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Stefano Fortelli, Versi dall’aldilà. Recensione

Stefano Fortelli, autore già noto alla nostra rubrica di poesia, con la seconda edizione di una raccolta di versi dal titolo particolare: Versi dall'aldilà

La raccolta di poesie Versi dall’aldilà di Stefano Fortelli, curata da Helios Edizioni e pubblicata nel settembre 2021 è la seconda edizione di L’ultimo giorno (Versi dall’aldilà) pubblicata lo scorso anno, 2020, sempre nel mese di settembre. Una seconda edizione che comprende l’aggiunta di tredici brani poetici in lingua napoletana. 

Il primo impatto con la raccolta di Stefano Fortelli è stato con il titolo… E qui apro una doverosa parentesi premettendo che ho già avuto modo di conoscere la sua scrittura poetica: Stefano Fortelli è stato infatti già ospite di Poesia e vita, vita è poesia con la raccolta di versi Il martello nella testa, altro titolo non propriamente comune. Come non è comune Versi dall’aldilà 

Il titolo che un autore, in generale, sceglie per i suoi libri è già un biglietto da visita. E, in particolare, il titolo di una raccolta di versi è ancora più indicativo dei contenuti. Trovandomi davanti ad un titolo come Versi dall’aldilà, la prima sensazione senza nemmeno aver letto il nome dell’autore, è stata quella di avere fra le mani una raccolta di versi forse surreali o metafisici o forse un po’ sulla scia di Spoon River dove l’autore, il grande Edgar Lee Master, fa parlare gente passata a miglior vita… Perdona questo modo di esprimermi caro lettore ma qui siamo quasi in famiglia dopo quasi tre anni di rubrica dedicata alla poesia…

Versi dall'aldilà, Stefano Fortelli

Versi dall’aldilà un titolo indicativo per Stefano Fortelli

Un primo impatto, dicevo, che però non deve condizionare la lettura di un qualsiasi libro, a maggior ragione non deve mai condizionare la lettura di una raccolta di versi, in quanto ogni brano poetico è una storia a sé stante, a meno che non si tratti di un poema o di un poemetto. Quindi, è ovvio che sono andata oltre il titolo ma non senza la curiosità di capire di quale “aldilà” volesse parlare Stefano Fortelli. 

Iniziata la lettura, il primissimo riscontro è stato che Versi dall’aldilà non è un poema né un poemetto né una raccolta a tema unico ma è una raccolta di versi tecnicamente liberi, una raccolta composita dove le tematiche affrontate sono varie pur avendo in comune un unico punto di osservazione: quello dell’autore.

Già nella prefazione, curata da Pino Imperatore, un’immagine calzante esprime tale caratteristica: il prefatore richiama infatti alla memoria del lettore un famoso quadro del pittore tedesco Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, che mostra un uomo di spalle davanti ad un paesaggio immerso in una distesa di nebbia. Quella immagine calza a pennello con l’atteggiamento di Stefano Fortelli davanti a ciò che narra nei suoi versi.

È proprio come se l’autore, fisicamente e mentalmente, si ponesse al di là di ciò che direttamente o indirettamente lo coinvolge e riversando nei versi i suoi stati d’animo, quasi se ne distacca osservandoli da lontano.

Mi riserverò uno spazio/ volutamente piccolo/ sarà vuoto,/ senza desideri né sentimenti/ Tutto sarà filtrato:/é così che lo voglio/Osserverò il mondo/senza esserne coinvolto/… […] (Disillusione)

Stefano Fortelli: un aldilà come punto di osservazione 

In gran parte dei brani poetici contenuti in Versi dall’aldilà, Stefano Fortelli mantiene un atteggiamento di distaccata osservazione e dolorosa riflessione: il suo guardare al di là di ogni apparenza non può comunque nascondere oltre ogni limite il travaglio interiore che invece serpeggia in tutta la raccolta:

È così da tempo ormai/ che penso al passato come fosse presente/ Vivo il presente sperando nel futuro/ Guardo al futuro immaginando il passato/ La coscienza mi parla d’altro/ nè la realtà mi illude/ È così che da tempo sopravvivo. (Così)

Una sopravvivenza che si nutre di passato, presente e futuro quasi “sheckerati” insieme in un eterno qui ed ora, attuale e distante allo stesso tempo; uno stato interiore che vorrebbe prendere le distanze dal travaglio esistenziale ma che non può farne a meno, perché farne a meno significherebbe il nulla.

