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Poesia e vita, vita è poesia: Concorsi letterari, un mezzo per un fine?

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Concorsi e premi letterari: ovvero, il giusto riconoscimento per opere poetiche meritevoli e non… o più semplicemente un mezzo per raggiungere il fine della notorietà e della diffusione al grande pubblico?

Vi presento il Federciano e il Premio Internazionale Salvatore Quasimodo

Benedetto Croce, critico letterario e filosofo di fine Ottocento, affermava che fino ai diciotto anni tutti scrivono poesie e che da questa età in poi, ci sono solo due categorie di persone che continuano a scriverle: i veri poeti e i cretini… Stabilire a quale delle due categorie appartiene chi, superata la fatidica età, continua a venerare ed omaggiare le muse della poesia o ad essere ispirato da loro, non è semplice ne oggettivamente inquadrabile, dal momento che la poesia è una forma d’arte che coinvolge l’anima e come tale ha mille sfaccettature, mille volti, mille interpretazioni. Le stesse Muse della poesia  sono più di una e questo la dice lunga sulla complessità dell’argomento.

Erato, la Musa greca del canto corale e della poesia amorosa

Esiste forse una categoria di critici, letterati, professori o analisti letterari che possa stabilire imparzialmente se un soggetto che scrive poesie sia un poeta o un cretino? La differenza fra le due categorie è poi così abissale? Ragioniamoci un po’ sopra, se ti va e se non hai niente di meglio da fare, caro lettore. Poeta, da definizione didascalica, “è una persona dotata di notevole immaginazione o di sentimento o”, come afferma il Manzoni che di lingua e linguaggio si intendeva parecchio, dopo aver sciacquato i suoi panni in Arno, (l’inquinamento a quei tempi non c’era e i suddetti panni saranno stati pulitissimi) “poeta è chi ha un cervello un po’ balzano…” anche un cretino si può definire una persona con il cervello un po’ balzano, o no? E anche un cretino è dotato di immaginazione e sentimento, quindi dove sta la differenza? Poeta e cretino diventano un’equazione direttamente proporzionale, seguendo questa logica.

Calliope, Musa greca della poesia lirica

Ora, lasciamo perdere la celia, l’ironia pseudo-logica più o meno ragionata e queste disquisizioni pseudo filosofiche o pseudo cretine, a scelta tua, quello che resta della domanda di fondo è: “chi stabilisce se un poeta può essere definito poeta o”, secondo Benedetto Croce, “cretino?” Forse i concorsi di poesia? Forse! E il dubbio ci sta tutto considerando il proliferare (e qui, il richiamo alla genitrice, sempre incinta, dei cretini che anche loro, come i premi, si riproducono facilmente, sorge spontaneo) di premi et similia, in tutto il territorio nazionale. Siamo patria di santi, navigatori e poeti e, per diretta conseguenza, di concorsi e premi letterari.
Se, per pura curiosità, ti fai un giretto sul web, vedrai che di concorsi per poeti, scrittori o artisti in genere ce ne sono a centinaia: regioni, provincie, città, paesi, associazioni, scuole hanno tutte il loro bel concorso che invita poeti e scrittori a concorrere per essere selezionati e giudicati da una giuria di esperti più o meno conosciuti e, a volte, più o meno esperti. I premi, spesso, sono soltanto riconoscimenti morali che, per carità, hanno la loro valenza e gratificazione ma che ribadiscono quel famoso detto latino che chi scrive di poesia conosce bene: “Carmina non dant panem…” (La poesia non da pane…) e Tito Livio, il suo autore, sapeva il fatto suo quando lo affermava, come lo sanno i poeti (o i cretini). A meno che, il suddetto poeta o cretino, non diventi un campione di vendite, cosa molto difficile o che, in genere post mortem, venga inserito nei testi scolastici e anche in quel caso il famoso panem latino non servirebbe ad una beata minchia, (concedimi il termine forte e mi scuso se urto la tua sensibilità ma quando ci sta, ci sta…) un poeta sa che non morirà ricco. Non voglio sembrarti polemica oggi, purtroppo o per fortuna, conosco il mondo dei concorsi, tanto quanto basta per poterlo guardare a trecentosessanta gradi e quanto scritto sopra, ti assicuro, non è esagerato.

Pubblico presente al Festival del Federciano

Ad onor del vero però e dando a Cesare quello che è di Cesare e ai concorsi quello che è dei concorsi, di contro ne esistono di veramente qualificati e prestigiosi, nei quali le personalità giudicanti hanno tutte le competenze necessarie per la giusta valutazione dei partecipanti. Un fenomeno così diffuso e variegato, quello dei concorsi, la cui vittoria potrebbe tradursi in una soddisfazione momentanea senza risvolti a lungo termine. Per questo, per chi è davvero intenzionato a farsi un nome ed è convinto della qualità della propria opera (un momento, c’è qualcuno che non lo sia?) il consiglio è di scegliere bene a quali concorsi letterari partecipare, rivolgendosi a quelli davvero prestigiosi. Senza dimenticare che, proprio per questo, sono molto selettivi.

Alessandro Quasimodo (figlio di Salvatore) e l’editore Aletti

A questo proposito voglio presentartene due (ma non sono i soli) che nel panorama italiano spiccano per la serietà e il prestigio dato loro da una giuria di esperti qualificati: Il Federciano, giunto alla sua undicesima edizione e il V Premio Internazionale Salvatore Quasimodo, in edizione straordinaria, quest’anno, dedicata alle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’assegnazione del Premio Nobel, al grande poeta siciliano; entrambi con scadenza rispettivamente il 20 Giugno 2019 e il 3 Giugno 2019. Nati dall’iniziativa della Aletti Editore, con la compartecipazione della Regione Calabria e del Comune di Rocca Imperiale per il Federciano e del progetto culturale Il paese della poesia, per il premio dedicato a Salvatore Quasimodo, ambedue i premi possono vantare una giuria, (uguale per entrambi) di veri esperti, italiani e stranieri, tra i quali Alessandro Quasimodo, Mogol, Pino Suriano, Hafez Haidar, Davide Rondoni, solo per citarne alcuni.

Giurati dei premi di poesia Il Fedrciano e Salvatore Quasimodo

 

A me, invece, piace concludere questo nostro incontro di oggi con le parole che Eugenio Montale, altro grandissimo poeta italiano, pronunciò ricevendo il Premio Nobel nel 1975:

Io sono qui perchè ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile ma quasi mai nocivo.

… come dire umilmente che la poesia, forse, serve a poco ma che non fa danni. A differenza di tanto altro. Cretini inclusi.

 

 

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