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Eyvind Johnson, un proletario premio Nobel 1974

Eyvind Johnson, scrittore svedese, che da proletario ed operaio autodidatta conquista il Premio Nobel per la letteratura nel 1974

Eyvind Johnson chi era costui? Eyvind Johnson… Mi sembra di averlo sentito questo nome in letteratura! Mi permetto di parafrasare il buon vecchio Don Abbondio di manzoniana memoria per presentare questo scrittore, il cui nome e la cui opera sono certamente conosciuti dal momento che gli è stato assegnato il Premio Nobel per la letteratura nel 1974. 

Probabilmente il nostro Eyvind Johnson non è fra gli scrittori più nazional-popolari in Italia, il suo nome e la sua scrittura sono però legati ad un periodo particolare: il post-sessantotto. E quello non fu certamente un periodo leggero o di disimpegno! Anzi, proprio gli anni Settanta videro l’impegno politico e sociale della gran parte degli intellettuali di tutto il mondo, sulla scia delle lotte politiche e sociali iniziate dagli studenti nel 1968.

Eyvind Johnson: dal lavoro precoce alla scrittura 

Nato in un piccolo centro del nord della Svezia, dove la principale attività era il lavoro nelle cave di pietra, Eyvind Johnson conosce fin da piccolo la triste realtà della perdita, all’età di tre anni resta orfano di  padre, morto di silicosi a causa del suo lavoro nelle cave.  Adottato da uno zio, anch’egli minatore, impara a leggere e scrivere essenzialmente da autodidatta e appena quattordicenne comincia a lavorare dapprima come cameriere, poi come autista e infine in una segheria.

Le esperienze lavorative precoci gli fanno conoscere il mondo sindacale e la politica attiva, entra in contatto infatti con i militanti di un’associazione politica che orbita nel socialismo. Sensibile alle problematiche dei lavoratori e avido di conoscenze culturali che approfondisce sempre da autodidatta, Eyvind Johnson sposa le tesi del socialismo attivo e nel 1919, a Stoccolma, partecipa alle proteste in favore dei diritti dei lavoratori e lo fa anche scrivendo articoli di denuncia che vengono pubblicati in giornali appartenenti all’area della sinistra. 

Comincia così l’itinerario di giornalista e scrittore di Eyvind Johnson: una carriera sudata attraverso il lavoro precoce e duro che però non lo porta all’alienazione sociale, ma lo spinge invece alla conoscenza attraverso lo studio autonomo e poi alla scoperta della  scrittura, capacità innata che Johnson traduce nella sua prima raccolta di racconti, pubblicata nel 1924, I quattro sconosciuti (in svedese: De fyra främlingarna).

eyvind johnson

Il “monologo interiore” di Eyvidin Johnson 

Uno scrittore Eyvind Johnson che dalle sue origini proletarie trae l’ispirazione per i suoi libri denunciandone le condizioni e interpretandone le aspirazioni con uno stile totalmente innovativo per quei tempi. Fu infatti il primo scrittore svedese ad introdurre nei suoi romanzi la tecnica del monologo interiore che Johnson apprende ed imita dal famoso romanzo Ulysses di James Joyce.

Monologo interiore che cos’è?

Il monologo interiore è una tecnica narrativa costituita da un discorso introspettivo che il personaggio fa, appunto, tra sé e sé (discorso diretto). Può avere la forma di un dialogo, nel quale l’io letterario si divide in due figure. Per esempio come nell’Ulisse di James Joyce: “Un puntolino, un cane vivo, ingrandiva a vista d’occhio attraverso la distesa di sabbia. Signore mi si avventerà contro? Rispetta la sua libertà. Non sarai padrone degli altri o loro schiavo. Ho il bastone. Rimani seduto […]”.

Il monologo interiore è caratterizzato da:

  • Mancanza di un verbo introduttivo di comunicazione;
  • Uso della prima persona e prevalenza dei tempi verbali presente e infinito;
  • Comunicazione dei pensieri dei personaggi senza un ordine logico;
  • Espressioni tipiche del linguaggio parlato.

Eyvind Johnson

Eyvind Johnson, le opere principali

 Fra le molteplici opere di Eyvind Johnson, Romanen om Olof, può essere considerato il suo capolavoro. Di ispirazione autobiografica, il romanzo è diviso in quattro parti. Il protagonista Olof, come l’autore, cresce nel Norrland degli anni ’10 del XX secolo. Le esperienze descritte nel romanzo erano nuovi per la letteratura svedese di quel tempo, ma la novità introdotta da Johnson consiste anche nella sperimentazione letteraria tesa alla ricerca del monologo interiore.

Il contenuto del romanzo descrive ciò che avviene nella coscienza del protagonista, mentre l’ambientazione reale è limitata quasi esclusivamente alla stanza del protagonista. Da questo romanzo il regista svedese Jan Troell ha tratto il film Ecco la tua vita, Här har du ditt liv. nel 1966.

In Nattövning, romanzo del 1938, Eyvind Johnson mostra la sua avversione e l’impegno alla lotta contro il nazismo, imperante in Europa in quel nero periodo. L’impegno politico non lo abbandonerà mai e il periodo post-bellico lo vede attivo e critico nei confronti del comunismo svedese. 

L’ultima fase della produzione letteraria di Johnson è dominata da romanzi di ambientazione storica. Nel 1946 esce il romanzo Strändernas svall, nel quale riprende il motivo omerico del ritorno a casa di Odisseo. Anche il romanzo Drömmar om rosor och eld mostra l’interesse di Johnson per la storia. Ambientato nella Francia del tempo di Richelieu, descrive i processi agli eretici, nei quali si possono rintracciare allusioni ai processi della censura sovietica. 

Eyvind Johnson ebbe anche una fertile attività di traduttore, fra gli autori tradusse anche diverse opere di Jean-Paul Sartre e Jules Verne. Nel 1974 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:
Per un’arte narrativa, lungimirante in terre ed epoche, al servizio della libertà.

Muore il 25 agosto del 1976. Le sue spoglie riposano nel Skogskyrkogården di Stoccolma.

Ed ecco la risposta al quesito iniziale, caro lettore, Eyvind Johnson è uno scrittore da scoprire e approfondire, uno dei tanti nel panorama della letteratura internazionale che ha avuto molto da dire e raccontare, sia con la sua storia personale che con le opere che ci ha lasciato. 

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Confesso che è il mio primo approccio con questo scrittore che conoscevo solo vagamente di nome… e mi riprometto di approfondire, penso che anche un autore del passato possa dire molte cose. Gli autori, scrittori o poeti, quando “dicono qualcosa”, non conoscono tempo.
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