La lettura del libro “Il dono“, iniziato qualche giorno fa, procede. In questo articolo vorrei descrivere quelli che, a mio avviso, si stanno rivelando i punti di forza e di debolezza del testo.

Thumb up!

Credo che i libri a metà tra saggistica e manualistica abbiano una marcia in più; permettendo al lettore di mettere subito in pratica le conoscenze. Questo consente una valutazione personale dei contenuti e la loro applicazione alla nostra realtà, necessariamente diversa da quella dell’Autore.

Apprezzo anche l’invito ad essere consapevoli dei propri pensieri e dei propri atteggiamenti in quanto contribuiscono a formare il “vissuto”.

I capitoli di “Il dono” sono agevolissimi e ricchi di esempi tratti dalla vita di Fabio. Questi ultimi sono immediati ed è facile immedesimarvisi.

Sto leggendo il testo nelle ore serali, prima di dormire. Un testo riflessivo -senza essere super impegnativo- aiuta a fare il bilancio della giornata e a riflettere a più ampio raggio.

Thumb down!

Personalmente, non sono una fan della PNL. In particolare, all’interno del libro, non concordo con il definire “inconscio” ciò che è -più semplicemente- un atteggiamento.

In termini psicologici, se osserviamo la catena formata da credenze e atteggiamenti, quest’ultimo appare come l’elemento più semplice da modificare. L’atteggiamento è “il prodotto di facciata”; la credenza è il frutto dell’elaborazione cognitiva.

Per ulteriori approfondimenti, rimando a:

Psicologia Sociale (Palmonari – Cavazza, Ed. Il Mulino) e Ricerche e Protagonisti della Psicologia Sociale (Palmonari – Cavazza, Ed. Il Mulino).

In generale, la critica mossa alla PNL dall’ambito scientifico è quella di modificare “la superficie” affermando di aver modificato le profondità, l’inconscio.

In quest’ottica, le affermazioni sulla facilità di riscrivere l’inconscio meritano di essere accolte con un certo scetticismo.

Ad ora, credo che “Il dono” meriti di essere letto. E’ effettivamente ricco di affermazioni un po’ iperboliche, ma basta ignorarle. Il messaggio di fondo – il ruolo della mente nel determinare la nostra realtà- mi sembra valido e non vedo l’ora di parlarne anche da un punto di vista più legato alle neuroscienze!

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