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Sogni di carta: intervista ad Anita Sessa

sogni di carta anita
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Caro iCrewer, le sorprese che mi ha riservato il Festival Romance che si è svolto a Milano il 29 giugno sono veramente tante.

Dopo Pitti Duchamp, sono riuscita a intervistare anche Anita Sessa, di origini campane, è una giornalista di 30 anni. La scrittura è la sua passione. Passione che riesce ad esprimere molto bene nei suoi scritti, a partire dal suo primo romanzo, Jordan+April pubblicato su Amazon i cui diritti sono stati successivamente acquistati dalla casa editrice “Butterfly Edizioni” che ha pubblicato anche il sequel April. Con la Dri Edizioni ha pubblicato La sposa inglese, un regency storico e Parole, un romanzo contemporaneo. In self invece Ricordati di me.

Anita Sessa

Anita Sessa è stata molto gentile e ha risposto alle mie domande sempre con il sorriso.

Caro iCrewer sei pronto a conoscere questa giovane e talentuosa scrittrice? Si comincia:

  • La tua passione per la scrittura quando è nata e come.

E’ nata sin da piccola in realtà. Ho sempre scritto perchè scrivere per me è l’unico modo efficace per farmi capire dalle persone. In realtà vado un po’ in panico quando devo parlare, invece con la scrittura riesco a farmi capire e spero che il fatto di mettere nero su bianco quello che poi scrivo nei romanzi possa far capire un po’ più di me alle persone che leggono i miei libri.

  • Non hai un genere in particolare, tu hai scritto per la Dri Editore Parole che è un contemporaneo e La sposa inglese che è un regency. In quale ambientazione ti trovi meglio?

L’ambientazione per me migliore è quella contemporanea, perché puoi spaziare e non hai paletti da seguire. Con il regency è diverso, devi studiare l’etichetta, devi studiare la storia, devi avere un’attimo di concentrazione in più e indirizzare tutto nella giusta direzione. Per me è stato un po’ difficile scrivere La sposa inglese, però ha fatto così tanto successo che mi “consola”, perché vuol dire che il lavoro che ho fatto non è andato perso. Sicuramente però il contemporaneo è il mio ambito ideale… Poco ma sicuro!

  • Il tuo personaggio preferito tra quelli che hai creato, quello dove ti identifichi?

Dove mi identifico… devo dire che il personaggio a cui sono più legata, è un personaggio maschile, che non è neanche il protagonista, ma un personaggio secondario del mio primo libro che ho pubblicato con la Butterfly Edizioni che è Jordan+April, è Mike che è un avvocato. E’ un personaggio a cui ho cercato di dare una profondità che esce gradualmente e mi ha richiesto un po’ di lavoro in più e quindi è lui quello a cui sono particolarmente legata. Però poi tutti i personaggi li butti fuori, ed è come fossero dei figli, dei fratelli delle sorelle, sono molto legata a tutti.

  • Ultima domanda: le tue storie come nascono? Da dove trai al tua ispirazione?

E’ un po’ complicato, nel senso, che non sono una di quelle autrici che si fa le scalette o si programma le cose. Di solito quando inizio un libro dico “non so che scrivere”, apro il foglio bianco e resto lì fino a quando non escono le parole e quando inizio di solito non mi fermo, vado avanti almeno anche per due o tre capitoli di fila, però non ho una scaletta. Sono la croce del mio editore, quando Thomas mi dice “Dammi la sinossi”, “io la sinossi non ce l’ho, devo finirlo per dirti cosa succede nel mio libro” e vado avanti così, mi faccio molto guidare dalle emozioni, non sono solita mettere nei libri cose che succedono nel mio quotidiano, però con Parole che sono andate diversamente. Il personaggio femminile di Parole poteva chiamarsi Anita, sono io, mi è venuto spontaneo, quando ho iniziato a scriverlo vivevo uno stato d’animo abbastanza caotico e quindi è stato un modo per liberarmi e buttare fuori delle cose, è stato terapeutico. Livia è uno dei personaggi che forse mi è riuscito meglio proprio perché sotto tutti i punti di vista so come farla muovere, cosa farle dire perché la sento proprio mia.

Un grazie speciale ad Anita Sessa per avermi concesso l’intervista.

Caro iCrewer non perderti il party reveal di Parole.

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