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Sogni di carta: intervista al Premio Strega Giovani Marco Missiroli

Intervista a Marco Missiroli, vincitore del Premio Strega Giovani e candidato al Premio Strega con il romanzo Fedeltà

marco missiroli
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Come ben sai, gli ultimi giorni dell’anno sono quelli utili per fare bilanci e riassunti di come sono andati gli ultimi trecentosessantacinque giorni che abbiamo vissuto.

Se diamo uno sguardo al 2019 letterario, spicca senza dubbio il nome dell’autore Marco Missiroli che ha pubblicato il suo romanzo Fedeltà a febbraio e che con questo lavoro si è aggiudicato in estate il Premio Strega Giovani entrando anche nella cinquina dei finalisti del prestigioso Premio Strega.

Ho avuto la fortuna e l’onore di intervistare, qualche giorno prima di Natale, proprio Marco Missiroli, che ringrazio di cuore per la simpatia e la disponibiltà. Con lui abbiamo parlato sì del romanzo e del premio ricevuto, ma anche del suo mestiere di scrivere a trecentosessanta gradi.

E dunque, amico lettore, non ti rubo altro tempo e ti lascio alle parole di questo grande autore contemporaneo augurandoti buona lettura.

 

Buongiorno Marco, e grazie della disponibiltà. A me piace sempre iniziare dal principio, dalla genesi delle storie, e la tua carriera da scrittore è una storia molto interessante. Riesci a ricordare il momento in cui hai deciso che nella vita avresti scritto libri?

Sì! Ero alle poste di via Mascarella a Bologna, avevo in mano la busta di una bolletta del gas che dovevo pagare, e siccome era una bolletta che stavo aprendo all’ultimo momento, ho capito che in una busta chiusa potevano vivere sia il terrore della cifra che poi avrei dovuto pagare, sia la voglia invece di capire che cosa sarebbe successo una volta scoperta la questione. Quindi in qualche modo terrore e voglia di aprire coincidevano. In quel momento ho capito che avevo una storia in mano e così ho pensato, ideato, un bambino che portava una busta chiusa all’interno della cartella che conteneva dentro di se dei nomi che sarebbero dovuti essere uccisi dal padre. Quella idea era una idea troppo forte per non essere scritta e io che fino ad allora non avevo mai scritto niente, ne mai letto un libro per scelta, ho iniziato a scrivere.

Una storia bella e curiosa! Il tuo approccio all’arte della scrittura come è? Ti imponi la regola di scrivere un numero prefissato di ore o pagine al giorno o segui l’ispirazione?

Sì, sì! È fondamentale imporsi una regola. Essendo straziante scrivere, per fatica e per sforzo, mi ha davvero dato una mano eccezionale avere quello che i miei amici chiamano il  “metodo missi”. È ferocissima come metodologia: divido la pagina elettronica in un formato con cm 14 x 21, facendola diventare una sorta di piccolo libro, e ogni giorno mi impongo di scrivere una pagina, costi quel che costi. Questo significa che non farò mai più di una pagina, mai meno di una pagina e il trucco è arrivare alla fine della pagina sapendo già come si andrà avanti il giorno dopo. Questo mi permette di fare un libro di duecento pagine in duecento giorni. È il metodo della formica: piccoli obbiettivi ogni giorno per poter arrivare alla fine. 

Tu sei abituato a vincere premi letterari fin dal tuo esordio. In questo senso cambia la percezione del lavoro svolto? Cioè mentre scrivi un romanzo ti capita di pensare che non puoi deludere le aspettative di chi si aspetta un altro tuo grande lavoro?

Questa è una grande domanda. Una domanda capitale. Credo che le cose migliori che ho scritto le ho scritte sapendo che non le avrei mai pubblicate ma infine poi sono uscite. Quindi durante la scrittura, sapendo che non sarebbero diventate pubbliche, ero arrivato alla conclusione che potevo essere libero. Non avevo il pensiero che c’era qualcuno che le aspettava per essere lette. Nei romanzi invece che sapevo sarebbero arrivati ad un pubblico probabilmente ci ho messo un po’ di pudore in più e quindi li ho un po’ raffreddati. Questo porta alla grande verità della letteratura: sbattersene!

E Fedeltà? Mentre lo scrivevi sapevi che sarebbe stato iscritto al Premio Strega o lo avete deciso dopo con l’editore?

No, l’abbiamo deciso assolutamente dopo. Io non sapevo neanche se l’avrei pubblicato. Ogni libro che inizio non so mai dove mi porta e se lo finirò. Quindi abbiamo davvero deciso dopo. Certo avevo su di me delle pressioni perché il libro precedente Atti osceni in luogo privato era andato talmente bene che sapevo mi avrebbero aspettato al varco.

Idealmente Fedeltà è il seguito di quel libro?

No, non è il seguito. Però sicuramente è congruo. Sopratutto all’inizio quando i protagonisti hanno l’età che avevano alla fine i protagonisti dell’altro. Atti osceni finiva con i protagonisti trentaquattrenni e fedeltà inizia che hanno trentacinque anni.

