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Il tempo dell’orologiaio: perché chiude la saga

Il secondo romanzo dell'Orologiaio di Brest completa il dittico: trama senza spoiler, personaggi e temi da ricordare.

Valentina Paradiso 1 ora fa Commenta! 10
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Il tempo dell’orologiaio di Maurizio de Giovanni è il romanzo che porta a conclusione la storia cominciata pochi mesi prima con L’orologiaio di Brest. Pubblicato da Feltrinelli il 12 maggio 2026, il libro non inaugura quindi una nuova indagine autonoma, ma riprende personaggi, segreti e conseguenze lasciati volutamente in movimento dal primo capitolo. È un dettaglio essenziale per capire come affrontarlo: la stessa casa editrice lo presenta esplicitamente come il volume che chiude la saga dell’Orologiaio di Brest.

Contenuti
Il tempo dell’orologiaio: trama senza spoilerPerché è davvero il finale della saga dell’Orologiaio di BrestCosa ricordare di L’orologiaio di Brest prima di iniziareDal noir al thriller: cosa cambia nel secondo romanzoIl passato storico non è soltanto uno scenarioConviene leggere prima L’orologiaio di Brest?Il tempo dell’orologiaio chiude un racconto iniziato nel 2025

Il romanzo conta 240 pagine ed è inserito nella collana Narratori noir. Chi lo incontra per la prima volta può certamente orientarsi grazie ai richiami disseminati nella storia, ma il suo vero peso emerge conoscendo ciò che è accaduto nel libro precedente. Vediamo quindi, senza anticipare la soluzione dell’intreccio, quali fili vengono ripresi e perché questo secondo volume ha una funzione così chiaramente conclusiva.

Il tempo dell'orologiaio

Il tempo dell’orologiaio: trama senza spoiler

La scheda ufficiale Feltrinelli di Il tempo dell’orologiaio riparte da Carlo Malavasi, nome di battaglia Sergio, ex appartenente alla lotta armata rimasto latitante per oltre quarant’anni. La sua lunga clandestinità a Brest è terminata dopo l’incontro con Andrea Malchiodi e Vera Coen, due persone il cui presente è legato in modi diversi alle ombre degli anni Settanta e Ottanta.

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Nel nuovo romanzo è soprattutto la scomparsa di Vera a mettere in moto l’azione. Andrea, Carlo e Martina, la figlia di Andrea, si ritrovano coinvolti in una ricerca che li obbliga a tornare su una pista vecchia di decenni. Carlo deve confrontarsi con gli ex compagni e soprattutto con la possibilità che, dietro quanto accaduto allora, esistano tradimenti e interessi rimasti nascosti. Il passato, quindi, non funziona come semplice sfondo storico: diventa la chiave necessaria per interpretare il pericolo del presente.

Perché è davvero il finale della saga dell’Orologiaio di Brest

Non è soltanto una definizione promozionale. Feltrinelli parla del libro come della conclusione dell’universo narrativo nato con L’orologiaio di Brest e l’impianto stesso della storia conferma questa funzione. Il primo romanzo aveva costruito una rete di identità, legami familiari e responsabilità storiche, lasciando alcuni destini ancora sospesi; il secondo li rimette al centro e li conduce verso il confronto decisivo.

Il passaggio è evidente anche nella struttura. Se L’orologiaio di Brest lavorava soprattutto sulla scoperta progressiva del passato e sulla sua capacità di modificare il presente, Il tempo dell’orologiaio introduce una corsa contro il tempo molto più netta. Non si tratta più soltanto di capire che cosa sia successo, ma di agire sulla base di quella verità. Per questo il romanzo ha il carattere di un secondo atto più serrato: le domande generate dal primo libro diventano conseguenze concrete e i personaggi devono scegliere cosa fare di ciò che hanno scoperto.

Cosa ricordare di L’orologiaio di Brest prima di iniziare

L’orologiaio di Brest è uscito il 21 ottobre 2025 e rappresenta il primo volume della serie. Nella presentazione ufficiale del romanzo, Feltrinelli descrive una storia costruita intorno a memoria, colpa, innocenza e al rapporto tra padri e figli. I due personaggi inizialmente centrali sono Vera Coen, giornalista impegnata a ricostruire una verità familiare, e Andrea Malchiodi, professore universitario alle prese con una vita personale e professionale segnata da profonde fratture.

Il punto fondamentale da conservare, senza ripercorrere tutti gli snodi del primo volume, è che le loro storie conducono a Carlo Malavasi e a una parte irrisolta della storia italiana. Memoria privata e memoria collettiva finiscono così per sovrapporsi. Non è un caso che il primo romanzo fosse lungo 320 pagine e dedicasse ampio spazio alla costruzione di personaggi e retroscena, mentre il seguito è più breve e può concentrarsi sulle conseguenze di quanto già emerso.

