Pietro Speranza racconta Il mercante d’arte, il suo nuovo giallo ambientato lungo la costa del Cilento. Un violinista viene trovato morto in una villa nobiliare e il maresciallo Francesco Di Matteo deve seguire una traccia nella quale musica, pittura, storia e misteri del passato sembrano legati.
Nell’intervista diffusa da Leone Editore, lo scrittore ripercorre le suggestioni personali e familiari da cui è nato il romanzo. Al centro non c’è soltanto la soluzione del delitto, ma il tentativo di comprendere l’animo delle persone coinvolte, in un paesaggio che riflette emozioni, paure e ricordi.

Il Cilento diventa un personaggio del romanzo
Il mercante d’arte è ambientato sulla costa intorno a Santa Maria di Castellabate, un territorio che Pietro Speranza conosce profondamente. L’autore è nato nel Cilento collinare e montano, ma considera la costa il luogo della propria seconda nascita, quella legata al mare.
Per questo motivo il paesaggio non funziona come un semplice sfondo. Borghi, spiagge e distese marine accompagnano gli stati d’animo dei personaggi e cambiano significato in base ai momenti dell’indagine. Speranza definisce queste descrizioni dei paesaggi dell’anima, capaci di rispecchiare ciò che i protagonisti provano.
L’obiettivo è far sentire il lettore parte della vicenda, come se percorresse le strade cilentane insieme agli investigatori o incontrasse i personaggi nei luoghi della loro quotidianità. L’ambientazione assume così un ruolo narrativo e contribuisce alla costruzione dell’atmosfera.
Il romanzo era già stato segnalato nel nostro approfondimento sui tre gialli Leone Editore per l’estate 2026, insieme alle opere di Ida Sassi e Roberta Melli.
La musica è il filo conduttore di Il mercante d’arte
Il delitto da cui prende avvio la storia riguarda un violinista e si verifica durante una serata in una villa nobiliare. La musica attraversa però l’intero romanzo e diventa uno strumento attraverso il quale conservare memorie, sentimenti e segreti.
La scelta nasce anche dalla storia familiare dell’autore. All’inizio del Novecento, suo nonno suonava il clarino nell’Orchestra Principe Umberto di Piemonte di Vallo della Lucania e ne era anche il segretario. Il padre di Speranza suonava invece il violino, dipingeva e lavorava il legno con la tecnica dell’intarsio.
Pur non essendo riuscito a imparare a suonare uno strumento, lo scrittore ha mantenuto un forte legame con l’arte e con la musica. Nella scrittura cerca di riprodurre attraverso le parole la stessa armonia che può nascere da una composizione musicale.
Il risultato è un giallo nel quale l’indagine non procede esclusivamente attraverso prove materiali. Melodie, opere d’arte, documenti e memorie familiari possono custodire significati nascosti e condurre gli investigatori verso una verità rimasta sepolta.
Dalla Lettera del Diavolo alla storia del nonno
La nascita del romanzo è legata a due suggestioni differenti. La prima risale a un viaggio ad Agrigento, durante il quale Pietro Speranza visitò il Duomo e scoprì la storia della cosiddetta Lettera del Diavolo.
Secondo la tradizione, il documento sarebbe stato scritto nel 1676 da suor Maria Crocifissa della Concezione sotto dettatura di Satana. La leggenda offriva all’autore un punto di partenza adatto a collegare religione, mistero e scrittura cifrata.
La seconda suggestione fu il ritrovamento della pergamena che documentava il ruolo del nonno nell’orchestra di Vallo della Lucania. Da quel momento Speranza iniziò a svolgere ricerche sui musicisti del Seicento e del Settecento, cercando una figura storica da intrecciare alla leggenda.
L’unione tra queste due piste ha contribuito a costruire il filone storico e musicale di Il mercante d’arte. Il mistero contemporaneo affonda così le proprie radici in eventi e simboli appartenenti a epoche lontane.
Il maresciallo Di Matteo indaga l’animo umano
A guidare l’indagine è il maresciallo Francesco Di Matteo, un investigatore lontano dallo stereotipo del poliziotto infallibile e distaccato. È friulano, ma ha sviluppato un forte legame con il Cilento, condiviso anche dagli altri personaggi principali della serie.
