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La falsità d’esser vivo di Stefano Labbia: trama e significato

Una raccolta di racconti sull'autenticità, le maschere sociali e le contraddizioni dell'uomo contemporaneo

Valentina Paradiso 2 minuti fa Commenta! 9
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La falsità d’esser vivo di Stefano Labbia è una raccolta di racconti che mette al centro l’essere umano, le sue contraddizioni e quella distanza che può aprirsi tra ciò che siamo e ciò che mostriamo agli altri. Pubblicato nel 2024, il volume raccoglie storie costruite intorno a fragilità, emozioni contrastanti, ricerca del benessere interiore e bisogno di autenticità.

Contenuti
La falsità d’esser vivo, di cosa parla la raccoltaIl significato del titolo: cosa vuol dire essere davvero vivi?Autenticità e accettazione di sé al centro dei raccontiLe maschere sociali e il confine tra vero e falsoChi è Stefano LabbiaPerché leggere La falsità d’esser vivo

Non c’è quindi una singola trama da seguire dall’inizio alla fine. La struttura è quella di una raccolta di racconti brevi, accomunati da uno sguardo rivolto alla vita quotidiana e ai conflitti che possono nascondersi dietro la normalità. Il libro conta 206 pagine ed è identificato dall’ISBN 9798346671701, dati riportati nel materiale stampa e riscontrabili anche nella pagina Amazon di La falsità d’esser vivo.

La falsità d’esser vivo, di cosa parla la raccolta

La falsità d'esser vivo Stefano Labbia

La falsità d’esser vivo è un viaggio nell’animo umano. I personaggi vengono utilizzati per osservare da vicino emozioni, fragilità e verità che spesso rimangono nascoste sotto la superficie della vita quotidiana. Al centro emerge soprattutto il confronto tra la realtà vissuta e l’immagine che ciascuno cerca di offrire di sé.

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Labbia stesso ha descritto le storie come racconti di tutti i giorni, insieme reali e immaginari, nei quali trovano spazio crisi, abitudini, amori, dubbi e certezze. Ne deriva il ritratto di un’umanità alle prese con un presente difficile da afferrare e con un futuro che non sempre appare definito. Non si tratta dunque di inseguire un unico protagonista, ma di riconoscere qualcosa di familiare nelle esperienze di personaggi differenti.

È un territorio che l’autore ha continuato a esplorare anche in altre opere. Su iCrewPlay Libri abbiamo raccontato, per esempio, Anche le zanzare dormono di Stefano Labbia, raccolta successiva nella quale tornano il disagio contemporaneo, le crisi identitarie e le difficoltà delle relazioni umane.

Il significato del titolo: cosa vuol dire essere davvero vivi?

Il titolo è probabilmente l’elemento che sintetizza meglio il nucleo del libro. La falsità d’esser vivo non sembra mettere in discussione l’esistenza in senso letterale, ma il modo in cui scegliamo di viverla. Il punto diventa allora chiedersi quanto delle nostre giornate appartenga realmente a noi e quanto, invece, sia determinato da aspettative, ruoli e comportamenti costruiti per essere accettati.

In un’intervista pubblicata nel 2026, Labbia ha spiegato che il titolo nasce proprio da una riflessione sulla condizione umana e sulle convenzioni sociali che possono spingerci a vivere in maniera quasi automatica. L’autore contrappone così le maschere imposte dalla società alla possibilità di accettare fragilità, dubbi e imperfezioni come parti autentiche dell’individuo.

Letto in questa prospettiva, il concetto di falsità non indica necessariamente la menzogna volontaria. Può essere piuttosto quella forma di distanza che nasce quando si finisce per interpretare continuamente una versione di sé adatta agli altri. La domanda suggerita dal libro diventa quindi semplice soltanto in apparenza: esistere significa necessariamente vivere?

Autenticità e accettazione di sé al centro dei racconti

Nel materiale stampa dedicato al libro tornano con insistenza due temi: l’accettazione di sé e il confronto con la realtà. Sono concetti collegati, perché riconoscere ciò che siamo richiede anche di fare i conti con limiti, paure e aspetti meno rassicuranti della propria personalità. I personaggi della raccolta vengono presentati proprio attraverso queste fratture.

