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Recensione: L’ultimo prussiano di Luigino Vador

L'ultimo prussiano un romanzo di Luigino Vador

L’ultimo prussiano, è un romanzo di Luigino Vador è la storia di una famiglia, in generale, ma di uno Zio e di un nipote in particolare, ove quest’ultimo sarà incantato, quasi ipnotizzato, dalla forte personalità dello Zio tanto da spingerlo a cercare le origini della propria famiglia.

L’ultimo prussiano: una cover semplice, ma che ci introduce e ci guida all’interno del romanzo

La copertina di questo romanzo si presenta su uno sfondo bianco e in rilevo una bandiera: esattamente la bandiera della Prussia; una bandiera che vede in verticale e nel seguente ordine i colori nero, bianco e rosso. Proprio sulla striscia bianca si staglia un’àncora sovrastata da una corona, in alto sulla destra, invece, vediamo un’aquila (l’aquila prussiana).

Osserviamola ed addentriamoci nella lettura: solo leggendo capirai il motivo per iL'ultimo prussianol quale è stata raffigurata proprio la bandiera di questa Nazione. Anche se già, il titolo di per sé, è parecchio eloquente.

Questa è la storia di una famiglia, meglio definirla come un clan, al capo del quale troviamo il pragmatico, imponente – non nel senso della stazza però – ed autoritario Zio Gigi. Possiamo pensare a quest’ultimo come ad un burattinaio, colui che sostiene e muove i fili che tengono àncorati a lui gli altri componenti della famiglia.

Egli gestisce il clan, egli decide: tutte le disposizioni devono necessariamente passare attraverso lo stesso; stabilisce cosa dire e quando dirlo, una famiglia che sembra funzionare perfettamente sotto la conduzione di questo patriarca, perfettamente sino a quando qualcosa non si spezza.

Zio Gigi è un uomo venerato, rispettato non solo dai propri familiari, ma da tutto il paese; questi ha sempre sostenuto e raccontato delle origini prussiane della propria famiglia, tanto da essere etichettato come il nobile prussiano. In tutto questo narrare, vi è una persona che lo idealizza, che lo scruta estasiato di nascosto e che resta affascinato dalle sue parole e dai suoi racconti, si tratta di Luigi, il più piccolo della famiglia, nipote diretto del capofamiglia, il quale, benché nella sua austera freddezza non lo dimostrerà mai apertamente, considererà il bambino come il suo prediletto, nel quale egli stesso si rivede.

 «Il silenzio era il padrone di casa, indiscutibile come indiscutibile era il capofamiglia: lo Zio Gigi. Al piccolo Luigi risultava normale! Da quando aveva cominciato a capire, infatti, si era fatto l’idea che il silenzio fosse qualcosa di consueto nelle famiglie, così come lo era nella sua.

Osservava di sottecchi lo Zio e notava che, se mai fosse stato possibile, in sua presenza quel silenzio si faceva ancora più denso e i monosillabi, appena sussurrati da sua moglie, la zia Lucia, parevano urla.»

L’ultimo prussiano: la storia di una famiglia, la ricerca delle origini, segreti che vengono finalmente svelati

Il romanzo è suddiviso in ben nove parti ciascuna delle quali, a sua volta, è composta da vari capitoli – il numero di questi ultimi non è uguale per tutte le parti e ciascuno ha una lunghezza diversa, taluni sono corti anche una pagina -.

Il primo capitolo si apre nell’anno 1972, subito dopo, al secondo, si compie un balzo temporale indietro di parecchi anni sino a condurci nel 1954 e a partire da questa data si snoda la nostra storia.

Dopo il balzo temporale al 1954, l’ultimo capitolo della sesta parte – il tredicesimo –  ci fa giungere nel 1943: si tratta solo un capitolo perché poi si torna alla normale narrazione.

