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Sogni di carta: intervistiamo Martina Tognon, autrice di Ritorna

Eccoti l'intervista all'autrice di Ritorna, Martina Tognon

martina tognon

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 Ritorna, è il romanzo della dolcissima Martina Tognon, ed è un vero piacere averla con noi. Abbiamo letto il suo romanzo, ne siamo rimasti colpiti e adesso siamo lieti di rivolgerle alcune domande per conoscere il suo punto di vista in merito ad alcuni tratti di questa storia che ci ha coinvolti, fatto battere il cuore e, perché no, versare anche qualche lacrima.

Ritorna: Martina Tognon risponde alle nostre domande!

1) Cara Martina, ben trovata nella nostra redazione, ti porgiamo un caloroso ringraziamento per averci concesso di poterti porre delle domande sul tuo libro Ritorna. So che ti occupi di tutt’altro nella vita, quindi da cosa nasce questa tua passione per la scrittura? Quanto tempo al giorno cerchi di dedicare a questa tua passione?

Non è una risposta facile da dare, al contrario di quello che può sembrare. Tutto nella mia vita è legato a doppio filo dal rapporto con mia madre, del ruolo della famiglia parleremo dopo. Sottolineo questa cosa perché è stata lei a comprarmi le prime formine per la spiaggia, a forma di lettere dell’alfabeto. Poi i primi libri con tante illustrazioni e a seguire i libri “seri”.
Ho imparato a leggere e scrivere attorno ai tre anni e ho letto il mio primo libro di un certo spessore durante la prima elementare. Le mie capacità non erano tali da poter scrivere cose molto articolate, più che altro perché ancora la grafia era pessima e mastodontica. Già intorno ai quattro anni avevo iniziato a inventare e raccontare storie, scriverle era un processo ancora troppo lento per riuscire a tenere il passo con la mia fantasia.

A subire i miei racconti, ancora una volta, mia madre.

Quando la mia capacità di scrivere è diventata adeguata, le mie storie hanno iniziato a finire su carta, per essere condivise tra parenti e pochi pochissimi amici. Questo è il punto fondamentale di tutto, fino allo scorso agosto non avevo mai pubblicato niente di completamente mio. Avevo partecipato ad alcuni gruppi di scrittura creativa (ne esistono molti in internet, quello scelto da me scrive storie in ambientazione SCI-FI, Star Trek per la precisione) e in uno di questi gruppi ho conosciuto la persona che mi ha spinto a pubblicare.

Ammetto che in un primo momento l’ho fatto quasi per fare un favore a lui. Ho pescato uno dei miei tanti racconti, un romance, e gliel’ho inviato. Il perché della scelta è banale: speravo non lo leggesse così poi non lo avrei pubblicato. Invece l’ha letto e mi ha preparato la cover, obbligandomi di fatto a fare il passo successivo. Da lì in poi non ho smesso di pubblicare e continuo a scrivere di tutto e più di tutto. 

Di solito scrivo almeno due ore al giorno, quasi sempre dopo le 21.00, quando la casa diventa silenziosa e ho tempo per me. Scrivo di più in ferie. Poco nei fine settimana, perché la famiglia e il compagno richiedono la mia presenza, come giusto che sia.

2) Cosa ti piace leggere di solito? Quali sono i tuoi generi letterari prediletti?

Penso sia più facile partire con *non* leggo. Dark romance, i mafia romance (scusate non ce la posso fare) e quasi nessun POV. Quanto a questi ultimi, ci provo spesso, ma sono pochi quelli che sonoriuscita a finire. Non amo l’alternanza così spudorata di punti di vista.
Anche io passo da un personaggio all’altro, ma con fluidità non come in un POV. Quelli che son riuscita a leggere avevano trame e personaggi così accattivanti che mi sono fatta trascinare anche non apprezzando lo stile.

I primi libri che ho letto sono stati i classici per bambine: Piccole donne e Pollyanna. Poi sono arrivati i cosiddetti libri per maschi: Dalla Terra alla Luna, L’isola misteriosa e altri sul genere. Ho passato, come molti nella mia generazione, il periodo Fantasy. La prima saga è stata D&D, al seguito dei giochi di ruolo, poi ho scoperto altri
prodotti nettamente migliori. Uno su tutti David Eddings, grandissimo creatore di mondi.

