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Recensione: Jheronimus. Venezia 1506, Gloria Vallese (Mazzanti Libri)

La teoria sull'identità dell'architetto misteriosamente scomparso a Venezia in pieno Rinascimento

Jheronimus. Venezia 1506
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Ascolta il testo!

Ogni città ha i propri segreti e i propri intrighi: persone scomparse, lavori incompiuti o angoli nascosti. Mi piace curiosare nella storia locale per trovare aneddoti come questi e Jheronimus. Venezia 1506 di Gloria Vallese (Mazzanti Libri, 2020) mi ha fatto scoprire qualcosa di nuovo sulla Serenissima: il mistero dell’architetto incaricato di ricostruire il Fondaco dei Tedeschi, scomparso dai registri poco dopo la nomina e di cui non si conosce l’identità.

Questo romanzo storico della Vallese, Docente di Elementi di Iconografia e iconologia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, cerca di dare una spiegazione a questo giallo rinascimentale con un’affascinante teoria, che lei svela già nelle prime pagine. Partiamo però con ordine a seguirne la storia!

Jheronimus Venezia 1506
Il nuovo Fondaco dei Tedeschi a Venezia

L’antefatto

La cronaca cittadina registra un incendio che devastò la sede dei commercianti teutonici nella notte fra il 27 e il 28 gennaio 1505 e il successivo concorso per ricostruirlo: il progetto scelto fu di un certo «Hieronymo Thodesco», tuttavia egli non portò a termine l’incarico, che fu affidato al suo collaboratore, nonchè veneziano, Giovanni Spavento. Negli archivi non c’è traccia del motivo per cui avvenne questo cambio né chi fosse quest’architetto: il suo nome non compare in nessun altro documento e questo non fa che infittire il mistero!

Gli storici dell’arte hanno cercato di risalire all’identità dell’architetto, tuttavia le teorie proposte non sono abbastanza convincenti per la comunità scientifica: non avendo elementi concreti sui cui basarsi, ogni ipotesi formulata resta una mera speculazione.

Gloria Vallese sembra però essere arrivata a una svolta: il misterioso artefice del Fondaco non è altri che il pittore olandese Hieronymus Bosch! Grazie alla meticolosa analisi degli elementi presenti nei dipinti dell’artista e all’uso della tecnologia Visual Face Recognition in collaborazione lo studioso statunitense Bob Schimtt, l’accademica supporta brillantemente la sua tesi in questo romanzo, che a tratti assomiglia a un saggio.

Recensione di Jheronimus. Venezia 1506

A questo punto, comincerei la recensione vera e propria, caro iCrewer.

Jheronimus è stata una buona lettura, che mi ha intrattenuta e che al tempo stesso mi ha insegnato qualcosa. Il motivo è presto detto: riguarda una pagina di storia locale di cui non ero a conoscenza ed è stato divertente scoprirne i retroscena e vedere altre curiosità sulla società veneziana del Rinascimento.

Inoltre, alcuni capitoli sono delle vere e proprie dissertazioni di storia dell’arte: l’autrice veste i panni di Hieronymus Bosch (o Jheronimus, come lui si firmava) e ci spiega nel dettaglio la sua iconografia. Nonostante alcuni lettori potrebbero non essere entusiasti di queste parti, che oggettivamente rallentano la narrazione, io le ho trovate estremamente interessanti per due ragioni: la prima è che non avevo mai affrontato quest’artista a scuola, quindi ho arricchito il mio personale bagaglio culturale grazie a questi capitoli.

Jheronimus
Trittico delle Tentazioni di sant’Antonio, Hieronymus Bosch

Seguire le minuziose descrizioni non è stato difficile con la versione Meta Liber del romanzo, ovvero il libro multimediale di Mazzanti Libri: scansionando i QR Code presenti con l’apposita app della casa editrice, ho potuto visualizzare all’istante il dipinto in esame e capirne meglio la spiegazione. Questo accorgimento dell’editore l’ho trovato davvero originale ed innovativo: è il primo libro di narrativa in mio possesso che associa le nuove tecnologie alla stampa tradizionale. Poter guardare immagini o ascoltare i capitoli letti da Albachiara Gasparella, scorrendo contemporaneamente le pagine del libro, è stata una piacevole novità e ha reso la lettura più immersiva del solito!

Il secondo motivo per cui ho apprezzato i capitoli di esame iconografico è che, attorno agli elementi raffigurati nei dipinti, Gloria Vallese costruisce un’intensa finzione letteraria, fatta di riflessioni e suggestioni in cui l’arte è protagonista e forza motrice della narrazione. Ad essa viene infatti affidato il segreto della fuga di Hieronymus Bosch da Venezia e sembra sostenere perfettamente l’ipotesi dell’autrice riguardo la misteriosa identità dell’architetto del Fondaco dei Tedeschi.

Jheronimus. Venezia 1506 ha quindi una trama ben strutturata e congegnata, che non lascia nessun dettaglio al caso e questa è probabilmente la caratteristica che mi è piaciuta di più del romanzo.

Caro iCrewer, se sei un appassionato di storia dell’arte e di misteri di cronaca locale, ti consiglio questo inusuale giallo storico sulla possibilità che l’architetto sconosciuto del Fondaco dei Tedeschi di Venezia sia il pittore olandese Hieronymus Bosch.

In conclusione su

Jheronimus. Venezia 1506 di Gloria Vallese è un’ottima lettura per chi ama i romanzi storici, la storia dell’arte e i misteri della cronaca nostrana.

Attorno agli elementi raffigurati nei dipinti dell’artista olandese Hieronymus Bosch, Gloria Vallese costruisce un’intensa finzione letteraria, fatta di riflessioni e suggestioni in cui l’arte è protagonista e forza motrice della narrazione. Ad essa viene infatti affidato il segreto della fuga del pittore da Venezia e sembra sostenere perfettamente l’ipotesi dell’autrice riguardo la misteriosa identità dell’architetto del Fondaco dei Tedeschi, distrutto da un incendio nel 1505.

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Jheronimus. Venezia 1506 di Gloria Vallese è un’ottima lettura per chi ama i romanzi storici, la storia dell’arte e i misteri della cronaca nostrana.

Attorno agli elementi raffigurati nei dipinti dell’artista olandese Hieronymus Bosch, Gloria Vallese costruisce un’intensa finzione letteraria, fatta di riflessioni e suggestioni in cui l’arte è protagonista e forza motrice della narrazione. Ad essa viene infatti affidato il segreto della fuga del pittore da Venezia e sembra sostenere perfettamente l’ipotesi dell’autrice riguardo la misteriosa identità dell’architetto del Fondaco dei Tedeschi, distrutto da un incendio nel 1505.

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