Cari Icrewers oggi vi parlo di una grande autrice: Bianca Pitzorno, in occasione della recente pubblicazione del suo ultimo libro: “Il sogno della macchina da cucire”.

Iniziamo con una breve CARTA D’IDENTITA’ dell’autrice:

NATA A: Sassari

IL: 12 agosto 1942

MESTIERE: scrittrice, saggista.

FORMAZIONE: Dopo aver conseguito la maturità classica si laurea in lettere antiche all’Università di Cagliari, con una tesi in “Archeologia preistorica”. Successivamente frequenta a Milano  il corso postuniversitario della Scuola Superiore delle Comunicazioni Sociali, con specializzazione in Cinema e Televisione. Contemporaneamente frequenta come auditrice la Scuola di Recitazione del Piccolo Teatro di Milano diretta da Paolo Grassi e Giorgio Strehler.

CURIOSITÀ: Fin da piccola Bianca disegna, dipinge, e si occupa di fotografia ed è una lettrice insaziabile e precoce. Dagli 11 anni in poi frequenta il cinema quasi tutti i giorni, una passione che non ha mai abbandonato. Ha una grande predisposizione per i lavori manuali: sartoria, giardinaggio, falegnameria, bricolage casalingo.

LE OPERE PIÙ CONOSCIUTE: Ascolta il mio cuore (Mondadori), Polissena del porcello (Mondadori), La bambinaia francese (Mondadori), La bambina col falcone (Salani), tutti libri centrati su figure femminili accomunate dalla determinazione nel perseguire i propri sogni. L’amazzone di Alessandro (Mondadori), Il Dirodorlando (Rizzoli), Vita di Eleonora d’Arborea, principessa medievale di Sardegna (Mondadori) più caratterizzati dalla connotazione storica, ma sempre costruiti su figure femminili.

LE OPERE PIÙ RECENTI: La vita sessuale dei nostri antenati (Mondadori giugno 2015), Il sogno della macchina da cucire (Bompiani 2018).

TEMI CARDINE: Donne e sessualità, il concetto di famiglia, donne che si sono travestite da uomo nella storia e nella letteratura, l’importanza dell’indipendenza economica, il femminicidio, la libertà delle donne.

Tutta la sua produzione letteraria, più di 50 libri, ha sempre come protagonista una donna.

E il suo ultimo romanzo “Il sogno della macchina da cucire” non smentisce questa attenzione verso le figure femminili, approfondendo in particolare la necessità per la donna di raggiungere l’indipendenza economica come condizione necessaria per emanciparsi.

Il libro racconta la storia di una sarta di umili origini. Ci troviamo alla fine dell’Ottocento, in un paesino non ben precisato; la “Sartina” ha imparato questo mestiere dalla nonna. E’ una donna dalla grande forza di volontà che ha imparato da sola a leggere e ama le opere di Puccini. Sogna di avere una macchina da cucire per guadagnarsi la tanto agognata indipendenza economica.

Dovendo cucire gli abiti a donne appartenenti a famiglie nobili del paese viene a conoscenza dei loro segreti inconfessabili. La giovane marchesina Ester, l’americana Lily Rose e altre donne la faranno riflettere sulle disparità tra ricchi e poveri, sul potere degli uomini sulle donne. Ma anche sulla necessità di poter contare sulle proprie forze, sull’importanza del lavoro a tutela della propria libertà.

Una storia semplice, che per alcuni aspetti appartiene al passato, ma che affronta temi anche di oggi se parliamo di disparità sociali dettate principalmente dal denaro posseduto, e del rapporto delle donne con gli uomini che spesso vede ancora la donna come la figura debole.

In questo brano tratto dal libro ( ascoltalo qui dalla voce di Bianca Pitzorno) è racchiusa tutta la sua attualità.

Non permettere mai che un uomo ti manchi di rispetto, che ti impedisca di fare quello che ti sembra giusto e necessario, quello che ti piace. La vita è tua ricordatelo, non hai alcun dovere se non verso te stessa”.

Ed è  proprio questo il messaggio di questo libro secondo me: non bisogna aver paura di essere sole, con il proprio umile lavoro, scelto con amore e piacere, perché questo varrà molto di più di passare la propria esistenza accanto ad un uomo che non ci apprezza, che non ci ama.

Per chiudere vi lascio il link ad una bella intervista all’autrice su il Libraio.

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