Le acque del sonno eterno Book Cover Le acque del sonno eterno
Maria Cristina Pizzuto
fantasy
Policromia
17 luglio 2019
Kindle e cartaceo
152

SARA, rimasta orfana a causa di un incidente, è costretta ad andare a vivere al castello del suo austero zio Alberto, in una cittadina chiamata Pomlete.Al suo arrivo è accolta con estrema freddezza ma, con il passare dei giorni, fa amicizia con Marta, la cuoca, e con Erika, la moglie defuntadello zio.Saranno proprio lo spirito di Erika e la pazienza di Sara a sciogliere il cuore arido e indurito di Alberto, trasformandolo in una persona cordiale e amabile.Nonostante i ripetuti moniti di Erika di stare lontana dall’acqua, Sara deciderà di trasferirsi in un paesino nei pressi di una diga, dove troverà la sua indipendenza e l’amore al fianco di Francesco, fino al fatidico giorno in cui la diga riverserà le sue acque sul centro abitato, trasformando le loro vite per sempre...Questo racconto vuole ricordare il disastro provocato dalla rottura della diga del Vajont, che in una sola notte ha causato mille e novecento morti.Tragedia che poteva essere evitata e che ha causato danni all’ambiente e alle persone, devastando un intero paese.Sebbene la narrazione sia puramente fantastica,vuole mettere in risalto come vite diverse vengano spezzate in poco tempo, per motivi futili e prese di posizione politico-economiche.Questa storia è stata scritta per non dimenticare, per sottolineare che la superficialità umana spesso portaalla distruzione di vite, gremite di desideri ed emozioni. L’Uomo diventa, qui, il dio di se stesso. Un suo errore può varcare il limite della vita e della morte, ed egli si fa autore di misfatti che potrebbero benissimo essere evitati. È un urlo a chiunque possa decidere delle sorti dell’umanità a essere più responsabile in ciò che si fa e si esercita, a prescindere dai giri economici e di potere.“Le acque del sonno eterno” vuole implorare tutti gli uomini a imparare dai nostri stessi errori. Sbagli che hanno portato a catastrofiche conseguenze spezzando l’esistenza di molte vite umane.Collana Policromia

Caro Icrewer oggi ti propongo un romanzo molto particolare che utilizza il genere fantasy per parlare del rapporto natura – uomo e per mantenere viva la memoria di una tragedia come quella provocata dalla rottura della diga del Vajont, che ha causato morte e distruzione.

Anche il cinguettio degli uccelli in fuga pareva un suono flebile, lontano, in mezzo a quell’urlo tonante di una natura imprigionata per anni dietro le mura di una diga.

diga Vajont

Si tratta di “Le acque del sonno eterno” di Maria Cristina Pizzuto, edito Policromia, autrice anche di “Boccioli di rose” e “Il bacio del mare“.

La storia ha come protagonista una bambina di dieci anni, Sara, che ha perso i genitori e va a vivere dallo zio Alberto, un uomo indurito dal dolore per la morte prematura della moglie Erika. La storia si svolge a Pomlete, nel misterioso castello di proprietà dello zio dove assistiamo al viaggio tormentato e a tratti inquietante di questa bambina, che cerca la sua dimensione, quella che possa consentirle di sopravvivere alla tragedia che l’ha colpita.

La rincorriamo tra le stanze proibite del castello, i suoi corridoi, i boschi e i prati intorno, le vie di Pomlete; e attraverso i suoi sogni, le fantasie, e le premonizioni dello spirito di Erika.

“Solo la luce della lanterna della carrozza rischiarava pochi metri di selciato, in quella notte di pece; neanche gli alberi si vedevano ai loro fianchi, e si sentiva solo l’ululato di qualche creatura boschiva e il fruscio delle foglie mosse dal gelido vento. Piccoli chicchi di pioggia cadevano sul terreno infangato.
Presa dalla paura delle tenebre più buie, Sara chiuse gli occhi sforzandosi di rammentare la tiepida aria che si respirava nella grotta appena visitata.”

La scrittura di questa autrice è “sensoriale”, le descrizioni ti catturano e sembra quasi di sfogliare un grande libro illustrato con le pagine dai colori forti e le immagini nitide. Tutti i sensi sono coinvolti in questo romanzo che ci mette in ascolto del cuore palpitante della natura e di quello tremante di Sara, ci inebria con l’odore della terra e dei suoi frutti e fiori, e colpisce l’occhio con i suoi colori quelli più sgargianti e quelli tetri e spaventosi.

Il personaggio di Sara mi è piaciuto, lei è una bambina quando perde i suoi genitori e nonostante questo affronta la tragedia con grande forza e coraggio. La sua curiosità e fantasia la aiutano nei momenti difficili e grazie a questa sua caratteristica trova la sua strada nonostante tutto.

Erika, il fantasma della zia, è un personaggio fondamentale, forse la vera protagonista della storia. Rappresenta, secondo me, la natura imprigionata. Mette in guardia Sara che impersona “l’umanità”, che purtroppo anche se innocente, pagherà insieme agli altri.

La figura dello zio Alberto è un pò in ombra, e anche se sembra che nel tempo faccia un percorso di avvicinamento a Sara e alla vita, non seguiamo attraverso la narrazione questo processo.

Ciò che risalta nel racconto è la natura, la sua forza, la sua bellezza e il terrore che può incutere quando le sue ragioni non sono rispettate: l’acqua, in particolare, è l’elemento della natura protagonista del romanzo che dà vita e può toglierla.

La storia si svolge in due dimensioni quella fantastica e quella reale, che si intrecciano e si fondono in maniera armoniosa, mentre manca un pò l’approfondimento sui personaggi che non si impongono sul resto, hanno poco spessore e non risalta bene il loro percorso interiore.

Questo romanzo ispira ad avere cura dell’ambiente, risorsa preziosa dalla quale dipende la nostra vita. Ne abbiamo conosciuto molte volte la sua potenza terrificante come ad esempio proprio nel caso della tragedia del Vajont, che deve assolutamente essere un monito all’intervento sconsiderato dell’uomo sulla natura.

Il viaggio che compie Sara è un percorso che serve a ritrovare la sua dimensione, quella che la vita le ha negato togliendole prematuramente i genitori e che lei ha ricercato caparbiamente trovandola nella libertà di scegliere per sé stessa.

La cura: il RISPETTO per noi stessi e per la natura è la cura.

Per il tema trattato e per la bellezza delle descrizioni Ti consiglio questo libro e come sempre: buona lettura!

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