Oggi ho il piacere di presentarti Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro, autori de Il monastero delle nebbie, un thriller storico sinceramente appassionante

Vedi anche: Recensione: Il monastero delle nebbie

Per prima cosa, vorrei chiedervi da dove nasce il vostro interesse per questo periodo storico, visto che anche nel vostro libro precedente, La fortezza del castigo, siamo intorno al 1200

Ciò che ci ha colpiti è prima di tutto la figura di Francesco. Approfondendo la sua biografia e le ricerche abbiamo appreso gli innumerevoli misteri che lo riguardano: primo fra tutti il fatto che a pochi anni dalla sua morte si sia dato ordine di bruciare tutte le sue biografie, per poi redigere l’unica storia ufficiale. Francesco, che con la sua forza rivoluzionaria intendeva ricondurre la Chiesa alla purezza della parola evangelica, ci è parso da subito una chiave di accesso indispensabile per aprire le porte di un secolo, dopo il quale, la società e il mondo non furono più gli stessi.

Il libro mi è piaciuto molto e mi sono affezionata in particolar modo ai personaggi. Bonaventura è un personaggio storicamente esistito, anche se di lui sappiamo molto poco. È un uomo intelligente, dalla personalità decisa, con un acume e una razionalità tali da renderlo un perfetto “investigatore ante litteram”, come lo avete definito. Esiste un altro personaggio famoso al quale vi siete ispirati? Avete aggiunto anche un qualcosa di vostro al personaggio?

Ci siamo imbattuti nella figura storica di Bonaventura da Iseo, frate e alchimista, durante le nostre ricerche sul periodo storico e su san Francesco. Si sa molto poco di lui, come hai ben detto, e questo è stato un vantaggio: era un personaggio che si prestava alla perfezione per quel mix di verità e finzione che caratterizza il genere thriller storico. Le figure letterarie da cui abbiamo tratto ispirazione per plasmare il suo carattere ironico, acuto e determinato sono essenzialmente due: Gugliemo da Baskerville di Eco e Auguste Dupin di Poe.

Anche Fleur, la misteriosa ragazza che già abbiamo incontrato nel primo libro, è un personaggio molto particolare. Forte, indipendente, tenace, è una donna più avanti del suo tempo, molto moderna. Come avete costruito il personaggio? Avevate un riferimento particolare?

Fleur è completamente frutto della nostra fantasia. Ci affascinano i personaggi femminili forti e intraprendenti. È una giovane donna assolutamente non convenzionale per il suo tempo. Non accetta compromessi né l’idea di doversi sottomettere al potere maschile. Sarebbe potuta diventare una Giovanna d’Arco, oppure una regnante, se fosse nata in un altro contesto sociale.

Il vostro è un romanzo a quattro mani e non sempre questo può essere un vantaggio. Come vi siete organizzati? Vi siete suddivisi il lavoro o avete scritto in parallelo?

Noi interpretiamo la scrittura a quattro mani come un vantaggio, consente un continuo confronto sulle scelte narrative e di stile, un po’ come avviene per le sceneggiature dove spesso la stesura del film è fatta da due o più autori. Solitamente ci suddividiamo i capitoli e poi ognuno rivede la propria parte e quella dell’altro, finché, dopo una serie di passaggi, la storia prende la sua forma definitiva.

Come create un libro? Avete sempre una storia ben definita in mente o la trama cambia con i personaggi e man mano che viene scritta?

C’è sempre un motivo ispiratore che ci fornisce il punto di partenza per la storia. In questo caso la particolarità di un monastero femminile come quello di Las Huelgas, un unicum per il suo tempo. Creato per volontà di re Alfonso VIII di Castiglia, il monastero divenne in breve tempo un importante centro di potere. È stato uno spunto fantastico per immaginare una galleria di ritratti femminili con le loro forti passioni. Religiose che si contendono il potere tra rivalità, gelosia e invidie, oppure che sognano una vita diversa al di fuori delle anguste mura. È un microcosmo affascinante dove un turpe delitto sconvolge i precari equilibri facendo emergere molte e inquietanti verità nascoste. È una discesa nell’abisso degli orrori che si possono celare nelle profondità dell’animo umano. Possiamo dire quindi che l’unicità del luogo e di chi lo abita è stata la scintilla da cui ha preso vita la storia. Il resto è come sempre un viaggio in cui cerchiamo di non chiuderci alle possibili scoperte durante il cammino. Il narratore è come un cercatore di tesori: crede sempre che la ricerca possa condurlo a una gemma più preziosa di quelle che ha già trovato.

Ora parliamo un po’ di voi. Quando si scrive un libro, è inevitabile che si crei un’empatia con uno dei propri personaggi, che si può amare o odiare. Nel vostro caso, a quale figura vi sentite particolarmente legati? Perché?

