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Recensione: The soul of sex

Quest’oggi ho terminato il libro “The Soul of Sex” a firma di Thomas Moore. Si tratta di un saggio relativo alla sessualità, da un punto di vista filosofico e psicoanalitico.

A prima vista, potrebbe apparire una lettura complicata, ma l’immediato rimando alla vicenda di Eros e Psiche (Apuleio), contribuisce a rendere il testo più accogliente o, almeno, collocabile in un panorama culturale specifico.

L’argomento da cui prende le mosse l’intero saggio è condiviso dalla psicoanalisi e dalla cronaca: viviamo in una società che fruisce di contenuti sessuali in modo predatorio e compulsivo.

Per predatorio si intende la reificazione dei corpi ed il loro utilizzo -all’interno di alcune trame più pornografiche che erotiche- al di là della dimensione affettiva e relazionale. La compulsività si riscontra ogni volta che l’uso di determinati filmati ed immagini è motivato da una simil-astinenza.

Thomas Moore, psicoterapeuta, non manca di condividere alcuni aneddoti tratti dalla sua esperienza con i pazienti: timori, inibizioni, paure, eccessi. Da ciò traspare come non siano solo gli aspetti patologici ad interessarlo, ma ogni approccio rigidamente moralista. Questi vengono, nell’arco del libro, descritti come inadeguati a garantire una sessualità sana e vicina alla spiritualità.

Una strana coppia

Normalmente, appare strano vedere accostati i termini sessualità e spiritualità. Quest’ultima, non di rado confusa con la religiosità, appare lo strumento ideale per frenare ogni pulsione e fantasia, nel nome di un’ adesione alle norme comuni.

Moore ribalta la prospettiva individuando nella spiritualità quella tensione -umana e preesistente ad ogni religione organizzata- al bello, al sensuale e alla dimensione del gioco, che pure caratterizza l’eros.

L’autore conferisce alla spiritualità la capacità di comporre i frammenti del Sè, restituendoli alla consapevolezza trasformati. Il rinnovamento che ne consegue diventa foriero di cambiamento nell’individuo, nella coppia e nella famiglia.

Quest’ultima, in chiave analitica, cessa di comprendere solo il proprio nucleo, ma abbraccia le generazioni precedenti e l’eredità simbolica che hanno trasmesso: i pudori, le inibizioni, la vergogna connessa alla nudità. Comprendere ciò che si è ricevuto diviene, quindi, il primo passo affinchè il passato abbia una pensabilità nuova.

Questo libro è per te se…

…sei appassionato di psicoanalisi. Nel caso, questa lettura può essere davvero stimolate. E’ doveroso dire che si tratta di un testo un po’ datato, ricco di simbolismi e termini un po’ lontani dal parlare comune. Nel corso dei capitoli, traspaiono l’eredità di Freud e Jung, più citati rispetto ad altri protagonisti dell’analisi.

Lo sconsiglio se…

…aderisci ad una prospettiva più scientifica ed evidence based. Se è così, potresti trovare tutta la trattazione molto astratta, quasi fumosa. (Don’t worry, i prossimi titoli non ti deluderanno!)

 

 

 

 

 

 

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