L’ex maresciallo Liberato Muro proviene dalle Marche, mentre la commissaria Silvia Maggi è romana. Le differenti origini permettono loro di osservare il territorio con sguardi diversi, pur essendo accomunati dall’amore per i luoghi nei quali vivono e lavorano.
Di Matteo cerca di comprendere la personalità dei sospettati prima ancora di ordinare gli indizi. Vuole capire se la persona che ha davanti possieda davvero la capacità emotiva e psicologica di commettere un omicidio.
Il maresciallo sviluppa inoltre un rapporto particolare con le vittime. Continua a chiamarle per nome e le considera quasi persone da accompagnare fino alla conclusione dell’inchiesta. È convinto che possano trovare pace soltanto quando i responsabili vengono identificati.
Di Matteo e Silvia Maggi tra amore e indagini
Il modo di ragionare del maresciallo non è sempre immediato. I suoi percorsi mentali possono apparire contorti e difficili da seguire, soprattutto alla commissaria Silvia Maggi, che è contemporaneamente la sua compagna nella vita e nelle indagini.
La relazione introduce una tensione ulteriore nella storia. Le divergenze investigative non rimangono confinate al lavoro, mentre la conoscenza personale permette a entrambi di riconoscere paure e debolezze che gli altri personaggi non vedono.
Speranza utilizza così il giallo per raccontare anche l’evoluzione interiore dell’investigatore. Ogni caso lascia conseguenze e modifica il rapporto tra Di Matteo, Maggi e le persone che incontrano.
Chi apprezza i gialli incentrati sulla dimensione psicologica può trovare un altro esempio nel nostro approfondimento su Ostinato silenzio di Maria Masella, romanzo nel quale l’indagine coinvolge profondamente la vita privata del commissario.
Un giallo tra noir francese e thriller americano
Pietro Speranza ha letto numerosi autori italiani e stranieri, ma dichiara di non aver cercato di riprodurre uno stile preciso. Ogni lettura può lasciare una traccia, senza trasformarsi necessariamente in un modello da imitare.
La giuria di un premio assegnato al precedente romanzo Il peccato descrisse la sua scrittura come collocata tra un classico noir francese e un thriller americano. L’autore aggiunge però una componente da romanzo di formazione.
Il vero mistero non è soltanto il delitto, ma il cambiamento delle persone che cercano di risolverlo. L’indagine diventa un percorso attraverso il quale investigatori, vittime e sospettati devono confrontarsi con la propria identità.
La pagina ufficiale di Pietro Speranza sul sito di Leone Editore raccoglie gli altri titoli pubblicati dall’autore, tra cui Il peccato, Il papavero bianco, Il cabinato scomparso e Cuori di legno.
L’incipit racchiude il cuore emotivo del romanzo
Tra le scene di Il mercante d’arte, Pietro Speranza indica come particolarmente significativa quella iniziale. In appena due pagine il lettore incontra Di Matteo, ne percepisce la sensibilità ed entra immediatamente nel paesaggio cilentano.
Nell’incipit compaiono già la vittima, gli altri protagonisti e l’intreccio tra musica, arte e investigazione. La scena funziona quindi come una sintesi dei principali elementi destinati a svilupparsi durante il romanzo.
L’obiettivo dell’autore è fare in modo che, raggiunta l’ultima pagina, il lettore abbia la sensazione di aver realmente attraversato quei luoghi e conosciuto i personaggi. Il Cilento non è soltanto un territorio descritto, ma un’esperienza da condividere con chi conduce l’indagine.
Cosa sapere su Il mercante d’arte
- Titolo: Il mercante d’arte
- Autore: Pietro Speranza
- Editore: Leone Editore
- Collana: Mistéria
- Genere: giallo d’atmosfera
- Ambientazione: Cilento, settembre 1990
- Protagonisti: Francesco Di Matteo e Silvia Maggi
- Temi: musica, arte, memoria, indagine psicologica e leggende storiche
Il mercante d’arte può interessare ai lettori che cercano un giallo italiano nel quale l’ambientazione abbia un peso concreto e il caso investigativo sia legato alla storia, alla cultura e alla dimensione emotiva dei personaggi.