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Libri da… Nigeria, uno dei tanti volti di terra d’Africa

Andiamo in Africa, oggi, con la nostra rubrica e visitiamo la Nigeria, uno dei tanti volti africani, forse dolente, ma pieno di bellezze, tradizioni e cultura. Un volto multietnico e multiculturale, per imparare dalla diversità.

Nigeria

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Approdiamo in Nigeria oggi: uno dei tanti volti del territorio africano…

L’origine dell’uomo/ la culla dell’umanità/ madre di tutte le risorse/ […] / La mia terra è del sole e dell’aria/ dove le piante suonano e cantano/ gli animali danzano e incantano/ dove ogni essere è creato ballerino/ La mia terra è misteriosa/ dove ogni creatura ha un’anima/ e le anime che non muoiono mai/ dove gli antenati e i vivi convivono/ dove ogni meraviglia è magica./ La mia terra è la cultura stessa/ tradizioni, usanze, credenze/ […] Questa è la mia terra, Africa!/

Inizio così oggi il nostro viaggio in Nigeria per la rubrica Libri da…: inizio con i versi di uno scrittore nigeriano, Blessing Sunday Osuchukwu, tratti da La mia terra che rendono perfettamente l’idea dei tanti volti che il continente africano racchiude in se.

nigeria

Situata nell’Africa settentrionale, la Nigeria è un paese multietnico, i quasi 200 milioni di abitanti sono distribuiti in un territorio di inestimabile bellezza con riserve naturali e numerose aree protette. La cultura del paese è varia, così come sono varie e numerose le etnie in esso presenti e  si differenzia da nord a sud.
I più di 250 gruppi etnici presenti in Nigeria, parlano altrettante diverse lingue, accanto all’inglese che è la lingua ufficiale. Differenti tra loro, dal punto di vista dello sviluppo socio-culturale ed economico, convivono in equilibrio precario e in continuo stato di tensione. Gli Haussa e gli Yoruba, entrambi di origini sudanesi, sono politicamente i più numerosi ed influenti, seguono gli Igbo, popolo semibantu e i Fulbe, localmente chiamati Fulani, meno numerosi i Kanuri, gli Ibibio e i Tiv. Le tradizioni e la cultura variano nelle diverse etnie: ad esempio la poligamia è normale amministrazione ed è usuale che un uomo abbia tre matrimoni, tre riti diversi con tre diverse mogli, il primo matrimonio è il tradizionale, il secondo è in una corte, mentre il terzo si svolge in chiesa o moschea. Se chiedessimo ad un nigeriano che logica c’è dietro queste triple unioni nuziali, direbbe che l’unione deve essere riconosciuta dalla religione, dalla legge e dalla tradizione e dal momento che risulta difficoltoso racchiudere queste tre regole in un solo matrimonio, allora meglio farne tre. Scherzi a parte, sappiamo bene che l’islamismo ammette la poligamia, e dal momento che in Nigeria la stragrande maggioranza della popolazione è di religione islamica, non possiamo certo stupirci di queste usanze, del resto anche la legge nigeriana si adegua…

Come la gran parte dei Paesi Africani, anche la Nigeria subì il colonialismo e la deportazione delle sue forze migliori commerciate dagli schiavisti: il territorio ricchissimo di materie prime, fu fin dagli inizi dell’Ottocento, sfruttato dai colonizzatori inglesi che qui fecero il bello e il cattivo tempo fino al 1960, anno in cui fu concessa l’indipendenza. Lo sfruttamento dei territori non cessò di certo con la concessione dell’indipendenza politica: restò la dipendenza economica, fu intensificato lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio, scoperti nel 1956 e prese avvio una fase di rapido sviluppo economico, basato anche sulla grande disponibilità di forza-lavoro e sull’ampiezza del mercato interno. L’agricoltura subì però un’involuzione e la popolazione in forte aumento, si vide costretta a ricorrere alle importazioni per far fronte ai fabbisogni alimentari. Dopo la grave crisi economica del 1980, aggravata dall’instabilità politica, dalla cattiva amministrazione e da un crescente indebitamento con l’estero, la Nigeria assistette ad una lenta ripresa e dal momento che uno dei paesi africani più ricchi di petrolio, di risorse minerarie e di industrie ad essi collegati, viene da chiedersi come mai la maggioranza della popolazione è ridotta in povertà estrema, tanto che si vede costretta ad abbandonare la propria terra per cercare altrove condizioni di vita migliori. Molti nigeriani hanno affollato ed ancora affollano i barconi della di-speranza e molti, se riescono a non morire vittime di violenze o di naufragi, riempiono i campi italiani di raccolta di pomodori o i bordi dei marciapiedi nelle strade di città europee, di notte. I nuovi schiavi nigeriani e non, sono spesso vittime sfruttate dalla criminalità organizzata che gestisce le loro vite, approfittando della disperazione che costringe uomini e donne a lasciare la terra di origine.

