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Sette o nove arti nei libri: Il cinema raccontato, alla Biblioteca San Giorgio

Dal 18 gennaio alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia parte il nuovo progetto: Il cinema raccontato, un viaggio all'interno del legame cinema-libri

arte libri

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A breve in pubblicazione

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Caro iCrewer, eccomi oggi ad aprire le danze per presentare questa nuova rubrica, Sette o nove arti nei libri, un appuntamento domenicale nel quale parleremo di libri, ovviamente – da bravi appassionati quali siamo – ma in questo caso di libri che ci raccontano l’espressione artistica in ogni sua forma; ecco che allora ho scelto di informarti su una serie di eventi che la Biblioteca San Giorgio di Pistoia ha pianificato a partire dal 18 di questo mese, fino ad aprile: il progetto si chiama Il cinema raccontato e ad ogni appuntamento verrà ricordato un grande protagonista del cinema attraverso la presentazione di altrettanti libri usciti negli ultimi mesi. Saranno gli autori dei testi a raccontare le vite e i percorsi artistici di registi e attori.

Per celebrare il centesimo anniversario della nascita del Maestro riminese, il primo appuntamento ha trattato del grande Federico Fellini

Sabato 18 gennaio 2020 – Sala Bigongiari, ore 17:00

Fellini metafisico – La riconciliazione tra sogno e realtà.

fellini metafisicoPresentazione del libro di Monica Vincenzi e Luigi Casa (Armando, 2019)
Monica Vincenzi dialoga con Giacomo Trinci, poeta e insegnante.

Questo libro è dedicato al grandissimo Maestro riminese Federico Fellini e a sua moglie Giulietta Masina. I loro film, oltre ad essere capolavori della storia del cinema, contengono una miriade di personaggi e di simboli che si manifestano spesso in una dimensione metafisica del reale. La caratteristica peculiare del cinema è quella di raccontare storie con immagini veloci in movimento, con le stesse modalità dei nostri sogni notturni, realizzando una diretta corrispondenza con i meccanismi dell’inconscio. In definitiva, è una sorta di racconto in una dimensione simile a quella di un sogno ad occhi aperti. Riconoscere che i sogni non solo hanno un significato, ma sono intimamente connessi alla vita diurna, è un concetto che non tutti riescono ad accettare. Siamo stati abituati per secoli a separare completamente queste due dimensioni, quindi riunirle non è semplice. È giusto riconoscere questo grande merito a Federico Fellini, senza il cui contributo non saremmo giunti così in fretta a questa importantissima riappacificazione. Nel libro, gli Autori analizzano le opere più importanti per tradurle in insegnamenti pratici per la vita di ogni giorno. La dimensione metafisica ci conduce direttamente all’essenza dei fenomeni e dell’arte, in definitiva della vita e della natura umana in genere. In questo caso ci mostra la struttura dei film nei loro aspetti di contenuti, di trame, di contesti relazionali nei quali i personaggi si muovono e di significati archetipici che rappresentano.

Sabato 1 febbraio 2020 – Sala Bigongiari, ore 17:00

Anestesia di solitudini. Il cinema di Yorgos Lanthimos

anestesia di solitudiniPresentazione del libro di Roberto Lasagna e Benedetta Pallavidino (Mimesis, 2019)
Gli autori dialogano con Caterina Liverani, critica cinematografica.

“Da Kinetta a Kynodontas, da “Il sacrificio del cervo sacro” a “La favorita”: l’analisi e il racconto del mondo cinematografico di Yorgos Lanthimos in una monografia interamente dedicata al cineasta. È stato protagonista di una velocissima ascesa, che dalla cinematografia greca dei primi anni Duemila lo ha condotto al ruolo di autore riconosciuto dal sistema-cinema, in un periodo storico in cui questa figura, non di rado espulsa dagli studi accademici, è guardata con sospetto perfino dalla saggistica e minata, ultimamente, anche dai festival.”

 

Sabato 15 febbraio 2020 – Sala Bigongiari, ore 17:00
Jean Eustache. L’istante ritrovato

jeane eustache, l'istante ritrovatoPresentazione del libro di Luca Bindi (Mimesis, 2019)
L’autore dialoga con Matteo Moca, critico letterario

“Monografia dedicata in Italia a Jean Eustache (1938-1981), cineasta post-Nouvelle Vague capace di attraversare in modo irripetibile il pubblico e privato degli anni ’60 e ’70, con uno sguardo soggettivo e universale, rigoroso e autentico, più che mai attuale nell’odierna frammentazione del tempo e delle identità. In un procedimento circolare dallo stile narrativo, viene dapprima ricostruito l’intreccio tra vita e cinema che ha reso unica e radicale l’esperienza del regista francese. Nella seconda parte del libro ci si immerge più direttamente nei suoi testi filmici, per cogliere quei nessi immaginifici e profondi (spesso fatti di istanti rivelatori) attraverso cui il cineasta ha cercato dei rimandi di senso per la sua stessa vita: attuando di fatto una risalita verso un tempo irrisolto, verso l’origine del cinema, del mito, dell’infanzia del mondo.