La SCI-FI, o fantascienza che dir si voglia, è stato il grande amore della mia vita. Mi ha accompagnato e seguito, ispirandomi alanciarmi nel gruppo di scrittura creativa a cui ho già accennato. Come scordarsi di Stephen King e dei suoi gioielli migliori, thriller psicologici in salsa appena splatter. L’ombra dello scorpione è una roba pazzesca!!!
Non disdegno i gialli, i thriller medici (colpa di mamma infermiera), romance e tutto quello che mi capita per le mani.

La cosa principale è che deve appassionarmi. Il che vuol dire personaggi speciali e ben tratteggiati, una trama non banale e uno stile non da prima elementare.

Mi è stato detto che il mio modo di scrivere è difficile, un po’ antico, a volte troppo ricercato. Io rispondo che il mio vocabolario supera le 6500 parole indicate dagli studi al riguardo. Non è un vanto, semplice constatazione. Più si legge più si amplia il proprio vocabolario, importante anche spaziare molto tra generi diversi e non fossilizzarsi a leggere sempre le solite cose. Io scrivo come parlo, non apro internet in cerca di sinonimi che suonino importanti.

3) A che età hai iniziato a scrivere?

Seriamente attorno ai dodici anni. Diciamo alle medie. Quindi ho quintali di quaderni con storie più o meno sensate sparsi in mille scatoloni. Guai a chi osa toccarli. Poi è arrivato il computer e sono arrivati quintali di dischetti prima, penne USB poi. Ora c’è il cloud! Ogni sera a fine sessione di scrittura, tutto finisce salvato in almeno tre posti diversi.
Vivo di questo, sono un Perito Industriale specializzazione Informatica, conosco le limitazioni della tecnologia, quindi meglio abbondare che non rischiare di perdere qualche capitolo. Ogni sera si fa un bel back-up di tutto, comprese le cover le card e tutto quello che gira attorno a un libro auto-pubblicato.

4) Come nasce la storia di Ritorna?

Come molte mie storie nasce da un sogno, che appena sveglia annoto. Non chiedetemi perché, ma una notte ho sognato una specifica scena del libro. Uno certo scambio di battute tra Sarah e Zachary, ancora senza nome.
Ho visualizzato questi due ragazzi e le frasi che dicevano erano chiare come se fossi stata davanti a loro. Da lì ho ampliato cercando di capire quale poteva essere il loro passato, cosa li poteva aver portati a quRitorna Martina Tognonella situazione specifica, cosa sarebbe accaduto dopo.

Perché sia chiaro… mai che mi capiti di sognare l’inizio o il finale… no! Sempre un qualcosa in mezzo!!!!

Partendo da quel sogno mi sono messa a cercare una trama che fosse non banale e, una volta alla tastiera, le parole sono uscite da sole. Evitando spoiler spudorati – per chi non lo ha letto – il primo capitolo apre con la protagonista che si sveglia di colpo a causa di un incubo. Volevo creare una situazione di ansia e l’idea dell’incubo è stata la prima che è finita sul foglio, ma mi serviva che l’ansia non fosse limitata a quel momento.

Doveva avere radici nel passato ed essere radicata nel presente.
Il fatto che io abbia una madre infermiera, che spesso mi ha raccontato di patologie rare e cose che ha visto sul campo, ha spinto in una certa direzione i miei pensieri ed è nata la storia di Sarah.

5) Sarah si trova in una condizione fisica particolare, ciò la rende – giustamente – vulnerabile e tende a chiudersi nel suo mondo. Assume, per certi versi, un atteggiamento egoistico: se tu fossi stata al suo posto ti saresti comportata esattamente come lei, o avresti da subito ascoltato il tuo cuore?

Sembra quasi che tu mi stia chiedendo se il libro ha un po’ di autobiografico o no e la risposta non può che essere: ovviamente sì. Io sono convinta di una cosa, non si può scrivere se non si *sente* la storia. Questo non vuol dire che ogni cosa scritta in un libro debba essere stata vissuta dall’autore con precisione assoluta fino all’ultimo dettaglio –
sarebbero autobiografie – ma di certo i sentimenti in gioco devono essere conosciuti.
Può essere che in questo mondo esista qualcuno in grado scrivere di cose che non conosce per niente, non è il mio caso.

