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Recensione: Rosamund di Rebecca West

Terzo e ultimo capitolo di una trilogia sulla famiglia Aubrey, da una delle penne più raffinate del Novecento inglese.

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Caro iCrewer oggi mi trovo a recensire un libro che appartiene ad una trilogia e questo, in ordine di tempo, è l’ultimo. Ti assicuro che non è facile scrivere mantenendo il necessario distacco per essere imparziale, in quanto, proprio perchè trattasi di trilogia, mancano le basi su cui poter comparare gli eventi che in questa terza parte trovano coronamento.

L’autrice è Rebecca West e il testo, tradotto in italiano da F. Frigerio per conto di Fazi Editore, che ne ha curato la diffusione in Italia, è:

Rosamund

Sembrerebbe che gli argomenti trattati siano ispirati proprio alla storia familiare della stessa autrice, tant’è che il nome con cui ha sempre firmato le sue opere è uno pseudonimo, come ti avevamo già raccontato.

Il luogo in cui si svolge la narrazione è l’Inghilterra, più precisamente tra il pub, Dog and Duck, sulle sponde del Tamigi, e le case frequentate dai protagonisti.

La prima guerra mondiale ha consegnato, a chi è rimasto, incertezze e cambiamenti. E questo si avverte scorrendo il testo, così come lo spirito “battagliero” e femminista ante litteram dell’autrice; il “femminismo” appare per la prima volta intorno al 1870, e denota un movimento collettivo dove le donne si comunicano la loro esperienza, si riconoscono nelle loro stesse condizioni, giudicandole ingiuste, ma con la speranza di migliorarle. Proprio come le protagoniste della nostra storia, Rose e Mary, affermate pianiste che girano il mondo, assaporando l’esperienza artistica da sempre coltivata ed amata e continuando a vivere nel ricordo dei familiari scomparsi: la madre, il padre e l’amato fratello Richard Quinn morto in guerra.

Sin dalle prime pagine si avverte la solitudine che avvolge entrambe le giovani donne, che devono affrontare l’età adulta senza quei precisi punti di riferimento che hanno sempre guidato ogni loro azione.

Rose, la voce narrante, vive e soffre i cambiamenti di un presente senza certezze, riflette sul rapporto arte e vita e su una solitudine intellettiva ed affettiva acuita dalla lontananza dell’amata cugina Rosamund, infermiera, che è sempre stata loro vicina nei momenti di massima disperazione, ma che inspiegabilmente, dopo aver sposato un essere abietto, avido ed egoista, abbandona il suo lavoro per seguire il marito nei vari spostamenti all’estero.  E questo sarà un durissimo colpo per entrambe le sorelle,  in particolare per Rose che oltre a volgere gli occhi al passato, trarrà una visione sbagliata dell’amore.

La musica è tutto ciò che è rimasto loro in eredità e che le colma di gloria; non sono compositrici, sebbene talvolta abbiano provato a mettere per iscritto qualcosa, ma si rendono conto, ciascuna nel proprio intimo, quanto tutto ciò sia effimero, quanta poca conoscenza della stessa musica sia presente nelle persone che le circondano, che le applaudono e lodano. Sarà la musica che le porterà a farla diventare ancora di salvezza per una, ma grande ostacolo per l’altra. Gli anni a venire, in questo faticoso percorso di maturazione emotiva e artistica, acuirà il loro senso di inadeguatezza nei confronti della realtà tanto da allontanarle,  portandole lontano quest’arte; e non riuscendo a colmare le assenze evidenti vedremo come le due gemelle, così simili tra loro, affronteranno questo divario e questa visione diversa della vita.

Talvolta le descrizioni diventano eccessive, i continui riferimenti ad eventi “passati” mi hanno portata a sospenderne la lettura perchè troppo particolareggiata e, a parer mio, si perde il ritmo tante sono le tematiche ricorrenti.

Tuttavia, nonostante tutto, l’amore prevale sempre, e l’epilogo ti lascerà a bocca aperta. Perché l’amore permette il superamento di qualunque confine ciascuno si pone per evitare di soffrire, permette di crescere, in una nuova visione del mondo e di sé, e di ciò che la nuova vita a due può regalare.

In conclusione su

Probabilmente, se avessi letto i precedenti capitoli, il quadro d’insieme sarebbe stato più chiaro, ma l’impatto che ho avuto è stata la prolissità nelle descrizioni, che rallentavano la lettura per la dovizia di particolari sia degli eventi che dei paesaggi. Sono sicura che la West sia un’ottima scrittrice, non adeguata ai tempi moderni.

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Probabilmente, se avessi letto i precedenti capitoli, il quadro d’insieme sarebbe stato più chiaro, ma l’impatto che ho avuto è stata la prolissità nelle descrizioni, che rallentavano la lettura per la dovizia di particolari sia degli eventi che dei paesaggi. Sono sicura che la West sia un’ottima scrittrice, non adeguata ai tempi moderni.

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