Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Jonathan Rizzo, Le scarpe del flâneur

Jonathan Rizzo, un poeta con Le scarpe del flâneur

Jonathan Rizzo nella raccolta di poesie Le scarpe del flâneur, con passo leggero ed attento ci conduce a Parigi: i suoi molteplici aspetti, diventano paradigma della vita

Jonathan Rizzo è un poeta. Un poeta flâneur. Questa definizione lanciata e scritta freddo, ad inizio recensione, potrebbe lasciarti sconcertato o curioso caro lettore, soprattutto se frequenti poco la poesia e magari hai dimenticato o sconosci il concetto di flânerie. Facciamo un veloce salto indietro fino a Charles Baudelaire, poeta francese, simbolista, classificato assieme a Rimbaud, Verlaine e Mallarmé, come appartenente alla corrente dei “maledetti”.

Fu proprio Boudelaire ad adattare il termine flânerie, che traduce per sommi capi l’italiano passeggiare oziosamente, bighellonare, vagare per le strade osservando con partecipazione emotiva, all’abitudine o all’atteggiamento dell’intellettuale che trascorre il suo tempo vagando per le vie cittadine osservando e contemplando quanto accade intorno a lui. Per sommi capi, nasce così il poeta-flâneur, da una definizione di Boudelaire che da “botanico da marciapiede”, come lui stesso si auto-definisce, incarnò per primo la tipologia del flâneur.

Il piccolo antefatto che hai appena letto, è necessario per tentare di inquadrare la figura di poeta di Jonathan Rizzo e per interpretare quanto scrive nella sua più recente raccolta di poesie, Le scarpe del flâneur, pubblicata nell’ottobre 2020 da Ensemble Edizioni. Scrivo tentare di inquadrare Jonathan Rizzo poeta, consapevole del fatto che è alquanto complicato: un poeta vero è difficilmente inquadrabile e classificabile, tutt’al più si può interpretare o meglio, si può cercare di  tradurre in parole le emozioni e le sensazioni che scaturiscono dalla  lettura dei suoi versi. 

Jonathan Rizzo

Jonathan Rizzo non è un poeta che si lascia imbrigliare dalle facili maglie di una critica letteraria…[…]

Esordisce così Marco Incardona nella bella e appassionata prefazione di Le scarpe del flâneur e, leggendo la raccolta, tale affermazione risulta centratissima. Jonathan Rizzo non si lascia imbrigliare né inquadrare: la sua poetica è una miscellanea di elementi, un vortice di sensazioni, un miscuglio di impressioni veloci ed intercambiabili, raccontati con gli occhi del flâneur. 

Jonathan Rizzo, il poeta flanêur 

Come un flâneur, Jonathan Rizzo vaga per le strade di Parigi e ne fa il suo luogo dell’anima. Parigi diventa per il poeta una città che racconta l’uomo e i suoi molteplici volti:  gli attenti occhi del poeta vedono, scrutano e raccontano cogliendo fra le immagini parallelismi non visibili agli sguardi veloci e distratti di gente indaffarata, superficiale ed insensibile.

Alcolisti, tossicodipendenti, folli, vecchi, barboni, mendicanti, prostitute, bambini, gente della strada, la varia umanità della Ville Lumiere incastonata nella cornice alterna delle stagioni, fra bolle di sapone, foglie gialle, nebbia, sole, tramonti e pensieri misti a velate malinconie, è descritta e messa in relazione dall’autore in una alternanza di passato, presente e futuro, con continui flashback di immagini che, come istantanee, si fissano negli occhi del lettore. 

[…] Camminare e scrivere non chiedono pedaggio/. Il cielo di Parigi è gratuito/ per chi lo sappia comprendere./ Leggere sull’erba di un raggio di sole è un dono/ che la natura concede all’uomo […]

La nebbia di oggi (primo novembre)/ bagna la Senna,/ ma risparmia la fatica/ a noi ragazzi di collina/ persi dietro all’ultimo fiore testardo./

La malinconia si arrende a se stessa,/ fino a sanguinare/ una pozza di di versi/ in una goccia di poesia. […]

C’è in alcune delle poesie contenute nella raccolta di Jonathan Rizzo la visione leggera e al tempo stesso penetrante del camminatore dagli occhi attenti e dalle scarpe buone: un poeta-flâneur che si incanta e affabulando, incanta e affabula il lettore con vera arte. L’affabulazione poetica, capace di trascinare chi legge nella visuale alterna fra realtà e onirico, è un’altra delle peculiarità che si ritrova spesso fra le pagine di Le scarpe del flâneur 