Tutto questo per dire che sì, avrei fatto esattamente come lei.

Il motivo per cui ne sono certa è che l’ho fatto. Per chi ha letto il libro, tranquilli… sto bene. Non sono passata per nessuna delle cose che sono successe a Sarah. Ne ho vissuto altre, che mi hanno fatto chiudere a riccio. Quindi sì, ci
sono stati momenti del genere nella mia vita.

Per amore di verità è ancora la mia prima difesa, chiudermi nel mio mondo. La differenza è che tra tre mesi compirò quarantanove anni e la testa mi dà dei limiti di chiusura diversi da quando ne avevo diciannove. Trent’anni si sentono.

6) Sarah, però, è allo stesso tempo una ragazza che ha dimostrato una grande forza d’animo, un coraggio insolito per una giovane donna, conosci qualcuno come lei?

Mia madre.

Semplifico con solo tre fatti episodi da cui si può dedurre molto. 1970, si sposa. 1971, resta incinta della sottoscritta e ha una minaccia d’aborto (forse eravamo due gemelli, al tempo senza ecografie… era dura capirlo). Resta a letto per mesi.
Farmi nascere è stato un casino, ma alla fine sono… diciamo sana. Però non è andata benissimo, per un po’ non ho respirato e lei è stata cucita come un cappotto. In fondo son nata di oltre 4Kg. 1974, si scopre che mio padre ha la leucemia e pochi mesi dopo (giugno) muore. C’era il vecchio stato di famiglia e fino al compimento del mio diciottesimo compleanno io avevo un giudice tutelare che controllava come mia madre si occupasse di me. Perché, per chi non lo sapesse, con il vecchio stato di famiglia io non ero figlia sua, ma figlia del defunto…

Ci sarebbe altro da dire, ma puoi sicuramente comprendere che tipo di donna io abbia avuto come esempio nel crescere. Non ha mai mollato di un centimetro, ha lavorato e mi ha cresciuto facendomi da madre e da padre. Posso dire solo cose positive su di lei e su come si sia spesa per me e per mio fratello (arrivato dopo, da un secondo rapporto finito purtroppo male).

7) Robert, dal canto suo, è un ragazzo d’altri tempi, paziente, educato, buono anche se dentro porta un macigno che gli impedisce di vivere serenamente: pensi che oggi giorno esistano uomini come lui?

Sono molto rari, ma esistono. Ho la fortuna di conoscerne quattro, uno è il mio compagno. Non so tra i giovani, ma propendo comunque per il sì. Non avrei mai accettato un compagno tanto per non stare sola, questo mi è stato chiaro fin da subito. Un’idea basata su esperienze familiari, personali e di amici.
Il detto *Meglio soli che male accompagnati* è dannatamente vero.
Io non sto male per conto mio, non soffro di solitudine. Mi basto. Ho il mio lavoro, i miei hobbies, la mia famiglia. Se fossi rimasta single e sola, avrei avuto comunque una vita piena e ricca. Leggo molto, da sempre. Studio. Sono appassionata di film e serie TV. Lo sport non mi dispiace per nulla.

Ho avuto fortuna, qualcuno potrebbe dire tardi (trentadue anni) di trovare il mio compagno. Era il 2003 e da allora non ho mai pensato a cambiare lo stato delle cose. Sto bene con lui, nonostante le difficoltà di un rapporto a distanza. Mi completa. Una persona con valori di una volta, forse vecchio dentro come sono io. Un buono che sente dalla mia voce se le cose non vanno.

Un uomo che è sempre al mio fianco, anche quando – devo ammetterlo – il mio caratteraccio esplode. Perché la… diciamo cattiva per non usare parolacce… della coppia sono io, non lui.

Un caro amico, lo stesso che mi ha spinto a scrivere, mi ha descritto come *stupratrice di orsacchiotti indifesi*. Ovviamente indicava come orsacchiotto il mio compagno – ci conosce entrambi – il problema è che, se anche io fossi quello che lui ha così simpaticamente sottinteso, sarebbe successo una sola volta. Nessuno prima e, sono relativamente certa, nessuno dopo avrà su dime lo stesso analogo effetto.
Lui è quello giusto.

8) Come detto nella recensione, mi è molto piaciuto come hai disegnato il rapporto tra Sarah e Zachary, tu hai fratelli e/o sorelle? Quanto pensi sia importante avere un fratello o una sorella?