“Nella mia prossima vita, se esiste, pregherò affinché nessuno possa essere costretto ad abbandonare la propria Terra, ma pregherò così tanto di avere sempre la possibilità di relazionarmi con persone di origine e razza diverse, per continuare a beneficiare della ricchezza che ciò produce. Pensare il contrario già mi rende miserabile….”

Mi sono imbattuta in questa frase (e nei versi che hai letto all’inizio) di Blessing Sunday Osuchukwu, cercando fra gli autori nigeriani da proporti per questa rubrica: ti dico molto sinceramente, caro iCrewer che non avevo la più pallida idea di quale autore trattare, tanto meno mi era mai capitato, prima d’ora, di leggere un autore nigeriano. La frase che ho riportato sopra è stata in un certo senso illuminante… Perchè? Perchè incarna tutta la condizione africana del momento, una condizione fatta di povertà che costringe a cercare nuovi lidi dove vivere decorosamente e, nello stesso tempo esprime la generosità dello spirito africano nella sua interezza: uno spirito che se pur costretto alla povertà, all’emigrazione, all’emarginazione, non dimentica di essere altruista. Che dirti caro iCrewer? Blessing Sunday Osuchukwu, con queste sue parole mi ha conquistata ed è per questo che voglio concentrare la mia attenzione su di lui, in rappresentanza di tutti gli  autori nigeriani del passato e del presente.

Blessing Sunday Osuchukwu
Blessing Sunday Osuchukwu, scrittore Nigeriano

Sono nato nel Sud-Est della Nigeria, d’etnia Igbo, due anni prima della sanguinosa guerra del Biafra (1967-1970) in una grande famiglia poligama, e sono l’ultimo figlio di mio padre. Sono venuto in Italia per studiare; sono diplomato Geometra, ho studiato Architettura per tre anni prima di laurearmi con lode in Sviluppo e Cooperazione Internazionale. Ho fatto vari tipi di lavoro per campare, specie in ristrutturazione edile, ho militato in varie organizzazione di volontariato prima di fondare un’associazione di volontariato la Bless Children’s Foundation Onlus.
Ho cominciato a scrivere per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica circa le ingiustizie sociali nel mondo, specie in paesi in via di sviluppo, e cosi ho scoperto di essere un poeta, lo dicono gli altri, eh! E da molti anni lavoro come Mediatore Interculturale e come Cooperante”
Ho pubblicato sei libri, che mi aiutano anche a finanziare i vari progetti dell’associazione in settori d’integrazione, mediazione interculturale e cooperazione internazionale.
Continuo a scrivere perchè a me piace tanto…
Ps: scusami, sono sull’auto dopo un turno di 12 ore…
Grazie, auguri e complimenti per il sito!

Riporto per intero ciò che Blessing Sunday Osuchukwu mi ha scritto: perchè, dopo aver visto che gestisce una pagina in un noto social, ho cercato di contattarlo e per conoscerlo meglio, non c’è metodo migliore di consentirgli di raccontarsi in prima persona… E molto gentilmente, lo ha fatto!