Se da un lato Stefano Fortelli anela al nulla, quasi in attesa di una morte che è inevitabile per chiunque, in quanto rappresenta la fine di ogni dolore, dall’altro nonostante tutto, resta ancora in attonita attesa, un’attesa forse indefinita e aleatoria, in cui sa di non essere solo:

Vomito versi/ neri come pece/ Ho paura fratello poeta/ paura che dall’altra parte del mondo/ tu stia scrivendo le stesse parole;/paura che tu stia scoprendo/ le stesse verità/ (Comunanza)

Stefano Fortelli

È paura o speranza quella che prova Stefano Fortelli nei suoi versi?

Lascio l’interpretazione al lettore, perché la bellezza della poesia è proprio in questo: ognuno può leggerci ciò che vuole e interpretare ogni singolo verso secondo la propria sensibilità o il proprio vissuto.

Versi dall’aldilà in lingua napoletana 

Un discorso a parte invece va fatto per la sezione in lingua napoletana contenuta in Versi dall’aldilà. Discorso a parte in quanto Stefano Fortelli, esprimendosi in napoletano (sottolineo, il napoletano è una lingua, non un dialetto) cambia volto, anche se le tematiche restano uguali. 

Sarà forse la musicalità della lingua napoletana ma i brani risultano più fluidi e più sciolti e soprattutto più ricchi di ritmo e armonia, cosa che non guasta affatto parlando di poesia. Non so se Stefano Fortelli sia al primo esperimento in napoletano oppure abbia già avuto esperienza nel settore, ma mi consento di dire che insistere e tentare ancora, magari con una raccolta più omogenea e in lingua napoletana, non sarebbe per niente una cattiva idea. 

Stefano Fortelli

Stefano Fortelli nasce nel 1965 a Napoli, città dalla quale non si è mai allontanato e dove tutt’ora vive. Nonostante il forte legame con la terra natìa, ama definirsi un “napoletano sui generis”, sia per il suo animo oscuro e tormentato, ma anche per il rifiuto di tutti i luoghi comuni associati alla napoletanità. È tuttavia fuori di dubbio, quanto la storia,  la cultura e le contraddizioni  partenopee, abbiano contribuito  alla sua formazione caratteriale e artistica. Da conoscitore a appassionato di musica, nel 2014 comincia a dedicarsi alla stesura di quelli che, nel suo immaginario, devono rappresentare testi di canzoni, per scoprire, ben presto, una maggiore attitudine alla parola poetica. Intraprende un percorso di scrittura con il chiaro intento di creare uno stile originale e riconoscibile, seppure in continua evoluzione. Appassionato d’arte in tutte le sue forme, partorisce l’idea di realizzare opere artistiche utilizzando antiche valvole termoioniche, fondando nel 2017 il duo ION. Ha pubblicato L’ultimo giorno (versi dell’aldilà) (2019) e Il martello nella testa (2020).

 

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Riflessioni su temi universali quali il fluire del tempo e della vita, il rimpianto, la disillusione, la coscienza, l’incertezza ed i tanti quesiti irrisolti che ci portiamo dentro, queste in sintesi le tematiche di Versi dall’aldilà di Stefano Fortelli. Il linguaggio utilizzato è moderno, diretto, discorsivo. La raccolta contiene una piccola sezione  lingua napoletana  comprendente brani poetici fluidi e musicali.

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