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Libri da… San Marino, una Repubblica dentro la Repubblica

San Marino, ufficialmente Serenissima Repubblica di San Marino: una delle Repubbliche più antiche al mondo che richiama una storia antica di indipendenza.

San-Marino
Tra i confini dell’Emilia e delle Marche, sopra una fertile ed estesa pianura che circonda la bella città di Rimini, a quindici chilometri circa dall’Adriatico, sorge un monte elevato sopra il livello del mare metri 738. 13, dirittamente scosceso dalla parte che guarda oriente e tramontana, ed assai più declive dal lato di mezzogiorno e ponente. In vetta a questa rupe chiamata Titano, forse dalla mitologica memoria di quei Titani, che montagne soprapponendo a montagne tentarono di giungere al cielo e cacciar Giove di seggio, risiede il Governo dell’antica Repubblica di S. Marino. Sui più alti gioghi del monte sono poste tre Rocche chiamate sino dai più oscuri tempi del Medio Evo, le Penne; al sud-ovest di quelle, più al basso, siede la città, e dalla parte opposta al piede di profondi burroni e pendenti macigni, il Borgo Maggiore, luogo assai frequentato per industrie e commerci. Il territorio ha un circuito di poco più di trenta chilometri, ma quantunque si poco esteso e nella maggior parte sterile, tuttavia è sparso di non poche case e villaggi, e segnatamente vi sono popolatissimi tre Castelli, Serravalle, Montegiardino e Faetano.
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Tra i confini dell’Emilia e delle Marche, sopra una fertile ed estesa pianura che circonda la bella città di Rimini, a quindici chilometri circa dall’Adriatico, sorge un monte elevato sopra il livello del mare metri 738. 13, dirittamente scosceso dalla parte che guarda oriente e tramontana, ed assai più declive dal lato di mezzogiorno e ponente. In vetta a questa rupe chiamata Titano, forse dalla mitologica memoria di quei Titani, che montagne soprapponendo a montagne tentarono di giungere al cielo e cacciar Giove di seggio, risiede il Governo dell’antica Repubblica di S. Marino. Sui più alti gioghi del monte sono poste tre Rocche chiamate sino dai più oscuri tempi del Medio Evo, le Penne; al sud-ovest di quelle, più al basso, siede la città, e dalla parte opposta al piede di profondi burroni e pendenti macigni, il Borgo Maggiore, luogo assai frequentato per industrie e commerci. Il territorio ha un circuito di poco più di trenta chilometri, ma quantunque si poco esteso e nella maggior parte sterile, tuttavia è sparso di non poche case e villaggi, e segnatamente vi sono popolatissimi tre Castelli, Serravalle, Montegiardino e Faetano.
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Pensando a San Marino (in dialetto sammarinese: San Marèin o San Maroin), ufficialmente Serenissima Repubblica di San Marino, non si può fare a meno di rilevare che è una Repubblica autonoma dentro un’altra Repubblica: un micro-stato montuoso, la cui capitale sorge sui pendii del monte Titano, all’interno del territorio italiano, nella zona centro-settentrionale del Paese. Una delle Repubbliche più antiche al mondo, condizione questa che richiama una storia antica di indipendenza.

La leggenda fa risalire la fondazione della Repubblica a un tagliapietre originario di Arbe, in Dalmazia, di nome Marino. Egli giunse a Rimini nel 257 d.C. dove lavorò fino a quando, per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani ad opera dell’Imperatore Diocleziano, dovette fuggire. Si rifugiò sul Monte Titano. Personalità carismatica e taumaturgo, sul monte, Marino riuscì a coagulare intorno a sè una piccola comunità di cui divenne il punto di riferimento. Il Monte Titano gli fu donato dalla proprietaria, Donna Felicita (o Felicissima) come forma di ringraziamento per la guarigione del figlio malato. C’era il territorio, c’era la popolazione. Il senso di coesione e indipendenza fu trasfuso alla comunità da Marino. Si narra che le sue ultime parole prima di morire fossero: “Relinquo vos liberos ab utroque homine”. Era il 301 d.C. e il seme dell’indipendenza era stato gettato. Poichè il terreno era fertile, germogliò.

Quanto riportato dalla leggenda, trova riscontro nei numerosi reperti archeologici, custoditi nel  Museo di Stato, prove incontrovertibili che il Monte Titano era già abitato in tempi preistorici. Inoltre, una pergamena dell’885 d.C. conservata nell’Archivio di Stato, testimonia l’esistenza di una comunità organizzata già a quell’epoca.

San Marino.

