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Recensione: Passo a due: Sulle Punte #2 di Edy Tassi

Passo a due
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Passo a due… la storia continua

Edy Tassi ci ripropone un romanzo che ruota attorno al mondo della danza classica. Passo a due fa parte della serie Sulle punte, ma possiamo considerarlo autoconclusivo così come era stato per Assolo. Questo volta, caro iCrewer, le due facce della stessa medaglia sono Jakob e Nadia e ti spiego perché.

Intanto l’ambiente è essenzialmente quello del teatro o della sala prove con l’adrenalina prima dello spettacolo e il sudore per le ore passate a ripetere le stesse sequenze; in questo Edy, io penso di poterla chiamare solo col suo nome questa dolce scrittrice, è stata veramente brava. Le tensioni sono palpabili sia per quanto riguarda il rapporto di coppia tra i nostri protagonisti sia per quanto concerne i momenti di scontro tra loro ed altri addetti ai lavori.

Nadia è la forza della disperazione, è il non volersi arrendere davanti a nessun ostacolo, è la dolcezza di una figlia e la durezza di una professionista. L’autrice la descrive come una ballerina classica, rigida e precisa tutti la immaginiamo, ma quei ricci ribelli rappresentano il suo carattere oltre alla caratteristica che la individua.

Jakobs è a maschera che lo nasconde, è un passato doloroso che ritorna prepotente, è il ritrovarsi uomo dopo tanti anni. Descritto come colui a cui tutto è concesso entrerà in crisi quando una porta si chiuderà davanti a lui. Sicuro di sé grazie al personaggio che si è costruito dovrà fare un grande lavoro introspettivo per ritrovare se stesso.

I personaggi che troviamo in Passo a due possiamo metterli su due livelli: quelli che sono essenziali per il proseguo della storia, quindi Morgan e Dianora , altri che fanno solo da ponte tra diverse parti della trama come Miriam e Viola. L’autrice riesce a dare lo spessore giusto ai vari interpreti senza perdere mai di vista il finale.

Fondamentali i diversi rapporti genitori- figli che sono ciò che più accomuna i protagonisti così come era successo in Assolo.

Mi sento di aggiungere altri due protagonisti, che se leggiamo il libro da un punto di vista diverso, non come lettori ma mettendoci proprio nei panni di Jakobs e Nadia, ritengo essere fondamentali: sono i due padri. L’assenza che in qualche modo continua a segnare la strada di questi due giovani che non sono mai stati compresi fino in fondo da chi avrebbe dovuto stringere loro la mano in un percorso, qualunque esso fosse stato.

Ambientato a Milano per me è stato semplice seguire i movimenti dei protagonisti senza perdermi tra piazza della Scala e via Vigevanese; forse, e azzardo a dirlo, tutti i nomi di vie e parchi non erano necessari per un ipotetico lettore generico mentre sono molto caratterizzanti per chi Milano la conosce ma superflui per chi ha bisogno di più descrizioni per poter immaginare. Insomma, caro iCrewer, a me è sembrato di vedere Nadia e i suoi ricci scompigliati che arrivava dalla Galleria, così come le file di auto che non permettono a Jakobs di avvicinarsi al Carcano e questo è un punto a favore del romanzo.

Al prossimo spettacolo!!!

In conclusione su

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