L’obiettivo dichiarato non è quello di costruire figure perfette, ma persone attraversate da contraddizioni. Da questo punto di vista, l’imperfezione non rappresenta qualcosa da eliminare: diventa uno degli strumenti attraverso cui avvicinarsi alla propria autenticità. Il comunicato parla infatti della necessità di abbandonare le maschere e accettare la propria umanità, anche quando non coincide con l’immagine ideale che vorremmo mostrare.

Un’attenzione all’identità e alle difficoltà dell’individuo contemporaneo che emerge anche nella produzione narrativa più ampia dell’autore. Nel nostro approfondimento su Come vivere in tre comode rate di Stefano Labbia abbiamo già incontrato personaggi alle prese con ansia, aspettative sociali e ricerca di un equilibrio personale.

Le maschere sociali e il confine tra vero e falso

Dietro alla dimensione più personale si intravede anche un discorso sociale. Labbia ha spiegato che nella raccolta la satira può diventare uno strumento per mettere in luce meccanismi e convenzioni che influenzano il comportamento umano. Il vero e il falso non riguardano quindi soltanto ciò che diciamo, ma anche il modo in cui costruiamo la nostra presenza nel mondo.

Il tema acquista particolare forza proprio perché non necessita di situazioni eccezionali. I conflitti possono nascere dalle abitudini, dalle relazioni, dal lavoro o dalle aspettative che gli altri proiettano su di noi. La raccolta sembra interessata a quel momento in cui l’individuo si accorge che la parte recitata per adeguarsi alle convenzioni ha iniziato a prendere troppo spazio.

Da qui nasce una delle possibili letture dell’opera: la ricerca della verità personale non coincide con la scoperta di una risposta definitiva, ma con il tentativo di riconoscere le proprie contraddizioni senza nasconderle. È una chiave interpretativa coerente anche con quanto dichiarato dall’autore, che ha individuato nella ricerca della verità uno dei fili conduttori della propria produzione.

Chi è Stefano Labbia

Stefano Labbia è un autore italiano di origini brasiliane attivo tra narrativa, poesia, teatro e fumetto. La sua bibliografia comprende romanzi, raccolte poetiche e numerosi volumi di racconti. La falsità d’esser vivo, pubblicato nel 2024, si colloca quindi all’interno di una produzione nella quale il confronto con identità, fragilità e dinamiche della società contemporanea rappresenta un elemento ricorrente.

Anche la definizione editoriale di narrativa mainstream utilizzata nella scheda stampa aiuta a inquadrare il volume: pur utilizzando forme e registri differenti, le storie guardano soprattutto all’esperienza umana e ai suoi conflitti riconoscibili. Nel post con cui Stefano Labbia ha presentato la raccolta, l’autore stesso la definisce una raccolta di racconti brevi.

Perché leggere La falsità d’esser vivo

La falsità d’esser vivo si rivolge soprattutto a chi cerca racconti che utilizzino situazioni quotidiane per interrogarsi su questioni più ampie. Identità, accettazione di sé, fragilità emotiva e rapporto con le aspettative esterne costituiscono il terreno comune delle storie e rendono la raccolta più vicina all’indagine dell’individuo che alla narrativa costruita intorno a una trama unica.

Il punto più interessante resta probabilmente l’idea suggerita dal titolo: possiamo continuare a svolgere normalmente le nostre attività e, nello stesso tempo, allontanarci da ciò che sentiamo davvero. Da questa contraddizione nasce il percorso proposto da Labbia, che utilizza personaggi e racconti differenti per riportare sempre la riflessione sulla stessa domanda: quanto siamo disposti a mostrarci per ciò che siamo veramente?

Più che fornire una risposta definitiva, la raccolta sembra quindi voler lasciare al lettore uno spazio di confronto personale. In questo senso, essere autentici diventa il vero centro del libro: non un traguardo semplice o permanente, ma un esercizio continuo nel riconoscere ciò che appartiene davvero a noi e ciò che abbiamo imparato a mostrare agli altri.

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