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I sette vizi capitali: l’invidia, passione triste e velenosa

Esaminiamo oggi un altro dei sette vizi capitali: l’invidia, un peccato insidioso che avvelena la propria anima e quella degli altri

Oggi parleremo di un altro dei vizi capitali: l’invidia. Questo peccato è caratterizzato da un‘avversione che si prova per chi possiede un bene o una qualità che desidereremmo anche noi. Si tratta di una tristezza per il bene altrui. In latino il verbo invideo significa guardo con ostilità o se vogliamo guardo male, e in effetti è una delle caratteristiche fisiche dell’invidioso.

Nei lessici medievali ti invidio significa non ti vedo o ancora non sopporto di vedere il tuo bene. Ma è sempre Dante che con il suo sguardo letterario fa emergere con un quadro completo l’essenza degli invidiosi, andiamo a scoprirlo!

L’invidia nel Purgatorio dantesco

dante invidia

Al loro arrivo nella seconda cornice del Purgatorio agli occhi di Dante e Virgilio appare solo la nuda parete rocciosa. La vista dei due è ulteriormente messa alla prova quando si tratta di individuare le anime che lì scontano la propria pena; Dante scruta la montagna, ma fatica a decifrare i contorni umani che gli indica Virgilio.

Quando finalmente riesce a identificare gli invidiosi (figure spettrali appoggiate alla livida roccia, coperte da un panno ruvido dello stesso colore), il poeta scopre, commuovendosi fino alle lacrime, che questi hanno gli occhi cuciti con il fil di ferro e dalle cuciture trapelano le lacrime.

La vista evocata nel tredicesimo canto del Purgatorio non è direttamente associata alla conoscenza, ma all’invidia, che nasce negli occhi e si esercita attraverso di loro. Eppure, come vedremo, questo peccato finisce per allontanare dalla verità e dalla ragione, riconfermando il legame originario tra vista e conoscenza. In vita gli invidiosi non hanno davvero guardato il desiderio di felicità degli altri, ma hanno visto solo i beni che possedevano e che loro stessi volevano avere. Così nell’aldilà sono richiamati a vedere con il cuore.

Personaggi letterari invidiosi

iago

Dei sette vizi capitali l’invidia è tra quelli che hanno stimolato maggiormente la fantasia dei letterati e in particolare quella di Shakespeare. Iago è il protagonista indiscusso e cattivo della tragedia di Otello che a causa della sua furiosa invidia darà origine a molti altri delitti, primo tra tutti l’ira omicida di Otello e il suo stesso suicidio.

Altro indimenticabile ritratto letterario di invidioso è senza dubbio Uriah Heep, di Dickens nel suo David Copperfield. qui il personaggio è mosso da avidità, con un modo di fare serpentesco, viscido e ostenta umiltà falsa. Si tratta di un invidioso puro, succube totalmente del proprio vizio e che proprio da esso dipende per poter aspirare ad avere la vita del suo capo e a sposare la figlia di quest’ultimo.

Ultimo personaggio da segnalare è Javert, ne I miserabili di Victor Hugo. In Javert, a prima vista, la spasmodica rincorsa e l’accerchiamento di Jean Valjean potrebbero essere confusi con il senso di impotenza, l’uso intollerante del potere, l’inaccettabilità della sconfitta, ma in realtà essi altro non nascondono, se non un’incontenibile invidia per un uomo in tutto superiore a lui, nel bene e nel male.

La sindrome di Procuste: la malattia dell’invidia

sindrome procuste

Esiste una sindrome, una malattia patologica che colpisce gli invidiosi chiamata sindrome di Procuste. Il nome di questa malattia nasce dalla mitologia greca: Procuste infatti era un locandiere famoso per la sua indole di torturatore, che non tollerava chi era diverso o migliore di lui. Gestiva una taverna fra le colline dell’Attica.

Lì, offriva alloggio ai viandanti. Procuste possedeva un letto dove invitava tutti i viaggiatori a passare la notte. Durante la notte, quando le povere vittime dormivano, ne approfittava per imbavagliarli, legarli e seviziarli. Questo personaggio oscuro perpetrò le sue azioni macabre per anni, finché un uomo di nome Teseo che ha messo fine alle sue malefatte.

In psicologia, con sindrome di Procuste s’intende il disprezzo che una persona sente per quegli individui che hanno maggiori capacità e talento. Non si tratta solamente di una sensazione negativa ma spesso si traduce anche in vere proprie azioni che hanno l’obiettivo di sminuire se non addirittura di sabotare l’altro. Chi soffre di queste sindrome è solitamente frustrato e mette in atto una competitività di tipo negativo che tende a ostacolare l’altra persona per sentirsi meglio.

Differenza tra gelosia e invidia

gelosia e invidia

Invidia e gelosia sono due sentimenti generalmente considerati negativi e che, anche se diversi, possono essere legati. Si prova invidia quando si è infastiditi dal desiderio di possedere gli oggetti, le relazioni o le posizioni di qualcun altro, che siano meritati o meno.

Si prova invece gelosia quando la perdita o la sensazione di perdita non per forza reale del possesso di qualcosa, sia questa un oggetto o una relazione, genera inquietudine, rabbia o semplicemente fastidio.
La gelosia gemerà paura nel Perdere qualcosa che si possiede o nel perdere una persona speciale per l’arrivo di una terza persona. L’invidia invece genera frustrazione, insoddisfazione e desiderio di avere una vita come quella degli altri.

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Sonya Gatto
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