Sabato 7 marzo 2020 – Sala Bigongiari, ore 17:00
Valentina Cortese. Un’attrice intermediale

valentina cortese, un'attrice intermedialePresentazione del libro a cura di Cristina Formenti (Mimesis, 2019)
La curatrice dialoga con Massimiliano Barbini, Il Funaro

“Il volume prende in esame la figura divistica di Valentina Cortese, attrice di origini milanesi, che non solo ha saputo affermarsi a livello nazionale, ma è anche riuscita nell’impresa di conquistare Hollywood. In particolare, concentrandosi sul periodo che va dal suo esordio cinematografico dei primi anni ’40 fino agli anni ’70 del Novecento, momento in cui raggiunge l’apice del successo, si mette in luce come Cortese sia stata capace di passare con successo e senza soluzione di continuità dal cinema al teatro, dalla televisione alla radio.”

 

 

Sabato 21 marzo 2020 – Sala Bigongiari, ore 17
Pupi Avati. Sogni incubi visioni

pupi avati, sogni incubi visioniPresentazione del libro di Andrea Maioli (Cineteca di Bologna, 2019)
L’autore dialoga con Michele Galardini, festival Presente Italiano

Cinquant’anni di cinema e un nuovo film, “Il Signor Diavolo”, che nel 2019 riconduce Pupi Avati alle sue leggendarie origini gotiche e horror. Regista tra i più personali e di più longeva creatività nella storia del cinema italiano, Avati insieme al fratello Antonio e alla loro factory ha offerto un esempio unico, nel panorama nazionale, di indipendenza produttiva saldamente mantenuta negli anni. Gli esordi eroici e dannati di “Balsamus e Thomas”, in una Bologna anni Sessanta che per un attimo si crede Hollywood sul Reno. Il rapporto con la città, che s’interrompe di colpo per non interrompersi mai, nutrito di distanza, ricordi e fantasie. La genesi del cult “La casa dalle finestre che ridono”, che nel tempo farà di Avati un punto di riferimento dell’horror internazionale. L’amorosa e crudele esplorazione della memoria personale e antropologica, che s’accende magicamente in un piccolo capolavoro come “Una gita scolastica” e prosegue fino ai risultati più alti della maturità, “ll papà di Giovanna” e “La seconda notte di nozze”. La Storia rievocata con profondità visionaria in “Magnificat”. II tempo presente e subito passato di “Impiegati”, di “Regalo di Natale” e della sua “Rivincita”. I titoli sconosciuti al grande pubblico, da riscoprire. E ancora il rapporto con la musica, prima vocazione e primo disincanto, che non abbandona mai il cinema di Avati, dall’epocale successo della serie televisiva “Jazz Band” ai film sulle figure seminali di “Bix” e del giovane Mozart di “Noi tre”… Strutturato in ampi capitoli tematici, che ci accompagnano in andate e ritorni nel tempo avatiano, il libro si chiude con l’analisi del lavoro televisivo, delle sceneggiature scritte per altri registi e dei progetti non (o non ancora) realizzati. Ogni capitolo è introdotto da uno scritto inedito di Pupi Avati.

Sabato 18 aprile 2020 – Sala Bigongiari, ore 17
Chantal Akerman. Uno schermo nel deserto

chantal akerman, uno schermo nel desertoPresentazione del libro di Ilaria Gatti, con Alessandro Cappabianca (Fefè, 2019)
Ilaria Gatti dialoga con Marco Luceri, critico cinematografico

“Tutto il materiale prodotto da Chantal Akerman – regista sperimentale e video artist belga di grande rilievo internazionale scomparsa nel 2015 a 65 anni – può essere considerato un autoritratto filmico, un sistema di sovrapposizioni, pause, ricordi, verità, fisicità, tipiche di un soggetto moderno frammentato che percepisce la casualità del nostro stare al mondo. Il suo film più famoso è “Jeanne Dielman, Quai du Commerce, 1080 Bruxelles” (1975) che costituisce ancora oggi un punto di riferimento nella storia del cinema. Ha diretto Juliette Binoche, Delphine Seyrig, William Hurt, Catherine Deneuve, Aurore Clément e ha documentato il lavoro di Pina Bausch; nel 2004 il Centre Pompidou le ha dedicato una retrospettiva con installazioni e catalogo. A tutt’oggi non esisteva una monografia critica, completa di regesto di tutte le sue opere (film, libri e installazioni); il volume è suddiviso in 12 capitoli che individuano i temi più importanti che attraversano i suoi lavori.”

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