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Poesia e vita, vita è poesia: L’autunno e i suoi versi

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Stagione di dolci e sfumate malinconie, di riflessioni, di poesie fra il colore giallo-bruno delle foglie e le nebbie radenti: l’autunno dei poeti racconta…

Racconta l’autunno i suoi giorni di tiepido sole, quelli di pioggia sottile a bagnare, leggera e brillante, la polvere che l’estate ha depositato su case e cose, su strade e piante; racconta dei primi freddi che abbandonano i vestiti leggeri negli armadi, alla ricerca dei tepori avvolgenti degli indumenti più pesanti; racconta delle atmosfere ovattate, delle nebbie radenti che coprono la terra e nascondono alla vista i contorni delle cose e agli occhi tutto si mostra sfumato, indefinito, incompleto. Racconta di toni caldi, di rossastri quadri naturali, con il giallo-bruno delle foglie crepitanti sotto passi incantati e solitari dentro viali silenziosi, ora che il sole, archiviata la sua più prestigiosa stagione, cede il passo alle nuvole. Racconta di giorni brevi, di lunghe serate al sapore di caldarroste, di fumo, di aria frizzante e profumi di terra bagnata, racconta di intimità dentro le pareti di tiepide case e discorsi intimi e familiari che l’estate aveva disperso sulle spiagge, nelle piazze, sotto le stelle o sui tavolini di bar all’aperto. Racconta l’autunno e canta il suo canto eterno e ciclico che puntualmente si rinnova e ripete. (Ecco, almeno questo immagino perchè se mi affaccio un attimo dal balcone, oggi, in questa porzione di Sicilia, il dubbio di essere ancora in estate, malgrado il calendario, potrebbe diventare certezza…)

Viale autunnale

Che dolcezza infantile/ nella mattinata tranquilla!/ C’è il sole tra le foglie gialle/e i ragni/ tendono fra i rami/ le loro strade di seta/… Comincia così per Federico Garcia Lorca il Mattino d’autunno, con la serenità e la dolcezza del sole tra le foglie gialle e i ragni che stendono aerei fili di seta fra i rami…

Se stai pensando, caro iCrewer, che sono vittima di un attacco banal-malinconico nonchè classico-iconografico di quelli più dozzinali e scontati per la stagione iniziata da qualche giorno, ti rispondo che si, può darsi. Ho sempre amato l’autunno i suoi silenzi e le sue atmosfere, dopo tutto il clamore dell’estate: quasi come il riposo dopo una giornata intensa, come il silenzio dopo il clangore, come il sonno dopo la veglia forzata, come la penombra dopo la luce intensa. Un bisogno di stasi, di quiete, di tranquillità per raccogliere i pensieri, per ritrovare quella dimensione intima e interiore che l’estate e le sue giornate a volte frenetiche, negano. Quasi un bilancio annuale che con puntualità si ripresenta e invita a guardare il proprio status, la strada percorsa e quella ancora da macinare. Dici che questo tipo di bilanci si fanno a fine anno? Anche qui ti rispondo può darsi però a me capita di farli a fine estate: Ballammo una sola estate/ sospesi su aerei fili/ al suono di illusorie primavere./ Poi fu autunno./ Raccoglierò piano fiori di loto,/ ne farò coperte a riscaldare il gelo  dell’inverno/… Io e i miei (inediti) Fiori di loto che, forse, si illudono di definire attraverso la metafora delle stagioni e del loro trascorrere, gli inevitabili bilanci che l’autunno ripresenta come un conto da saldare e la sottile malinconia che comporta la consapevolezza di una stagione passata, mentre l’altra all’orizzonte, appare, forse fredda e velata di nebbia ma carica di promesse e di coperte calde tessute al profumo di fiori di loto.

nebbia

Dopo tanta/ nebbia/ a una/a una/ si svelano/ le stelle./ Respiro/ il fresco/ che mi lascia/ il colore/ del cielo/. Mi riconosco/ immagine/ passeggera/ presa in un giro/ immortale./... E tutto sommato anche a Giuseppe Ungaretti, come hai appena letto, Dopo la nebbia si svelano le stelle ad una ad una, come serene speranze che la nuova stagione, anticipa. Nello stesso tempo, la fugacità della vita umana, un’immagine passeggera inserita in un  giro immortale, rende ogni cosa aleatoria, precaria, proprio come d’autunno/ sugli alberi/ le foglie./ Per restare in tema ungarettiano: anche i versi riportati hanno un’altro significato nell’intenzione del poeta (ma ormai lo sai, la poesia e i versi sono multitask per me, adattabili a qualsiasi situazione).

I poeti, si sa, attingono a piene mani dalla natura per la loro ispirazione e sanno creare metafore inusitate: a leggere i numerosi versi sull’autunno e le sue caratteristiche, c’è da perdersi incantandosi, frasi come  quadri dipinti, dove si vedono sfavillare i colori dei paesaggi raccontati o descritti, Lungo la strada/ vedi su la siepe/ ridere a mazzi le vermiglie bacche/…(G. Pascoli,Sera d’ottobre); o le dolci e amare malinconie che la stagione richiama alla mente e al cuore, Ora che passa e declina,/ in quest’autunno che incede/ con lentezza indicibile,/ il miglior tempo della nostra vita/…(V. Cardarelli, Ottobre) che rendono l’esatta cognizione e misura di quanta grande bellezza un’anima sensibile può cogliere da una stagione apparentemente grigia e triste. E le similitudini con le stagioni della vita, sono quasi conseguenziali: […] Aspra la pena del nascere/ mi trova a te congiunto;/ e in te mi schianto e risano;/ povera cosa caduta/ che la terra raccoglie./ (Salvatore Quasimodo, Autunno).

E quante altre poesie potrei ancora citare e riportare per descrivere con la voce dei poeti questa stagione di mezzo, fra estate e inverno, che come dicono i meteorologi moderni, sembra non esistere più. Ci vogliono rubare anche l’autunno, oltre la primavera, ma chi legge dentro le stagioni, chi traccia invisibili linee parallele tra la natura che si prepara al sonno invernale e la vita che scorre, ha ben presente che questa stagione è prerogativa di pienezza di vita che sa raccogliere, gustare, assaporare ed apprezzare i frutti maturati lungo la strada degli anni. Lo sa anche Stephen Littleword quando afferma in uno dei suoi aforismi che emanano poesia:

Voglio un autunno rosso come l’amore, giallo come il sole ancora caldo nel cielo, arancione come i tramonti accesi sul finire del giorno, porpora come i granelli d’uva da sgranocchiare. Voglio un autunno da scoprire, vivere, assaggiare.  

… a me che amo l’autunno e a te che mi leggi, auguro lo stesso caldo e colorato autunno che Stephen Littleword vuole vivere.

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Stephen Littleword scrittore e aforista, nato negli anni ’70, dottore in discipline umanistiche, residente a Padova, città che ama profondamente, è famoso per le sue perle di saggezza in grado di suscitare emozioni e riflessioni profonde. Uno dei suoi libri più apprezzati e acclamati si intitola Piccole Cose – Aforismi d’Autore, un manuale di aforismi incantevole da leggere e rileggere per rafforzare anima e spirito.

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