Sicuramente Bonaventura e Fleur. Il primo perché, a partire dalla verità storica, ha un indubbio fascino: un uomo in bilico tra scienza e fede, seguace di Francesco d’Assisi, ma anche autore del Liber Compostella, da molti considerato il primo trattato di alchimia occidentale. Aveva sin dal primo incontro le caratteristiche che ci potevano consentire di farne una figura carismatica di investigatore. Così ci siamo posti sulle orme di grandi maestri come Poe, Conan Doyle ed Eco, conferendogli sagacia, acume investigativo e una buona dose di ironia. Il secondo perché è un personaggio che racchiude caratteristiche maschili e femminili nel corpo minuto di una giovane donna guerriera e ribelle, tacciata di essere una strega. Fleur è sensuale e determinata, attraente e letale a un tempo, non arretra di fronte al potere maschile, ma al contrario è decisa a plasmare il proprio destino.

Nella vostra scrittura si riconosce un’impostazione quasi cinematografica, sia nell’uso dei dialoghi sia nelle descrizioni, molto vivide. È una mia impressione o la vostra esperienza come sceneggiatori e attori influenza in qualche modo la vostra scrittura?

Pensare per immagini è inevitabile per chi come noi ha una formazione e un’esperienza da drammaturghi e sceneggiatori. Le suggestioni visive, i dialoghi e il ritmo narrativo sono elementi che abbiamo a cuore ogniqualvolta ci accingiamo a scrivere una nuova storia.

Avete scelto un genere letterario, il thriller storico, che ultimamente sembra essere molto amato dai lettori. Secondo voi, a che cosa è legato il successo di questo genere? E voi, in particolare, perché lo prediligete rispetto ad altri?

Crediamo sia un insieme di fattori. In quanto italiani, o meglio, europei, viviamo immersi nelle vestigia della storia. In particolare il Medioevo è un periodo affascinante e complesso che si snoda lungo l’arco di ben dieci secoli, dalla caduta dell’impero romano d’occidente alla scoperta dell’America. Contrariamente alla retorica che vuole il Medioevo come un’epoca buia e oscura è invece un periodo di grandi cambiamenti in ambito sociale, politico ed economico, cambiamenti che condurranno all’Europa moderna e degli stati nazionali. Ovviamente ha avuto i suoi aspetti dolorosi come le grandi pestilenze, la nascita della Santa Inquisizione e le aspre lotte di potere tra impero e papato. Insomma è un’epoca pieni di elementi capaci di esercitare su chiunque un fascino straordinario.

Da dove è nata l’idea di cominciare a scrivere un romanzo?

Si tratta sempre di raccontare storia come per la drammaturgia e il cinema. Nel caso della narrativa il tempo del racconto è molto più esteso e questo permette di dare maggiore profondità a storia e personaggi, lasciando al lettore un buon margine di immaginazione. Per chi racconta c’è sicuramente una libertà di gran lunga maggiore di quanta ve ne sia a teatro o al cinema, dove l’immaginazione deve fare i conti con aspetti tecnici e produttivi che non posso essere trascurati. E poi è stata la possibilità di coniugare in un felice connubio due passioni che abbiamo entrambi: l’amore per il genere thriller e per la Storia.

Che progetti avete per il futuro? Avete già in mente una nuova storia, magari proprio con Bonaventura?

Come saprai i primi due libri ruotano intorno a una profezia legata alla famiglia degli Annecy di cui Fleur fa parte. La storia della profezia si è ulteriormente sviluppata ne’ Il monastero delle nebbie’. Adesso immaginiamo di portare a compimento questa vicenda con un terzo episodio della saga immaginato in Medio Oriente. Anche se non escludiamo che Bonaventura e Fleur possano essere protagonisti di nuove avventure.

Quali sono gli scrittori che più vi hanno segnati, non solo nella vostra carriera di scrittori, ma anche nella vita di tutti i giorni?

Pierpaolo: Per quanto mi riguarda sono stato fin dalle prime letture attratto da romanzi che avessero al centro una componente di mistero e avventura, a partire da Salgari e Jules Verne, fino ad arrivare a Tolkien. Più tardi ho sviluppato la passione per il giallo. Un autore su tutti: Scerbanenco. È con Il nome della rosa di Eco che si è aperto il mondo del romanzo su sfondo storico, che, in un certo senso, permette di unire i componenti di mistero, indagine e avventura, calandoli in contesti ricchi di fascino.
Antonio: Sicuramente i romanzi di Verne e Tolkien hanno alimentato il mio interesse per il genere del romanzo di avventura. Se poi ci riferiamo a storie che hanno al centro il mistero e il delitto, per quanto mi riguarda, Poe e Conan Doyle sono due maestri imprescindibili. Altri romanzi fondamentali sono stati: Il nome della rosa di Eco e quelli della trilogia di Kingsbridge di Follett. In entrambi i casi per la straordinaria capacità di incrociare i grandi eventi della Storia con le vicende particolari di memorabili personaggi di finzione.

Ci tengo a ringraziare i due autori per la loro disponibilità e per le loro esaurienti risposte, che hanno soddisfatto le mie tante curiosità. Spero di poter tornare a parlare di loro al più presto con un nuovo thriller che, senza dubbio, riuscirà ad affascinare me e i tanti altri appassionati del genere.

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