L’arte poetica di Jonathan Rizzo

Difficilmente, solo in poche occasioni, mi sono ritrovata a parlare di “arte poetica” trattando gli autori emergenti ospiti in questa rubrica: sarà per quel minimo di conoscenze acquisite in tanti anni di frequentazioni poetiche o per il gusto personale ma uso il concetto di “arte”, solo in presenza di versi che sanno sviscerare l’essenza delle cose in poche e centrate parole. Il poeta è un artista quando prende per mano il lettore e lo conduce nel suo mondo, facendoglielo guardare con i suoi occhi. Jonathan Rizzo è capace di compiere questo atto. 

È chiaro però che il lettore in questione debba avere, come il poeta, occhi buoni e scarpe da flâneur perché come afferma Marco Incardona nella prefazione della raccolta, i poeti camminano ogni istante accanto a persone per cui la poesia non vale assolutamente nulla. Scrivere poesia significa portare in sè il dolore di questo silenzio, di questo impossibile dialogo. Significa portare in sé il dolore del mondo e sapere che in pochi, per non dire nessuno, saranno in condizione di dare un qualche sincero riconoscimento per questa immensa fatica. 

Jonathan Rizzo, Le scarpe del flâneur

Le scarpe del flâneur di Jonathan Rizzo: una raccolta dallo stile uniforme e dai contenuti difformi. 

Jonathan Rizzo adotta uno stile asciutto ed essenziale: nei suoi versi liberi, pur ricorrendo di tanto in tanto alle rime che rendono musicalità all’insieme, l’autore non si perde in giri di parole inutili ma spara (ho proprio avuto la sensazione della fucilata in certi versi) sul lettore i suoi concetti, spesso con forza e crudezza, puntando e centrando il bersaglio. La stessa cosa succede anche quando i contenuti si velano di saudage: la sua malinconia è esplicita, diretta. 

A malapena tollerano,/ tutto al più ignorano.

Passano libere sopra/ catene pesanti.

Quanti si sono aggrappati,/ tentativo goffo di volare,/ velleitario sognare.

Non ridono neanche di noi/ poveri e indegni barzellettieri/ senza applausi da strappare. 

Le nuvole sorvolano/ luminose al tramonto,/ mentre spiaccicate al muro/ lasciano ombre tetre/ al nostro passare.

Indifferenti danzano/ e non ci danno del tu. 

Le nuvole e noi, il titolo della poesia riportata, dimostra quanto affermo sopra. Nella malinconica osservazione delle nuvole che diventano paradigma di elevazione e indifferente distacco al tempo stesso, Jonathan Rizzo inserisce la crudezza della realtà: chi è altro ed oltre, poco si cura di poveri e indegni barzellettieri che falliscono tentativi goffi di volare…

Jonathan Rizzo…

Di origini elbiana è nato a Fiesole nel 1981. Laureato in Scienze storiche si trasferisce a Parigi, dove nel 2016 scrive il suo primo libro, L’illusione parigina, Edizioni Porto Seguro. Nel 2017 pubblica Eternamente Errando Errando, Edizioni La Signoria. L’anno successivo invece, è la volta della silloge poetica La Giovinezza e altre rose sfiorite per le Edizioni Ensemble. Nel 2019 vince il premio poetico Le Parole nel Cassetto edito dal caffè letterario Le Murate di Firenze. Le scarpe del flâneur, pubblicato nel 2020, è il suo quarto libro. 

Dallo scorso anno cura un programma radiofonico per la web radio Garage, dal titolo esplicativo: Al bar della poesia. Inoltre è direttore artistico della programmazione culturale del caffè letterario Volta Pagina di Pisa.

 

 

 

0 0 voto
Voto iCrewers

Le scarpe del flâneur di Jonathan Rizzo è una raccolta di poesie dal duplice aspetto: tra leggerezza e malinconia, forza e crudezza il poeta racconta Parigi e i suoi molteplici aspetti che diventano paradigma della vita. Il tutto con l’anima del flâneur che sa leggere oltre le apparenze.

Altre recensioni

Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
leggi tutti i commenti

Scelti dalla redazione

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
0