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Il grido del falco, Renata Bovara

Recensione: Il grido del falco, Renata Bovara

Il grido del falco di Renata Bovara, ecco la recensione!

Il grido del falco  un romanzo di Renata Bovara edito da Elison Publishing, una storia che letta adesso ti fa pensare a una sorta di premonizione, come qualcosa che era già scritto accadesse, seppur con modalità ed intensità diverse.

Il grido del falco: una cover che ti fa riflettere

La copertina si presenta forte quasi impressionante, uno sfondo bianco, in rilievo il profilo sinistro di una donna il cui sguardo pare aver perso la classica vitalità per lasciare il posto alla tristezza, il profilo destro invece vede un falco che si dirama dalla capigliatura della donna: l’animale ha il becco aperto in quello che pare in tutto e per tutto un grido. Cosa ci vorrà dire: che il falco esiste solo nellIl grido del falco, Renata Bovaraa sua testa? O che il suo grido l’avrà ridestata, le avrà fatto comprendere il vero senso di ciò che è successo e perché è accaduto?

Cora Simone è una giovane donna che vive a New York, il fatto che sia giovane lo deduciamo da ciò che leggiamo benché la stessa non venga mai descritta per filo e per segno se non per alcuni tratti.

Una misteriosa pioggia ha portato sulla terra dei batteri che generano una moria tra gli esseri umani. Non bisogna uscire, i superstiti devono rimanere in casa e farsi riconoscere apponendo un segno – ovvero una X – fuori dalla porta: all’esterno ardono fuochi di cadaveri, sembra che l’apocalisse sia arrivata.

La donna vive un conflitto interiore, un amore che la divora e la consuma, la realtà che pare una riproduzione di uno di quei film catastrofici, la disparità di classe sociale che incombe, il grido del falco che la accompagna, lasciando presagire che qualcosa sta per accadere. Come reagirà Cora a tutto questo? Soprattutto, essa riuscirà a superare questa pandemia che sembra albergare non solo fuori, fra la gente, ma anche nel suo io interiore?

«Fuori ci sono soltanto loro, i militari. Ora li ho sentiti gridare dagli altoparlanti. Impongono di non uscire di casa. Chiunque ritenga di non essere stato contagiato, è pregato di segnalare la propria presenza con un segno sulla parte esterna della porta di casa.»

Il grido del falco: a chi sarà davvero diretto il suo grido?

Il libro si compone di ventisette capitoli, ciascuno ha un proprio titolo e una diversa lunghezza, la narrazione è in prima persona, raccontata direttamente dalla protagonista, i dialoghi sono presenti in misura molto ridotta, le riflessioni, le descrizioni di ciò che accade, di cosa prova la narratrice e cosa essa vede attorno a sé assumono carattere preponderante.

Sono presenti varie digressioni di secondo grado che ci conducono dentro ai racconti della protagonista.

Minima la presenza di refusi, quantomeno nella versione e-book.

Nella narrazione sono presenti, in maniera incisiva, similitudini che l’autrice usa per descrivere certe situazioni, un aspetto che ho veramente apprezzato «Le tue dita come i denti di un rastrello con i quali cercavi di riassestarti il resto della capigliatura». Questi parallelismi, infatti, ti fanno comprendere appieno la scena che ti viene descritta perché il paragone te la rende evidente agli occhi «La morte si è aperta sulla sua pelle come le crepe di un vetro scheggiato.»

Questo libro, letto in questo particolare momento storico, come detto, potrebbe quasi sembrare una sorta di previsione, parla di pandemia, ma lo fa in maniera più incisiva e tragica, si parla anche di un vaccino riservato però a pochi eletti, una influenza diversa dalle altre che colpisce il pianeta.

«Un nemico pronto a nascondersi nel corpo degli uomini. Un estraneo dentro casa che aspettava pazientemente il momento di portarsi via tutto, se è vero che il corpo altro non è che l’abitazione dell’anima.»

Un mondo che si divide tra autorizzati, invitati ed illegali, esplicita, insomma, quello che forse oggi si cela: in fondo, e senza volermi addentrare in un discorso su come il mondo abbia oggi classificato noi esseri umani – non è questa la sede -, sappiamo bene che esistono coloro che sono i privilegiati, coloro che stanno in quella sorta di limbo, una via di mezzo insomma, e la base della piramide che vede i derelitti anche noti come gli invisibili ovvero coloro dei quali spesso la società è dimentica.

La storia ci fa toccare con mano lo stato d’animo di Cora, lo puoi provare assieme a lei, questa storia d’amore descritta senza badare ai dettagli di superficie, che va toccare a fondo i sentimenti, quelle sensazioni che si trovano fra pancia e cuore, quelle emozioni che alle volte non riesci ad esternare a voce alta, quell’agonia che sembra strapparti il cuore e portarsi via l’anima, ecco come si sente Cora.

«Appoggiasti il telefonino sul tavolo e, prendendomi la mano, incastrasti le tue dita tra le mie. Ti eri infilato. Eri già dentro di me, col calore della tua pelle e una goccia di luce dagli occhi. È successo in un attimo, come tutto il resto. Soltanto il vuoto, il niente, sembrano durare in eterno.»

La vicenda principale della pandemia non toglie la scena a quella che è la storia personale di Cora che si staglia e si scontra con la prima.

 «Mentre il grido del falco esplode da un angolo appena visibile del cielo, è arrivato il momento di lasciare.»

Questa narrazione comunque segna quella che è la speranza: di tornare a vivere, tornare a sorridere, tornare ad amare, tornare, insomma, ad inseguire i propri sogni.

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Il grido del falco è un romanzo di Renata Bovara edito da Elison Publishing, una storia che letta adesso ti fa pensare ad una sorta di premonizione, come qualcosa che era già scritto accadesse, seppur con modalità ed intensità diverse. Un libro che ti conduce e ti fa sentire, come fossero tue, le sensazioni e le emozioni provate dalla protagonista.

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