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Vittorino Curci

Vittorino Curci: 7 strumenti per fare poesia

Vittorino Curci poeta, musicista e tanto altro ancora, racconta la sua poetica articolata in 7 strumenti

Vittorino Curci è uno di quei nomi che a sentirli richiamano alla mente quegli artisti poliedrici che hanno fatto e fanno, dell’arte a tutto tondo uno stile di vita: dalla poesia alla musica, dalle arti grafiche al teatro al cinema. Si può affermare senza timore di essere smentiti che l’arte sta a Vittorino Curci, come il sassofono sta alla musica jazz. Un binomio fondato su una relazione profonda. 

Non a caso cito il sassofono: questo strumento dal suono caldo, ovattato e sensuale non ha misteri per Vittorino Curci che, non altrettanto a caso, si autodefinisce “improvised music”, improvvisatore musicale, oltre che poeta. Da bravo musicista jazz, stile musicale che fa dell’improvvisazione un quasi vangelo, Curci è talmente in simbiosi con il suo sassofono che non ha bisogno di spartiti scritti. Semplicemente improvvisa, come solo i grandi possono fare. 

Vittorino Curci

fermiamo qui il racconto/ perché qui la musica si fa incerta/ come un dolore chiuso/ tra due corpi

nel teatro delle variazioni e dei/ ritorni sei soltanto un grido/ esausto, quella sostanza umana/ che susciti con lingua mortale, quella terra sconsolata/ sfuggita alle carte geografiche/ dell’eterno.

Nato e residente a Noce, in provincia di Bari, classe 1952, Vittorino Curci ha al suo attivo un bel numero di raccolte poetiche, l’ultima delle quali Poesie, opera omnia che raggruppa la sua produzione dal 1977 al 2020. Pubblicata dalle edizioni La vita Felice, il 19 marzo 2021, con la prefazione di Milo De Angelis, ha in prima di copertina proprio i versi che ho riportato sopra. Ad una prima e superficiale lettura, il connubio musica-poesia è più che evidente, poeta e musicista convergono. Del resto è pure logico che l’uno influenzi l’altro: musica e poesia non sono distanti, anzi. La poesia degli albori nasce come parola che accompagna la musica.

Non è comunque l’ultima pubblicazione di Vittorino Curci l’argomento della rubrica Poesia e vita, vita è poesia di oggi: magari lo riserverò ad un prossimo appuntamento, meglio ancora se a lettura avvenuta. Oggi, per il nostro appuntamento settimanale, voglio fare riferimento al pensiero di Curci in merito alla costruzione poetica. La poesia è certamente istinto, emozione sentimento ma è anche costruzione, oserei dire architettura.  

Ora se per la musica non gli occorrono spartiti né estenuanti prove, dal momento che sa come trarre note dal suo sassofono pescando nell’estro e nell’istinto, cosa differente è per la poesia, arte per la quale Vittorino Curci immagina e redige ben sette strumenti, intesi come regole da seguire ovviamente e non da suonare. Perdonami, caro lettore, la scontata precisazione ma fra sassofoni e strumenti poetici non vorrei creare nessuna confusione.

E, in ogni caso, è meglio essere chiari nel tentativo di spiegare i concetti di base che un autore adotta per la sua scrittura poetica o prosaica: non ci si improvvisa poeti né scrittori. Oltre all’estro, alla fantasia, alle emozioni e ai sentimenti sono necessarie conoscenze tecniche di base per poter scrivere bene, soprattutto in poesia.

vittorino curci

I “7 strumenti” di Vittorino Curci

Vittorino Curci, come dicevo, spiega in una sua pubblicazione di qualche anno fa, La ferita e l’obbedienza, che la poesia non può essere frutto di un’impressione momentanea né tanto meno di improvvisazione. Concetto che mi trova concorde su tutta la linea: mi fa letteralmente inorridire chi si accosta alla poesia con la presupponenza che andare spesso a capo, usare rime, linguaggi aulici o altre varie amenità di questo tipo, sia il passe-partout per auto-proclamarsi poeta. I veri poeti non sanno di esserlo, sanno invece quanto la poesia sia ben altro. E mi fermo qui perché è un discorso che ho affrontato moltissime volte…

Schematizzando in sette precisi punti l’autore afferma di utilizzare 7 strumenti per scrivere una poesia:

  1. Io costruisco le mie poesie così come un tempo venivano costruite le case di questi nostri paesi: cioè dall’interno.
  2. La poesia è una composizione di parole. Il che vuol dire che essa è fatta soltanto di parole. Utilizzando le parole, io inizio una lunga e spossante discussione con me stesso. Alla fine però, non posso continuare a discutere, sono costretto a scegliere: una buona poesia è il risultato di una buona scelta. 
  3. Il problema che mi pongo ogni giorno è quello di scrivere testi che non siano ancora stati scritti. Poesie che nascano da uno scarto rispetto a tutto quello che in un modo o nell’altro, appartiene al passato o alle sue convenzioni.
  4. Per me, la poesia non racconta qualcosa ma costruisce una realtà. 
  5. Grazie a questa realtà il poeta ha la possibilità di creare un suo mondo che può piacere o no… Ma questo non è importante. 
  6. Una cosa che ho capito benissimo è che la poesia ha bisogno di cesure, respiri, soste, silenzi.
  7. Che cosa ci si deve aspettare da una poesia? Deve dirci qualcosa di noi. Qualcosa di profondo che abbia che fare con quella verità di cui tutti possiamo capire. L’unica cosa che posso dire è che tutte le volte che siamo nei paraggi della verità, proviamo una sana commozione. E questo ci spinge a diventare, ogni giorno di più , degli esseri umani migliori. 

Il ruolo della poesia secondo Vittorino Curci 

La ferita e l’obbedienza è una delle tante pubblicazioni di Vittorino Curci: giunta già all’ottava edizione nel dicembre 2017, si compone di una raccolta di brani in prosa a carattere essenzialmente autobiografico, sottolinea il pensiero dell’autore in merito a vari argomenti  e in particolare alla funzione della poesia. Oltre ai sette punti-cardine citati sopra che ben chiariscono le regole basilari della poesia secondo la sua visuale, Vittorino Curci indica chiaramente che la poesia deve svolgere un suo ruolo specifico nel contesto sociale e civile…

La poesia secondo l’autore è impegno e nello stesso tempo salvezza: il ruolo del poeta è quasi sacerdotale. Egli deve difendere e custodire ” il valore naturale della poesia legato alla bellezza”. La poesia è quindi un modo di vivere, una scuola che insegna ad affrontare la vita stessa e a guardarla con occhi nuovi.

E tutto questo devo ammettere che mi piace molto e coincide perfettamente con gran parte del pensiero che coltivo da sempre, in merito alla poesia.  A fine articolo, caro lettore, devo ammettere che Vittorino Curci è uno di quegli autori che conosco soltanto per sentito dire ma che mi riprometto di leggere quanto prima. Non si può ignorare un poeta con una visuale di tal portata. 

 

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Che cosa ci si deve aspettare da una poesia? Deve dirci qualcosa di noi. Qualcosa di profondo che abbia che fare con quella verità di cui tutti possiamo capire.
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