  • Carlo Malavasi, detto Sergio, è la figura che collega il presente alla stagione della lotta armata.
  • Andrea Malchiodi scopre che la propria storia familiare è molto diversa da quella in cui aveva sempre creduto.
  • Vera Coen cerca risposte su un attentato del 1984 e la sua ricerca diventa centrale nel secondo romanzo.
  • Martina, figlia di Andrea, completa il nucleo familiare che nel seguito viene coinvolto direttamente nella ricerca di Vera.

Dal noir al thriller: cosa cambia nel secondo romanzo

Tra i due libri cambia soprattutto il ritmo. Il tempo dell’orologiaio resta legato al noir e alla riflessione sul passato, ma utilizza con maggiore decisione meccanismi da thriller. La scomparsa di Vera stabilisce una necessità immediata, mentre la ricerca di persone e informazioni trasforma la ricostruzione storica in movimento. Il titolo stesso insiste sul tempo non solo come tema, ma come pressione narrativa.

È una differenza importante per chi ha letto L’orologiaio di Brest e si aspetta una replica esatta della sua formula. Il seguito non deve presentare nuovamente l’intero universo: può accelerare. De Giovanni conserva le questioni morali legate alla responsabilità individuale e alle ferite degli anni di piombo, ma le inserisce dentro un meccanismo più urgente. In questo senso il romanzo funziona come seconda parte di un dittico, più che come nuovo episodio di una serie potenzialmente infinita.

Il buon riscontro del titolo è emerso anche nelle classifiche: su iCrewPlay Libri avevamo già segnalato Il tempo dell’orologiaio tra i protagonisti della classifica della narrativa italiana di giugno 2026.

Il passato storico non è soltanto uno scenario

Per affrontare Il tempo dell’orologiaio non serve una preparazione specialistica sugli anni di piombo, ma è utile sapere che il romanzo lavora proprio sulla distanza tra storia ufficiale, memoria personale e verità rimaste nascoste. Carlo appartiene a quella stagione e porta con sé le sue conseguenze per decenni; Vera e Andrea, invece, appartengono a una generazione successiva che ne eredita gli effetti senza aver vissuto direttamente gli eventi originari.

Il risultato è un noir in cui la domanda non riguarda soltanto chi abbia commesso determinati atti, ma anche quanto a lungo una scelta possa continuare a condizionare persone che sembravano estranee a essa. Il tempo non cancella automaticamente responsabilità e traumi: può invece trasformarli, nasconderli e infine riportarli alla superficie.

È anche per questa ragione che la conclusione della saga passa inevitabilmente attraverso un ritorno alle origini. Prima di stabilire cosa sarà dei personaggi, la storia deve mettere alla prova le versioni del passato sulle quali hanno costruito il proprio presente. Verità e conseguenze diventano così due facce dello stesso percorso narrativo.

Conviene leggere prima L’orologiaio di Brest?

La risposta più utile è sì. Il tempo dell’orologiaio è catalogato anche da Feltrinelli come secondo volume della serie e nasce per completare una storia già avviata. Leggerlo separatamente significa perdere buona parte della progressione emotiva relativa ad Andrea, Carlo, Vera e Martina, oltre al significato di alcune rivelazioni già acquisite dai personaggi all’inizio del secondo libro.

La sequenza ideale è quindi molto semplice: prima L’orologiaio di Brest, poi Il tempo dell’orologiaio. I due romanzi sono usciti a meno di sette mesi di distanza e insieme formano un arco narrativo compatto, costruito attorno allo stesso nucleo di personaggi e alla medesima ferita storica.

Per chi sta programmando le letture dei prossimi mesi c’è inoltre una coincidenza interessante: Feltrinelli indica due appuntamenti con Maurizio de Giovanni a Pordenonelegge il 19 settembre 2026. Nel nostro approfondimento su otto libri da leggere prima di Pordenonelegge 2026 abbiamo raccolto altri titoli utili per arrivare preparati al festival.

Il tempo dell’orologiaio chiude un racconto iniziato nel 2025

Il tempo dell’orologiaio va quindi considerato soprattutto come il punto di arrivo di un progetto narrativo in due parti. L’orologiaio di Brest introduceva personaggi apparentemente lontani tra loro e mostrava come le loro vite fossero legate a vicende sepolte da decenni; il seguito prende quelle connessioni come punto di partenza e le trasforma in una ricerca più rapida e pericolosa.

Chi cerca il Maurizio de Giovanni delle lunghe serie investigative troverà qui una costruzione diversa: un universo più circoscritto, pensato per arrivare a una conclusione precisa. Restano però alcuni elementi riconoscibili della sua narrativa, dal peso delle relazioni familiari alla difficoltà di separare giustizia, verità e memoria.

È proprio questo a spiegare perché il secondo libro non abbia bisogno di aprire una nuova saga. La sua funzione è completare quella esistente, riportando al centro i fili lasciati in sospeso e mostrando cosa accade quando un passato apparentemente fermo ricomincia finalmente a muoversi.

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