Un fratello, minore di sette anni. Una persona che ho violentemente desiderato avere nella mia vita. Ho di fatto supplicato e perfino minacciato per averlo. Sono passata dal chiedere a mia madre *una fratellina*, all’accusarla di essere una mamma cattiva perché non me ne regalava una.
Fatto sta che alla fine è arrivato, l’ho amato dal primo momento. Con questo intendo da quando l’ho saputo.
Ci sono testimoni che giurano di non aver mai visto nessuno parlare così tanto a una pancia e raccontare così tante storie. Passavo le ore appoggiata sopra mia madre a interagire con quello che c’era dentro di lei.

Per quei strani casi della vita è nato il giorno di San Martino, il mio onomastico. Mia madre decise di dargli il nome che avevo scelto io per lui. Non poteva andare in altro modo, era il mio fratellino e io ero la sua sorellona. Stop.
Quando sono stata in ospedale per conoscerlo, me lo hanno messo in braccio. Io ho allungato un dito e lui l’ha afferrato. Amore. Puro semplice infinito amore.
Come ho accennato ho quarantanove anni, lui quarantadue, eppure siamo ancora legatissimi come quel giorno.

Storie di famiglia dicono che quando rientravo da scuola smetteva di piangere e aspettava arrivassi vicino alla culla in silenziosa aspettativa. Di certo posso dire che ho fatto innumerevoli giri del salotto spingendo la carrozzina e parlando con lui. Gli ho raccontato di tutto negli anni, penso ora sia prevenuto già nel vedermi aprire la bocca!
Quello che ricordo bene sono stato i suoi primi tentativi con il girello.
Pretendeva di essere portato in corridoio, di modo che appena aprivo la porta di casa mi correva incontro. Mia madre asserisce che mi aspettava e diventava fastidioso se ritardavo troppo.

Penso che questo possa far capire da dove io peschi molti dei racconti sui legami fraterni.

Nel caso di Sarah e Zachary c’è anche il fatto che sono gemelli. Anche in quel caso l’ispirazione, come ho detto prima, viene dalla vita reale. Nella mia famiglia abbiamo due gemelli, cugini di mamma. I racconti sulle loro avventure li ho sentiti parecchie volte, viene naturale usare qualche informazione qui e lì nei libri.

9) Grande risalto, nel tuo romanzo, è stato conferito anche ai rapporti familiari. Queste famiglie così presenti, ma consapevoli che bisogna lasciare che i figli commettano degli errori e che siano poi in grado di fare ammenda e tornare sui propri passi, anche se ciò significa mettere in castigo un figlio di trent’anni: non sai quanto ho sorriso dinanzi a quella scena che mi sono raffigurata dinanzi agli occhi. Da ciò suppongo che per la famiglia abbia un ruolo non indifferente, è esatto?

Per me la famiglia è tutto.

Avrai capito da quello che vi ho raccontato, non in esclusiva mi spiace sono fatti più che noti, che io sono cresciuta in un ambiente famigliare molto particolare. Non voglio farvi credere che sia stato sempre rose e fiori, anzi l’esatto opposto. Ci sono cose che sanno solo persone molto intime e che non saranno mai argomento di conversazione pubblica. Cosa che hanno creato un legame ancora più forte tra me, mia madre e mio fratello. *Siamo diventati noi contro il mondo*. Lo siamo ancora.
TI basti pensare che stiamo per cambiare casa e, ancora una volta, andremo a vivere “tutti assieme”.
Chiunque prende uno di noi, prende il pacchetto completo. Altra cosa che mette il mio compagno in odor di santità.

La presenza di mia madre è stata costante e potrebbe sembrare che il nostro atteggiamento sia da mammoni. Questo è il rischio quando si parla di famiglie unite con donne forti, matriarcali. Non è così e diffidate dal giudicare con troppa semplicità. A diciannove anni e qualche mese io lavoravo, non c’era altro da fare soldi per l’Università non ce n’erano dato che mia madre era sola con due figli.
Sono partita e sono andata negli Stati Uniti per lavoro. Mai una volta che, pur preoccupata, mia madre abbia detto qualcosa che mi spingesse a non andare. Anzi mi ha spinto a fare tutte le esperienze possibili. Questo non l’atteggiamento che porta ad avere dei figli mammoni. Semmai l’esatto opposto.