Uno scrittore nigeriano di nuova generazione che vive e lavora in Italia da 30 anni, impegnato nella difesa dei più deboli, con le azioni e con le parole che scrive nei suoi libri: tutto questo, oltre ad essere generosità ed impegno in prima persona, è cultura. La letteratura serve a poco se non si guarda intorno e denuncia le ingiustizie che vede, serve a poco se non fa aprire gli occhi su tutte le realtà, belle e brutte che ci circondano, serve a poco se non alza la voce e denuncia le storture degli uomini. Resta sterile ed improduttiva e diventa solo evasione che dura il tempo di una lettura…

Ti umilieranno e cercheranno persino di sbarazzarsi di te solo perché hai scelto di testimoniare la cruda realtà e di non abbandonare questi soggetti: i senza tetto; gli affamati; gli orfani; i poveri, i rifugiati e tutti gli altri emarginati. Ma in fondo molti vorrebbero essere come te solo se potessero essere più evoluti come esseri umani…

Blessing Sunday Osuchukwu, aderisce perfettamente al modello di letteratura impegnata e di denuncia e i suoi libri ne sono testimonianza: Le lacrime degli angeli, raccolta di poesie, Le voci silenziose delle anime, Immigrazione in poesie, Il ritorno del volontario e il metaforico La rivoluzione animale che racconta la vita degli animali sottratti ingiustamente dalle loro famiglie e dai loro habitat e spesso ingabbiati e maltrattati da qualche essere umano, decidono di lottare per la loro libertà, civilmente e democraticamente. Si fanno chiamare esseri animali e fanno sapere che non sono inferiori a nessun essere…, dove chiaramente si può leggere la condizione di molti africani usati, sfruttati e privati dei normali diritti umani.

Il mio più grande sogno è sempre stato quello di riuscire, prima di chiudere definitivamente i miei occhi, a rendere un pò utile la mia vitaccia all’umanità: contribuire in qualche modo ad aiutare chi, anche una sola persona, dalla vita ha avuto meno fortuna di me.

Voglio concludere questo viaggio in Nigeria con un sogno, anzi con Ho un sogno di Blessing Sunday Osuchukwu che è anche il sogno di ogni essere che ancora si può definire umano perchè sa che al di là della razza, della latitudine, della cultura, della ricchezza, del progresso o dell’arretratezza siamo creature, pensate, volute ed amate tutte allo stesso modo, dallo stesso Padre: molto spesso ce ne dimentichiamo.

Ho un sogno che un giorno i bambini diventeranno bambini/ in tutte le parti del mondo./ Ho un sogno che un giorno i bambini africani avranno/ la possibilità di giocare e studiare come bambini./ Ho un sogno che un giorno loro deporranno le armi perché/ non ne avranno più bisogno./ Ho un sogno che un giorno loro verranno ascoltati,/ tollerati e che potranno anche decidere cosa fare da grandi./ Nel mio sogno vedo che i bambini africani non/ moriranno più di fame, sete e malattie banali,/ Nel mio sogno vedo che questi bambini andranno a scuola/ la mattina anziché andare nei vari cantieri,/ Nel mio sogno vedo che/ questi bambini lasceranno le grotte,/ i tombini e le strade per andare a dormire/nelle case./ Ho un sogno che un giorno i bambini africani/ lasceranno i campi profughi,/ Ho un sogno che un giorno loro non avranno più/ bisogno di camminare per chilometri in cerca d’acqua
sporca da bere,/ Ho un sogno che un giorno i loro piedi saranno/ protetti dalle scarpe e i loro corpi coperti dai vestiti./ Nel mio sogno vedo che i bambini africani avranno la possibilità di vaccinarsi contro le malattie infantili,/ Nel mio sogno vedo che i loro destini non saranno più/ decisi dalle tragedie causate dai grandi,/ Nel mio sogno vedo che i bambini africani avranno la/possibilità di riuscire un giorno a sognare!/

 

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In una società sempre più chiusa dentro i propri steccati e i propri confini, in un contesto sociale abituato a sgomitare per conquistare un posto al sole, in un’umanità che teme il diverso, il venuto da lontano… quando l’uomo dimentica di essere uomo e chiude gli occhi davanti ai bisogni altrui, allora occorre sentire per ascoltare, guardare per vedere, tendere le mani per aiutare… o no?
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