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Recensione: L’anima dello stivale. Storia di un calzaturificio

Una città, una fabbrica, la terribile guerra e la forza di una donna

l'anima dello stivale
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Leggi la sinossi
4/5

Una famiglia e le sue donne, questa l’essenza del romanzo di Franca Gualtieri.

L’anima dello stivale è un romanzo che potremmo suddividere in tre parti per quanto riguarda lo svolgersi delle vicende: la nascita di un’attività, gli anni d’oro e la caduta; lo potremmo dividere in due parti per quanto concerne la narrazione: una prima parte dove l’autrice ci fa conoscere la vita a Vigevano a partire dagli anni trenta del novecento e una seconda parete dove due amiche ricordano vicende di anni molto più recenti fino al finale.

Tutto il romanzo di snoda attorno alla vita dei proprietari di un calzaturificio, la famiglia Solgati, ed in particolare delle donne che si sono avvicendate negli anni alla guida dell’attività, donne che hanno saputo prendere in mano una situazione difficile, rimboccarsi le maniche per se stesse e per gli altri, ma che forse hanno trascurato i loro sentimenti per far sì che non intralciassero in cammino che si erano stabilite di fare.

Molto ben descritti gli ambienti, dai particolari inseriti puoi facilmente capire lo scorrere del tempo: le macchine per cucire trasportate nei carretti prima e i collegamenti internet poi ti faranno pensare a quante cose sono cambiate nel secolo scorso, come l’atmosfera sia mutata col passare degli anni e anche il fatto che per qualcuno sia stato difficile restare al passo con le innovazioni mentre altri sono riusciti a prendere al volo qualsiasi buona opportunità si affacciasse loro.

I piccioni sono appollaiati sulla facciata del Duomo e stanno ancora dormendo con la testa sotto l’ala. Solo pochi sono gli svegli, con un occhio chiuso e uno aperto. Sono in attesa che il garzone di Zelindo attraversi la piazza con il cestone del pane per la prima consegna al bar di Arrigo.

La cittadina e le sue abitudini, la fabbrica con i ritmi scanditi dalle consegne da fare, Milano e la mentalità più aperta sono i luoghi che fanno principalmente da sfondo alle vicende di Aspasia e Alberta. Due donne che hanno saputo valorizzare quello che avevano e che hanno fatto del loro lavoro la loro vita, che da un altro punto di vista è stata per entrambe molto dolorosa.

Nonna e nipote legate a doppio filo, molto simili caratterialmente, entrambe caparbie e risolute si sono dovute ripiegare solo ad un destino beffardo. Descritte entrambe con precisione soprattutto per quei dettagli che sono la caratteristica del soggetto, l’autrice non si perde in argomenti che potrebbero distogliere il lettore da quella che è l’essenza del personaggio. Lo stesso si può dire per i protagonisti che ruotano attorno alle due donne, sia nel bene che nel male. Non aspettarti di sapere se Gennaro è alto e biondo o Aldo bello e moro, ma saprai il loro carattere, i sentimenti che li animano, le gioie e i dolori che hanno incontrato nel loro percorso.

Un bel romanzo, che consiglio in modo particolare a chi conosce Vigevano e  le terre della lomellina.

 

Franca Gualtieri si occupa di moda fin dagli anni ’70 producendo abbigliamento femminile; sarà negli anni ’80 che si affermerà nell’imprenditoria grazie ai suoi capi caratterizzati dai colori naturali e dalle linee morbide. La sua continua ricerca la avvicinerà al mondo del design passando dai tessuti per l’arredamento.

Da alcuni anni si è avvicinata al mondo nella scrittura dove ha esordito con 059 681420… rispondi un racconto che fa parte della raccolta Il rumore della terra.

L’anima dello stivale. Storia di un calzaturificio è il suo prima romanzo edito da IL RIO

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In conclusione su

Una città, una fabbrica, la grande guerra e la forza di una donna questo è tutto quello che contiene questo libro e ti assicuro che è tantissimo.

Un bel romanzo, che consiglio in modo particolare a chi conosce Vigevano e  le terre della lomellina.

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Una città, una fabbrica, la grande guerra e la forza di una donna questo è tutto quello che contiene questo libro e ti assicuro che è tantissimo.

Un bel romanzo, che consiglio in modo particolare a chi conosce Vigevano e  le terre della lomellina.

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