incasellare: è al tempo stesso romanzo di formazione, affresco storico della provincia italiana di fine Ottocento, satira del mondo borghese, storia di sopravvivenza femminile. La critica ha parlato di romanzo «onirico, ironico e politico insieme», con una struttura corale che affolla la scena di personaggi memorabili ma mantiene sempre al centro la figura di Ofelia.
L’ispirazione è dichiarata dall’autrice stessa: un ritaglio di giornale di fine Ottocento, che documentava una storia vera. Da quel frammento Pitzorno ha costruito un romanzo in cui, come ha detto lei stessa, «alcune delle vicende narrate sono inventate, altre sono accadute davvero e si possono leggere sulle pagine di diversi giornali pubblicati in Italia nell’ultimo ventennio dell’Ottocento». Il confine tra storia e invenzione è volutamente poroso. E in una trovata meta-narrativa tipica del suo stile, l’autrice entra in scena lei stessa, nei panni onirici di una ragazzina che tiene al guinzaglio un gallo dalle piume colorate: quelle piume, ha spiegato Pitzorno, «simboleggiano la scrittura, le sue infinite sfumature e possibilità». Per chi vuole approfondire la sestina e le sue dinamiche, sul sito è disponibile la analisi dei favoriti al Premio Strega 2026.
Il tema: le donne che sopravvivono con la parola
Pitzorno ha dichiarato in un’intervista a La Lettura di voler mostrare «un’isola anche borghese dove le donne sopravvivono al mondo maschile attraverso la parola e libertà segrete». È il filo conduttore di tutta la sua opera: la forza femminile come resistenza silenziosa, l’intelligenza come arma in un mondo in cui le donne non hanno accesso al potere formale. Ofelia Rossi non è un’eroina nel senso convenzionale del termine. È una donna sola, razionale, determinata, che usa gli strumenti che ha — la voce, l’ascolto, la capacità di leggere le persone — per costruirsi uno spazio di autonomia in una società che non glielo concederebbe altrimenti. Il romanzo dialoga idealmente con la produzione precedente dell’autrice, esplorata anche nell’approfondimento sulle eroine femminili di Bianca Pitzorno già pubblicato sul sito.
Chi è Bianca Pitzorno
Bianca Pitzorno è nata a Sassari il 12 agosto 1942 e vive a Milano. Ha conseguito la maturità classica e si è laureata in Lettere Antiche all’Università di Cagliari con una tesi in Archeologia preistorica, poi ha frequentato la Scuola Superiore delle Comunicazioni Sociali di Milano con specializzazione in Cinema e Televisione. Negli anni Settanta ha diretto la programmazione per bambini della RAI. Ha pubblicato la sua prima opera nel 1970 e da allora non si è mai fermata: la sua bibliografia conta oltre settanta titoli tra romanzi e saggi, tradotti in decine di paesi, con vendite che in Italia hanno superato i due milioni di copie.
Ha tradotto in italiano opere di J.R.R. Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman e Tove Jansson, contribuendo alla diffusione in Italia di alcune delle voci più importanti della letteratura mondiale. È Ambasciatrice UNICEF dal 2000 e ha ricevuto la laurea honoris causa in Scienze della Formazione dall’Università di Bologna. Con La sonnambula si presenta per la prima volta alla finale del Premio Strega, a ottantatré anni, in quella che è già di per sé una delle storie più belle di questa edizione. La voce Wikipedia dedicata a Bianca Pitzorno documenta la sua lunga carriera.
A chi è rivolto La sonnambula
È una lettura per chi ama i romanzi storici con ambientazione ottocentesca italiana e per chi cerca una protagonista femminile forte, intelligente e moralmente complessa. Il registro è accessibile e coinvolgente, con una trama che avanza senza sosta, ma il romanzo porta con sé uno strato di riflessione sulla condizione femminile e sul potere della narrazione che lo rende più ricco di quanto sembri a prima vista. Chi ha letto altri romanzi di Pitzorno per adulti — come Il sogno della macchina da cucire — troverà un’autrice al suo meglio. Chi la scopre con questo libro troverà un ingresso ideale nella sua narrativa. La sonnambula è in libreria: 416 pagine, 20 euro, Bompiani. Per seguire la sestina completa, sul sito è disponibile la pagina dei sei finalisti del Premio Strega 2026.