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Recensione: “Un letto per due” di Beth O’Leary, Mondadori

Un letto per due, di Beth O'Leary
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Un letto per due, di Beth O’Leary

Un letto per due, di Beth O’Leary

Romantico come una storia d’amore, dolce come le torte che Tiffy Moore prepara per scacciare la malinconia e sensibile come l’anima di chi ha sofferto, questo è Un letto per due, l’ultima opera di Beth O’Leary, edita in Italia da Mondadori.

Caro iCrewer è un piacere parlarti oggi di un romanzo che mi ha stupita, si tratta della commedia romantica Un letto per due di Beth O’Leary; ho infatti trovato una storia molto carina in cui la protagonista Tiffy Moore, dopo essere stata lasciata dall’ex-fidanzato, decide di mettere in gioco la sua vita e di cercarsi un nuovo posto in cui vivere, tuttavia la costosa di Londra non le permette di adagiarsi nel lusso e così, dopo una lunga ricerca, decide di accettare un’annuncio in cui si cerca un coinquilino che condivida ad orari alternati un piccolo appartamento e in particolare il letto contenuto in esso.

Tiffy Moore accetta l’invito e, con la certezza che non incontrerà mai il suo coinquilino, si trasferisce nell’appartamento portando con sé tutti i suoi variopinti vestiti.

Devo dirti la verità Tiffy Moore mi è piaciuta, è una donna che ha sofferto molto, ma che passo dopo passo vuole rialzarsi, è allegra, gioviale e circondata da fantastici amici, il suo carattere è in opposizione a quello del suo coinquilino, il taciturno Leon che per tutto l’inizio del romanzo è una figura passiva che subisce gli eventi senza reagire.

Su Leon voglio fare un accenno al suo lavoro; lavora in ospedale, fa i turni di notte e dall’amore che i suoi pazienti gli mostrano è un’attività che fa più per passione che per altro. I pazienti, in particolare la piccola e furba Holly, che ho molto amato, sono in realtà una sorta di famiglia per Leon e degli elementi molto interessanti della storia.

Un altro punto che voglio analizzare è la presenza in questo romanzo di un elemento che viene trattato con grande sensibilità e che casualmente comparirà anche in un’opera che io stessa ho scritto e attualmente sto editando, il tema è quello della violenza psicologica.

Cos’è la violenza psicologica credo sia più o meno chiaro a tutti, si tratta in una serie di atteggiamenti che una persona compie contro un’altra con l’intento di controllarla. Può essere un’aggressione verbale contenente insulti, minacce, obiezioni, giudizi, critiche, accuse, rimproveri, ma può avvenire anche in modo piu subdolo, tramite scherzi, blocchi, deviazioni, dimenticanze, restrizioni, negazioni, discredito e silenzio; ovviamente tutti questi atteggiamenti possono presentarsi in maniera isolata e comunque portare la loro manifestazione negativa in chi li subisce.

In questa opera tutto questo è descritto in maniera esemplare e porta a un finale che tutto sommato è quello che il lettore vuole leggere, ma che, considerando la fragilità della protagonista, poteva anche andare diversamente.

Ho solo una piccola nota da segnalare, non sempre mi è piaciuto il modo con cui il testo è stato scritto, non capisco se la causa sia una non ottimale traduzione o lo stile dell’autrice; la cosa che mi è piaciuta meno è stato l’inserimento dei dialoghi nei capitoli in cui è Leon il narratore. In questo caso per segnalare il dialogo è stato inserito il nome del personaggio, i due punti e quello che dice. Riporto un esempio per capirci

Holly: Perché non hai risposto? Non è maleducato? E se fos- se quella tua ragazza con i capelli corti?
Dottoressa Patel: È più maleducato lasciare la suoneria del cellulare attiva durante un turno in ospedale. Anche se mi sor- prende che qualcuno abbia cercato di chiamarlo a quest’ora. Un’occhiata nella mia direzione, tra l’irritato e il divertito. Dottoressa Patel: Forse avrai notato che Leon non è un gran chiacchierone, Holly.
La guarda con aria complice.
Dottoressa Patel: Uno degli specializzandi ha una sua teo- ria. Dice che Leon ha un numero limitato di parole da usare a ogni turno, e quando arriva a questo punto della giornata le ha completamente esaurite.

Personalmente non sono un editor, sono solo una scrittrice, ma da lettrice questo modo di comporre riduce il ritmo di lettura. Detto questo Un letto per due è stata un’opera carina carina e ne consiglio la lettura.

Beth O’LearyBeth O'LearyBeth O’Leary giovane scrittrice inglese, ha sempre amato i libri, ma prima di dedicarsi alla scrittura in prima persona ha lavorato nel settore ragazzi di una grande casa editrice inglese.

Attualmente vive in campagna, in periferia di Londra e va a lavoro in treno, è proprio li che ha scritto Un letto per due, andando e tornando da lavoro. Il romanzo, edito in Italia da Mondadori è in corso di traduzione in molti paesi del mondo.

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