La nona parte ci riporta  nel 1972, ove tutti glie eventi riceveranno la giusta collocazione, ma la nostra storia non finisce qui perché l’ultimo capitolo, appunto quello conclusivo, ci porta in tempi recenti, ovvero il 2019, un capitoletto brevissimo di mezza pagina scritto tutto in corsivo, ove tu che hai letto la storia non puoi fare a meno di sorridere e capire che si tratta del giusto epilogo.

Il libro è narrato in terza persona, sono presenti espressioni tipiche del dialetto friulano, ma in calce ne vengono riportate le traduzioni. Va da sé che, considerati i salti temporali nel passato, si tratti di digressioni di secondo grado.

Il linguaggio è semplice ma ricercato, elegante, e le scene, così come i personaggi, i luoghi e tutto ciò che concerne la storia, viene descritto con dovizia di particolari

«Era l’unica donna di casa che vestiva come le donne di campagna di inizio del ‘900. Una camicetta senza collo, sulla gonna stretta in vita e lunga e svasata fino ai piedi dove si allargava. Sopra la gonna il grembiule. Il tutto rigorosamente nero.

Portava gli occhiali spessi come fondi di bottiglia, i  capelli lucidi e ondulati chiusi in una lunga treccia raccolta a crocchia sulla nuca. Il fazzoletto nero copriva il tutto.»

L’andamento della narrazione è costante, mantiene un ritmo per così dire tranquillo, non ci sono colpi di scena o eventi che modificano la narrazione, il romanzo diventa più  dinamico a partire dalla settima parte, così inizi a leggere con maggiore fervore, capisci che tutti i segreti stanno per essere svelati.

I personaggi sono molteplici, alcuni, com’è giusto che sia, hanno un ruolo più marcato, altri un po’ meno. In questo romanzo spiccano esattamente due soggetti: lo Zio Gigi e il piccolo Luigi. Lo Zio con questa sua presenza importante, pesante, avrà un duplice ruolo: sarà colui attorno al quale ruoterà l’intera storia, ma sarà anche colui che è custode del segreto che permea l’intera storia.

Il piccolo Luigi, invece, sarà una presenza costante, lo conosceremo bambino fino a vederlo diventare un uomo bello e fatto. Un ragazzo dai sani valori, perspicace ed intelligente, cresciuto in una famiglia rigida  oberata di troppe regole severe, avara disponibilità a parlare.

Sin da piccolo non ha lesinato il proprio aiuto alla famiglia compiendo lavori che per un bambino della sua età si rivelavano piuttosto pesanti, ma egli lo ha fatto senza mai lamentarsi con la vivacità tipica dei bambini che sanno vedere il lato positivo e divertente in ogni situazione.

Un bambino dalla fervida fantasia e dalla voglia di conoscere le origini prussiane tanto decantate dal suo idolatrato Zio.

«L’esigenza di conoscere nuovi dettagli sul viaggio dei suoi avi, riportò quindi in primo piano, la necessità di accedere alle fonti. E allora ritornò al suo posto di osservazione in cucina, evitato per qualche giorno, e riprese ad ascoltare lo Zio. Correva dopo ogni novità nella sua tanta e, in quel luogo esclusivo catalogava ogni parola udita.»

L’ultimo prussiano un libro che ci incanta con la sua storia con il suo ritmo naturale. Non è una lettura da colpi di scena, o dal ritmo coinvolgente ove pensi che qualcosa possa accadere da un momento all’altro, no, è una storia che ti racconta e ti rende partecipe delle vicende di questa patriarcale famiglia e del suo ultimo prussiano.

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L’ultimo prussiano un libro che ci incanta con la sua storia con il suo ritmo naturale. Non è una lettura da colpi di scena, o dal ritmo coinvolgente ove pensi che qualcosa possa accadere da un momento all’altro, no, è una storia che ti racconta e ti rende partecipe delle vicende di questa patriarcale famiglia e del suo ultimo prussiano.

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