Libri dalla Storia

Libri dalla Storia: Antigone, un’eroina in un mondo di uomini

La storia di Antigone, uno dei personaggi più iconici e affascinanti della mitologia greca

Ho deciso di dedicare l’appuntamento odierno di Libri dalla Storia ad uno dei personaggi più affascinanti della letteratura greca.

Voglio, infatti, parlarvi di Antigone, una donna dal coraggio e dall’animo straordinario la cui forza e risolutezza hanno attraversato le sabbie del tempo, divenendo quasi un simbolo a cui tanti scrittori, poeti e intellettuali hanno guardano con ammirazione.

Se sei interessato a scoprire di più su questo personaggio, allora mettiti comodo e preparati a leggere il resto!

L’Antigone di Sofocle: la trama

Il personaggio di Antigone compare raramente nelle opere più antiche dei Greci. A consacrarla come eroina immortale è stato Sofocle, il drammaturgo che le ha dedicato una straordinaria tragedia destinata a rimanere impressa a fuoco nella Storia.

L’opera è stata rappresentata per la prima volta nel 442 a.C. dinanzi ad un pubblico che probabilmente ignorava quasi del tutto l’esistenza di questa donna che, si potrebbe persino dire, fu “inventata” da Sofocle.

Antigone e Polinice
Antigone sul sepolcro di Polinice, dipinto di Felix Hidalgo, 1886

Antigone era una dei quattro figli di Edipo, il celebre re di Tebe che si era accecato dopo essersi reso conto di aver sposato sua madre Giocasta. Dopo la cacciata di Edipo a dominare su Tebe erano rimasti i suoi due figli Eteocle e Polinice. Quest’ultimo, però, attacca il fratello Eteocle scatenando una guerra fratricida in cui moriranno entrambi.

A prendere il comando è Creonte, fratello di Giocasta, che dopo aver celebrato Eteocle come eroe, proibisce di dare a Polinice, nemico di Tebe, la giusta sepoltura. Ed è qui che entra in gioco Antigone, risoluta a voler seppellire anche l’altro fratello il quale, altrimenti, sarebbe stato condannato ad una vita di tormento nell’aldilà come prevedeva la religiosità antica.

Creonte scopre Antigone e la condanna, nonostante le parole della ragazza che cerca in tutti i modi di far comprendere al tiranno la necessità di anteporre le prescrizioni divine alle leggi umane. Ma Creonte è inamovibile: per lui la sua parola è insindacabile e nessuno, tantomeno una donna, dovrebbe opporsi.

Antigone viene rinchiusa in una grotta ed è qui che, dopo un meraviglioso e straordinario monologo sul senso della vita, della morte e sulla necessità della lotta, si dà la morte non prima di aver lanciato una tremenda maledizione: Creonte pagherà a caro prezzo la sua arroganza!

Difatti, Antigone non sarà la sola a perire. Anche Emone, figlio di Creonte nonché promesso sposo di Antigone, si suiciderà appresa la notizia della morte della sua futura moglie e così farà anche la madre di Emone, straziata dal dolore.

La tragedia si chiude lasciando da solo Creonte a maledire sé stesso e il suo destino.

Antigone, un’eroina solitaria

L’Antichità, si sa, era un mondo di uomini e i Greci non erano poi così aperti nei confronti delle donne. Per questo il personaggio di Antigone è tanto rivoluzionario: una donna che sfida apertamente il proprio re.

Non si tratta semplicemente di una lotta politica. Antigone, infatti, oppone agli ordini di Creonte le “leggi divine”, quelle che la obbligano a garantire la giusta sepoltura al fratello, sepoltura che gli permetterà di accedere all’aldilà.

Antigone e Creonte
Antigone e Creonte, vaso attico, V secolo a.C.

È qualcosa di più, e uno scontro in cui si oppongono due forze più potenti: da una parte Creonte, accecato dall’odio e dall’arroganza che gli viene dal suo essere un re; dall’altra c’è Antigone, una donna, una sorella mossa unicamente dall’amore per il proprio fratello.

L’odio incombe su Tebe come un sole atroce […]. I cuori sono aridi come i campi. Tanta aridità chiama il sangue. L’odio infetta le anime […]. La sola Antigone sopporta le frecce scoccate dalla lampada ad arco, come se il dolore fosse per lei un paio di occhiali neri.

Così Margerite Yourcenar inizia il suo personalissimo elogio ad Antigone in quella splendida raccolta intitolata Fuochi, dedicata a diverse donne della mitologia greca.

Agli occhi della Yourcener, così come nelle tantissime rivisitazioni moderne di questa tragedia, Antigone è un’eroina solitaria che sfida il mondo intero armata unicamente del suo amore che le conferisce una forza e una risolutezza che stanno al di sopra di qualsiasi editto umano.

Forza e risolutezza che le permettono di sfidare persino le convenzioni sociali antiche, quelle che vedono nella donna, una succube, una semplice vittima in un mondo fatto di uomini:

Siamo nate donne, non abbiamo la forza di lottare contro gli uomini. Siamo sotto il giogo dei più forti. Dobbiamo ubbidire a questi ordini, e anche a peggiori di questi.

Queste sono le parole che Ismene, l’altra figlia di Edipo, rivolge a sua sorella Antigone. Sono parole amare, aspre, sofferte ma che riflettono la realtà di un mondo crudele e maschilista che schiaccia le donne con la semplice pretesa di una superiorità di genere.

Antigone
Antigone, dipinto di Frederic Cameron Leighton, 1882

Sono passati più di duemila anni da quando Antigone ha fatto la sua comparsa sulle scene eppure ancora oggi l’odio continua a crescere come erbacce che infestano un giardino fiorito. Erbacce che con le loro radici fatte d’arroganza soffocano prematuramente i semi di splendidi fiori che non avranno più l’occasione di crescere e incantare il mondo con il loro profumo e i loro colori.

Così molte donne, ancora oggi, son costrette a cedere e rimangono vittime silenziose, succubi di una realtà che dovrebbe essere superata. Alcune hanno il volto di Ismene, arrendevoli, impaurite, spaesate: sono le madri, sorelle e mogli che hanno perso i propri cari in guerre senza senso; sono le donne che non riescono a ribellarsi a quei “tiranni” che, come Creonte, pretendono obbedienza.

Ma anche per tutte loro, il grido di Antigone torna a farsi sentire, potente e fiero anche dopo tutti questi secoli: «Non per odiare io sono nata, ma per amare».
Antigone è stata costretta a morire per farsi ascoltare, ma la sua morte ha gettato un seme prezioso.

L’augurio è che quindi un giorno quel seme possa riuscire a sconfiggere l’arroganza e l’odio delle tante erbacce ancora presenti e che, fiorendo, possa mostrare al nostro giardino tutta la sua bellezza.

«Il pendolo del mondo è il cuore di Antigone», così la Yourcenar chiude il suo elogio di Antigone. E speriamo davvero che in un futuro non troppo lontano queste parole si tramutino in realtà.

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Giuseppe Fumarola
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Mari
Mari
2 mesi fa
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Un personaggio estremamente attuale!

Barbara
Barbara
2 mesi fa

Complimenti! Scritto benissimo

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