Il punto è che lei è davvero speciale, è riuscita negli anni a lasciar andare sempre di più il lato mamma e diventare sempre di più amica. Chiariamoci, saremo sempre i suoi bambini, ma a un certo punto ha smesso di chiederci dove andavamo e con chi.
Nel rispetto.
Anche lei, se esce di casa per conto suo, lascia un biglietto sul tavolo della cucina. Far sapere che è tutto a posto alle persone con cui si vive è solo buona educazione.

Ho tagliato fuori dalla mia vita parecchie persone perché non si sono comportate in modo adeguato con lei.
IO sono la mia famiglia, quelle sono le mie origini, io vengo da lì e sono quello che sono grazie a quella donna. Questo è il senso di famiglia che ho.

Se leggete altri miei libri la troverete come una costante, insieme ad altre piccole cose.

– Donne forti;
– senso della famiglia;
– educazione;
– chiara distinzione tra bene e male;
– Uomini con la maiuscola non maschi vittima di stereotipi ormonali;

Sono vecchia dentro per questo? Possibile, ma sto benissimo così.

10) Ti va di accennarci al tuo prossimo romanzo?  

Volentieri.

Quanto in là devo andare nel tempo? Perché dovete sapere che da quando ho iniziato a pubblicare non mi sono più fermata. Ritorna a tutti gli effetti è stato il quarto romance che ho pubblicato.
Libri che ho intervallato con due SCI-FI, che non avranno successo per enne motivi, ma essendo la mia prima passione insisto. Tornando a noi, quanto devo spingermi in avanti?

Perché da poco ho ripubblicato il mio primissimo romance, *Una complicata favola moderna*, con nuova veste grafica e un minimo di editing (non mi sembrava corretto esagerare per le persone che avevano già acquistato il cartaceo).
Lì non c’è una famiglia normale… c’è una modernissima famiglia allargata che invade le pagine.

Ho fatto questa revisione perché una mia cara amica, lettrice dei miei libri, mi ha detto in faccia che *”ci sta che tu spieghi come mai…”*Aveva ragione.

Da lei sollecitata è nato* Un moderno lieto fine*, non fatevi imbrogliare. Non è un seguito. I due libri sono perfettamente autoconclusivi. Direi che sono quasi una saga, per usare una terminologia derivata dal fantasy.
Raccontano eventi distanziati di un anno e non obbligano nessuno a leggere l’altro, a meno che non si voglia ovvio.
Il primo libro ha un suo final perfetto.
Il secondo ha sufficienti spiegazioni per essere indipendente dal primo, ma non troppi da annoiare chi i personaggi già li conosce.

Si tratta di una famiglia allargata, come vi dicevo, e i temi trattati non sono facili. Abbandono, rifiuto, omosessualità, rapporti interpersonali e chi più ne ha più ne metta.

A seguire ho altre tre cose in lavorazione.
Il terzo e finale libro della trilogia SCI-FI, Il crollo dell’Impero Terrestre, Vol III. Non posso darvi il titolo perché sarebbe troppo prematuro.

Forse può essere più interessante per te sapere che ho in lavorazione un secondo volume, anche qui autoconclusivo, che esplorerà un po’ le famiglie Lever e O’Sullivan, del libro *Ritorna*. Non ti dirò di più, ma credo che chiunque l’abbia letto può intuire dove metterò il naso e quali saranno i protagonisti principali.

In tutto questo ho trovato il tempo per sognare un’altra storia totalmente nuova, ci saranno dei bambini e anche qui non mi sbilancio oltre.

Se trovo il tempo… dato che sto per traslocare! Ma si sa… le notti sono lunghe!

Grazie mille!

Carissima Martina, siamo arrivati al capolinea di questa nostra intervista… è stato bello poterci intrattenere con te, seppur virtualmente, e farci avvolgere dal calore di queste chiacchiere, le tue parole ci hanno emozionati e fatto capire quale persona di grandi valori tu sia! Ancora grazie per la tua disponibilità e per averci permesso di leggere la tua profonda storia, a presto!

 

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Caro lettore, hai letto anche tu Ritorna di Martina Tognon? Cosa ne pensi di questa splendida autrice?
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