In Fedeltà racconti come cambia il rapporto di coppia nelle varie generazioni. A me viene da pensare ai nostri genitori, che appartengono a quella generazione che non si lascia neanche se casca il mondo. Noi, e sopratutto chi viene dopo di noi, si lascia con una facilità incredibile. Secondo te perchè?

Perchè c’è una ipertrofia dell’io. È diventata una società narcisistica in cui i valori contano meno, e anche se vogliamo, le finzioni contano meno della verità. Penso che siamo diventati talmente sinceri, anche a causa della possibilità di comunicazione esplicita attraverso i social network, che non riusciamo a tenere dentro una resistenza. Non resistiamo più a una tentazione, non resistiamo più al fatto di poter avere tutto subito e quindi “svacchiamo” e buttiamo tutto in malora. E allora a quel punto lì crediamo di essere molto più fedeli a noi stessi che agli altri, in verità quello che attuiamo è spesso l’egoismo. La diatriba è veramente totale: siamo esseri fedeli a noi stessi o esseri fedeli agli altri? Questa è la questione capitale.

E quale di queste due fedeltà è la più facile secondo Missiroli?

Credo sia più facile essere fedeli agli altri.

Fedeltà

Mi trovi pienamente allineato con questo pensiero. Come ti è venuta l’idea di infilarti nei meandri del rapporto di coppia e della fedeltà? Nel libro fai vedere non solo il punto di vista di chi tradisce, ma anche quello dell’amante, di chi contribuisce a rovinare la famiglia. E questo penso non sia un percorso facile. Sbaglio?

È un percorso difficilissimo in effetti. Un percorso che mi ha portato anche alla questione più delicata di tutte, che è quella di capire se l’amante è davvero un amante oppure è un aiutante che aiuta a scoprire se stessi. Bisogna stare attenti a definire le parole per quello che sono. Amante è una parola che può avere una concezione sbagliata ma a volte può essere giusta: amante è colui che ama. E chi ama è colui che sta sbagliando oppure che sta cercando se stesso? Questa penso sia la cosa migliore che ha messo in luce Fedeltà. 

Nel tuo romanzo hanno anche una grande importanza i luoghi: Milano e Rimini sono le due città in cui è ambientata la storia, ma anche le due città della tua vita. In che modo influenzano la tua scrittura? 

Beh, Milano è la città che mi ha acquisito successivamente, Rimini quella da cui provengo. In qualche maniera sono due luoghi di relazioni. Rimini è una città di relazioni importantissima perché conserva le mie radici e Milano è la città che le ha accolte, e non è detto che chi accoglie lo sappia fare nella maniera più giusta. È un grande dialogo tra una madre che ti lascia e una madre che ti accoglie, quindi questo contribuisce a creare davvero dei processi narrativi importanti.

E chi è più fedele, Rimini o Milano?

Penso Rimini, perché mi da sempre la stabilità di quando sono nato. Milano ti da, e ti fa capire, quando cresci a cosa puoi imbatterti, ti getta nelle prove della vita. Da quel punto di vista lì è una città infedele, ma proprio per questo vitalissima. 

Ho letto che Netflix ha acquistato i diritti per fare di Fedeltà una serie TV.

Uscirà nel 2021.

Immagino tu sia orgoglioso di questa cosa. Ma non hai paura che la trasposizione cinematografica possa un po’ snaturare la storia che hai scritto?

No, tu scrivi un libro, un romanzo e tu hai fatto quello. Tutto quello che ne trarranno è un altro tipo di lavoro che faranno loro. Basta non partecipare e non mettersi di mezzo e vediamo come andrà. 

Stai già lavorando ad un nuovo romanzo?

No, assolutamente no. Ne passerà di acqua sotto i ponti prima che inizi nuovamente a scrivere qualcosa. 

Quindi cosa ti riserverà l’anno nuovo?

Penso la paternità. È appena nata mia figlia e quindi penso che sia questo quello che mi riserva il futuro prossimo. 

Concludendo, essendo noi un sito che si occupa e si rivolge ai lettori… Missiroli è un buon lettore? Cosa legge?

Lo sono diventato. Leggo di tutto. Dagli italiani agli stranieri. Leggo più cose possibili, in Italia leggo Veronesi, Starnone… all’estero tantissimo Philip Roth, Emmanuel Carrere e Michel Welbeck.

A nome di tutta la redazione ti faccio i migliori auguri di buone feste e ti ringrazio davvero tantissimo per la disponibilità. Grazie 

Grazie a te e auguri anche a tutti voi. 

Come dice Missiroli la domanda capitale è questa: è più facile essere fedeli a se stessi o fedeli agli altri? Tu che ne pensi?

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Come dice Missiroli la domanda capitale è questa: è più facile essere fedeli a se stessi o fedeli agli altri? Tu che ne pensi?
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