La comunità del Monte Titano diventò Terra di San Marino, in seguito, all’epoca dei Comuni venne denominata Comune di San Marino. L’autogoverno tipico del periodo, fu affidato all’Arengo o Assemblea di Capi-famiglia, presieduta da un Rettore. Con l’aumento della popolazione, accanto al Rettore venne nominato un Capitano Difensore. L’Istituto più importante dello Stato era stato creato. Nel 1243 si nominarono i primi due Consoli, il Capitano e il Rettore, che da allora fino ai giorni nostri si avvicendano ogni sei mesi nella suprema carica dello Stato: si tratta dei Capitani Reggenti, ovvero i Capi dello Stato.
All’Arengo si deve la definizione delle prime leggi, gli Statuti, ispirati a principi democratici. I primi Statuti risalgono al 1253, ma il primo vero corpo di leggi dello Stato risale al 1295. Gli Statuti furono riscritti e aggiornati fino alla stesura del 1600, che è quella alla quale l’ordinamento fa riferimento.

Nel corso dei secoli e delle relative vicende storiche, la Repubblica di San Marino riuscì a conservare la propria indipendenza, malgrado il territorio italiano fosse terra di conquista di vari popoli e nazioni, offrendo riparo ai fuggitivi per motivi politici. Anche il famosissimo Giuseppe Garibaldi, con circa duemila  garibaldini, trovò rifugio nel territorio sammarinese: le autorità riuscirono a evitare l’ingresso delle truppe austriache dando tempo ai garibaldini di lasciare il territorio senza spargimento di sangue.

Il prestigio sammarinese travalicò anche i confini nazionali arrivando fino agli Stati Uniti d’America. Il presidente americano Abramo Lincoln, nel 1861, dimostrò infatti simpatia e amicizia per San Marino, scrivendo fra l’altro ai Capitani Reggenti ... Benché il Vostro dominio sia piccolo nondimeno il Vostro Stato è uno dei più onorati di tutta la storia… che gli valse la nomina di cittadino onorario.

Territorio accogliente, San Marino ha fatto dell’ospitalità una sua tradizione:  una terra libera che non nega mai il diritto d’asilo e l’aiuto ai perseguitati, di qualunque condizione, provenienza o idea. Durante la Seconda guerra Mondiale restò neutrale e accolse, dando rifugio a 100.000 sfollati provenienti dal territorio italiano, benchè avesse una popolazione di appena 15.000 abitanti.

Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più.

La frase che hai appena letto, non è di un autore sammarinese ma di Haruki Murakami che a San Marino può esserci andato solo in vacanza, credo. L’ho presa in prestito dall’autore giapponese perchè è emblematica di una realtà: la realtà di chi, avendo ricevuto il dono del saper scrivere, partendo dalle sue radici, allarga il suo pensiero al mondo, lasciando testimonianza del suo passaggio in questa porzione di universo. Sarà stato ed è ancora così anche per gli autori nati a San Marino che hanno lasciato e ancora lasciano, impronte nel luogo che sentono appartenergli di più. Parto da questa piccola considerazione per parlarti oggi, in questa rubrica dedicata ai libri da tutto il mondo, di due autori sammarinesi, uno del passato e l’altro del presente: Marino Fattori e Francesco, detto Checco, Guidi.

Ovvio che non sono gli unici scrittori del luogo ma ti dirò caro iCrewer, cercando informazioni sugli autori locali, sono loro che hanno catalizzato la mia attenzione, per motivi diversi: lontani l’uno dall’altro, vissuti in epoche diverse ma univoci nell’attaccamento al loro territorio. Entrambi, Marino Fattori dal lontano Ottocento  e Checco Guidi, nostro contemporaneo, attraverso l’impegno politico e letterario, dimostrano non solo l’amore per le loro radici ma anche orgoglio di appartenenza ad un popolo che pur essendo in territorio italiano, rivendica da sempre il diritto all’indipendenza.

Marino Fattori ebbe i natali a Cailungo, curazia (territorio affidato ad un curato) di Borgo Maggiore nella Repubblica di San Marino nel 1832.  Compì studi di veterinaria a Bologna ma nello stesso tempo, all’università, frequentò corsi di latino e greco. La passione per le lettere classiche vinse sulla necessità di esercitare la professione di veterinario per vivere e, nel 1861 conseguì l’abilitazione all’insegnamento ed ottenne la cattedra di Grammatica superiore ed Umanità nelle scuole pubbliche sammarinesi, insegnando per 35 anni.  Fu membro attivo nella vita politica sammarinese con posizioni vicine alla tradizione e distanti dall’innovazione delle istituzioni della Repubblica. Ricoprì per quattro volte la carica di Capitano Reggente e inoltre ricoprì la carica di prefetto dell’Archivio di Stato della Repubblica di San Marino. Morì a Città a 64 anni.

Marino Fattori

L’amore per la sua terra lo portò ad occuparsi della vicenda storica di San Marino e nello scrivere i Ricordi storici della Repubblica di San Marino, definiti dal Carducci sobri, pieni, classici, Marino Fattori ripercorre nel libro la storia sammarinese, rivendicandone le origini e la vocazione all’indipendenza.  Il saggio, edito per la prima volta nel 1869, ha avuto diverse ri-edizioni fino a quest’ultima del Febbraio 2019 e resterà per molto tempo e per generazioni di studenti, il primo approccio alla storia della Repubblica di San Marino.

