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Caffè letterario motivazionale con Maria Lai

Maria Lai: geniale artista sarda sperimentatrice di modernissimi intrecci tra arte e tradizione

Maria Lai
Maria Lai
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L’arte è come una pozzanghera che riflette il cielo, ma può passare inosservata. Può essere calpestata, ma l’immagine del cielo si ricompone sempre.

Caro Lettore, l’artista di cui voglio parlarti oggi nel nostro appuntamento con il caffè letterario motivazionale è Maria Lai.

Le sue opere sono molto particolari sia per le tecniche utilizzate che per i materiali: tessuti, fili, commestibili (come i  “bimbi” di pane), terre e rocce, coniugando tradizione e arte, fino a creare un intreccio unico e riconoscibile.

Chi è Maria Lai?

Maria Lai nasce il 27 settembre 1919 a Ulassai in Sardegna.  Per via della sua salute cagionevole venne affidata a parenti che vivono in campagna.

Questa esperienza vissuta nel periodo dell’infanzia, caratterizzata da giochi, serenità, libertà, fantasia l’ha segnata e ha creato in lei i presupposti per la sua arte.

“Ero analfabeta ma piena di favole”

Tornata a Cagliari comincia la scuola. Qui incontra il professore Salvatore Cambosu, che la avvicina al ritmo della poesia.

Nel 1940 si trasferisce a Roma per frequentare il liceo artistico e segue le lezioni di Marino Mazzacurati; poi dal 1942 al 1945 a Venezia  segue il corso di scultura tenuto da Arturo Martini all’Accademia delle belle arti.

Finita la guerra torna nell’isola dove vive un periodo difficile. Nel 1954 riparte per Roma. Fino al 1961 otterrà notevoli successi e riconoscimenti sia a Roma che in Sardegna.

Poi per circa dieci anni continua a vivere a Roma ma si rifiuta di esporre fino al 1971 quando espone i suoi telai alla Galleria Schneider  e ricomincia una fase molto prolifica per la sua arte.

Nel 1993 lascia definitivamente Roma e si stabilisce a Cardedu. Qui inizia la sua collaborazione con la compagnia teatrale “Fueddu e Gestu” con la rappresentazione “Maria Pietra”.

Maria LaiNel 2004 le viene conferita la laurea honoris causa in Lettere all’Università degli Studi di Cagliari per “il tratto fortemente narrativo e concettuale della sua opera, che si realizza però con tecniche tradizionali, arcaiche”.

Nel 2011 vince il prestigioso “Premio Camera dei Deputati per il 150° dell’Unità d’Italia” con l’opera Orme di leggi: un grande pannello dove l’artista ha cucito pagine di stoffa come fossero le bozze delle leggi, la maggior parte sono bianche con sottili fili a rappresentare la scrittura e qualcuna è nera. Strisce di stoffa verdi e rosse calano poi dall’alto a rievocare il tricolore.

Nel 2012 partecipa con uno spazio tutto suo a Pulse “Fiera Internazionale d’arte Contemporanea” a Miami.

Muore a Cardedu il 16 aprile del 2013.

(Fonte: Archivio Maria Lai. Istituito per volere dell’unica erede, la nipote Maria Sofia Pisu).

Le opere relazionali di Maria Lai dal grande valore simbolico

Il 1979 è l’anno del suo primo intervento ambientale La casa cucita, Selargius (Cagliari), a cui seguiranno moltissimi altri interventi sul paesaggio. Uno in particolare è molto suggestivo: Legarsi alla montagna (Ulassai 1981) che la Lai realizzò in alternativa alla proposta del sindaco che aveva richiesto un monumento.

Maria Lai, partendo da una leggenda locale, unisce insieme ai suoi concittadini tutte le case, una con l’altra e le case alla montagna, con 26 chilometri di nastro azzurro. La leggenda si chiama “Sa Rutta de is’antigus“, cioè “La grotta degli antichi” e viene da un fatto realmente accaduto nel paese nel 1861 quando si staccò un costone della montagna e travolse un’abitazione della parte più alta del paese. Purtroppo morirono tre bambine e una di loro riuscì a salvarsi proprio con un nastro celeste in mano: questo fu considerato un miracolo divino e se ne conservò il ricordo, tramandandolo in versioni in parte veritieri e in parte fantasiose.

«Lasciai a ciascuno la scelta di come legarsi al proprio vicino. E così dove non c’era amicizia il nastro passava teso e dritto, dove l’amicizia c’era invece si faceva un nodo simbolico. Dove c’era l’amore veniva fatto un fiocco.»

Legarsi alla montagna, di Maria Lai, fu un evento unico a cui partecipò l’intera comunità di Ulassai. L’operazione  durò tre giorni. Il primo giorno venne tagliato, il secondo fu distribuito e il terzo fu legato fra porte, finestre e terrazze di case, ridisegnando così le relazioni vecchie e nuove fra gli abitanti. Fu una festa senza precedenti. Alla fine , scalatori esperti legarono il nastro al Monte Gedili, la montagna più alta sopra il paese.

Tuttavia solo molti anni più tardi si comprese che Maria Lai aveva realizzato un’opera di Arte Relazionale, ossia aveva reso il pubblico partecipe della costruzione e definizione dell’opera stessa.

I libri cuciti di Maria Lai

Maria Lai
Le parole imprigionate 2008 filo su tela

Negli anni Sessanta sperimenta nuove forme e nuovi materiali: telai e pani a cui nel decennio successivo si aggiungono i libri cuciti e le geometrie-geografie di stoffe, che hanno caratterizzano il lavoro artistico dell’età più matura

Le mappe astrali rispondevano all’esigenza di un rapporto con l’infinito, di una dilatazione e proiezione sulle lontananze.

I libri cuciti, al contrario, chiedono di essere tenuti tra le mani, toccati, sfogliati pagina per pagina, perché il lettore si fermi più a lungo e con più attenzione.

Se vuoi conoscere di più sulle opere di questa artista ti consiglio Il filo dell’esistere di Maria Elvira Ciusa, che è stata la sua collaboratrice e oggi le dedica una biografia catalogo: un libro omaggio a questa donna che attraverso il tema del filo coniuga la tradizione della civiltà sarda con i linguaggi dell’arte contemporanea riuscendo a parlare a tutti.

Maria LaiMaria Lai. Il filo dell’esistere racconta la storia umana e artistica di Maria Lai. Attraverso documenti inediti e testimonianze, l’autrice ripercorre l’iter creativo di Maria Lai da quando era bambina e dava voce attraverso il disegno al suo più profondo sentire, fino all’età adulta quando elaborò, con la scrittura fatta di fili, le “Geografie” e i “Lenzuoli”.

A queste si accompagnarono le “Tele cucite” e le “Fiabe” destinate ai grandi e ai piccoli, fatte di stoffa e di fili. Simile a una minuscola parca, dipanò per tutta l’esistenza il suo filo che diventò simbolo di tempo, di memoria e di poesia.

La selezione delle opere riprodotte, in gran parte inedite, sottolineano la novità di questo libro di Maria Elvira Ciusa che fu vicina per lungo tempo all’artista.

Io sono rimasta incantata da questa artista e spero che questo caffè sia stato di tuo gradimento. Se è così ti aspetto al prossimo appuntamento.

Come sempre buona lettura!

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