Francesco, detto Checco, Guidi nasce a Serravalle l’8 Maggio del 1946. Funzionario dell’Amministrazione di San Marino, pubblica la sua prima opera nel 1986: una raccolta di poesie dialettali intitolata Umag ma la mi Tèra, cui è seguito nel 1993, E’ garboin e nel 1998, E’ Mount. Continuando la passione per il dialetto, nel 2002 Checco Guidi pubblica I mi Casètt-Rime e ricordi d’ infanzia mentre nel 2004,  Modi ‘d dì  e nel 2006 Chènt antigh.

Checco Guidi

Checco Guidi e la sua poesia dialettale, affrontano il tempo che passa con occhio attento e acuta sensibilità alle tradizioni, alle radici, agli aspetti del paesaggio che la modernità progressivamente stravolge, ai comportamenti delle persone, alle vecchie sane abitudini che i giovani sembrano aver totalmente dimenticato.  

Il dialetto è come i nostri sogni, qualcosa di remoto e di rivelatore; il dialetto è la testimonianza più viva della nostra storia, è l’espressione della fantasia

Ad affermarlo è Federico Fellini, (scusa se è poco) e quindi ti propongo una poesia dialettale di Checco Guidi, del resto non potrei non farlo vista la mia inclinazione ai versi che già conosci…

Epù i dè/ j’è sempra longh cumpagn./ Da burdèl al giurnèdi/ li n fniva mai/el temp e’ parìva fèrmi/ e quanta noja at ch’ jinvérni/ g-lìd e interminàbli/ drì e’ camoin./ Po’ la giuvinèza/ la è stè un sbress./ Adès am volt sempra piò spès/ indrì…/ e um pèr che el tèmp e’ còra/ cmè un atléta/ ch’ l’ha in vesta/ u su traguèrd./ Epù i dè/ j’è sempra longh cumpagn,/ e aloura um ven da pansè’:/ “Se invici del tèmp a so i quel ch’e’ cor?”/E da dmèn a j’ho decis:/Am am met dasdoi davènti a chésa/e tra un sbadai e un sunloin/a ‘spet senza prèscia/ch’ e’ facia scur… (Epù i dè…)

(Eppure i giorni/ sono sempre uguali./ Da bambino le giornate/ non finivano mai/ il tempo/ sembrava fermo/ e quanta noia in quegli inverni/ gelidi e interminabili/ accanto al camino./ Poi la gioventù/ è passata in un attimo./ Adesso mi volto sempre più spesso indietro…/ e mi sembra che il tempo corra/ come un atleta in vista del traguardo./ Eppure i giorni/ sono sempre uguali/ e allora mi viene da pensare:/ “Se invece del tempo/ fossi io quello che corre?”/ E da domani ho deciso:/ mi siedo davanti a casae fra uno sbadiglio e un sonnellino/ aspetto senza fretta/ che faccia buio.)

Riscoprire e mantenere vivo il dialetto equivale a non rinnegare le proprie origini, il proprio background, in un mondo che sembra dimenticare tutto con facilità, uniformandosi tristemente, quasi come se le differenze di ogni popolo, di ogni regione,  fossero da cancellare: Checco Guidi è uno dei pochi che ancora conserva la memoria della sua terra e lo fa non solo attraverso l’uso del dialetto nelle sue raccolte poetiche ma anche con concrete ed originali iniziative, come quella del Calendario 2019, stampato da Pazzini di Verucchio, pubblicazione che speriamo si ripeta anche nel 2020, ormai imminente.

Il calendario 2019, con il titolo La Poesia delle Stagioni, coniuga arte e poesia: ogni mese è scandito da alcune delle più celebri poesie dialettali di Checco Guidi e da una serie di raffigurazioni artistiche. Un’opera capace di evocare fatti, valori e vissuti quotidiani del territorio sammarinese, il cui ricavato dalle vendite è stato devoluto alla Fondazione Centro Anch’io Onlus di San Marino. Checco Guidi ha deciso di sostenere il progetto della Fondazione, la cui mission è la raccolta di fondi per realizzare in tempi più brevi possibili, una nuova struttura residenziale, adeguata e protetta, per garantire un vita serena ed indipendente a disabili intellettivi.

Il senso di appartenenza ad una comunità si manifesta anche con l’orgoglio delle proprie origini e delle proprie tradizioni, a me è sembrato che questi due autori sammarinesi incarnassero lo spirito indipendente che caratterizza questa piccola Repubblica nel cuore del territorio italiano, non so se anche tu sei d’accordo…

Il senso di appartenenza ad una comunità si manifesta anche con l’orgoglio delle proprie origini e delle proprie tradizioni, a me è sembrato che questi due autori sammarinesi incarnassero lo spirito indipendente che caratterizza questa piccola Repubblica nel cuore del territorio italiano, non so se anche tu sei d’accordo..

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