La città e le stelle di Arthur C. Clarke torna in libreria l’8 settembre 2026 in una nuova edizione Mondadori. È uno dei romanzi più importanti dello scrittore britannico e costruisce una domanda ancora attuale: cosa succede a una civiltà quando sicurezza, tecnologia e immortalità diventano più importanti della curiosità?
La risposta passa attraverso Diaspar, una città chiusa da un miliardo di anni, e attraverso Alvin, l’unico abitante che non accetta l’idea che fuori dalle sue mura non esista più nulla. Qui trovi la trama, il rapporto tra Diaspar e Lys, il finale spiegato e il significato del romanzo. La parte con gli spoiler è segnalata in modo chiaro.

La città e le stelle: la trama senza spoiler
La storia è ambientata in un futuro remotissimo. La Terra è diventata quasi interamente desertica e l’umanità sembra sopravvivere soltanto dentro Diaspar, una metropoli immensa protetta e amministrata da un Calcolatore Centrale. I suoi abitanti non vivono secondo il normale ciclo di nascita, invecchiamento e morte: le loro identità vengono conservate nei banchi di memoria della città e possono essere riportate in vita in nuovi corpi.
Diaspar appare quindi come una società che ha sconfitto il tempo. Il prezzo è l’immobilità. Nessuno vuole uscire, nessuno mette in discussione la storia ricevuta e la paura dello spazio esterno è diventata quasi un istinto. Secondo la memoria collettiva, antichi Invasori avrebbero costretto l’umanità a ritirarsi sulla Terra e a rinunciare per sempre alle stelle.
Alvin è diverso. È un Unico, cioè una persona che non possiede vite precedenti conservate nella memoria di Diaspar. Proprio questa assenza lo rende meno condizionato dalla paura collettiva. Vuole sapere cosa esiste oltre la città, da dove venga il terrore che paralizza gli altri e se la storia degli Invasori sia completa.
Diaspar e Lys: due idee opposte di umanità
La scoperta decisiva di Alvin è che Diaspar non è l’ultimo luogo abitato della Terra. Fuori dal deserto esiste Lys, una comunità verde e protetta dalle montagne. Se Diaspar rappresenta il controllo tecnologico, Lys ha scelto una strada quasi opposta.
Gli abitanti di Lys nascono, crescono e muoiono. Hanno limitato l’uso della tecnologia e sviluppato capacità telepatiche. A prima vista Lys sembra offrire la risposta umana alla freddezza di Diaspar, ma Clarke evita una contrapposizione troppo semplice. Anche Lys ha costruito il proprio isolamento e condivide, in forma diversa, la paura di ciò che potrebbe rompere l’equilibrio raggiunto.
Il rapporto tra le due città è uno dei nuclei più forti del romanzo: Diaspar teme il cambiamento perché ha trasformato la stabilità in eternità, Lys teme il cambiamento perché protegge un ordine naturale e mentale. Alvin non appartiene completamente a nessuno dei due modelli e per questo può attraversarli.
Il finale di La città e le stelle spiegato
Attenzione: da questo punto ci sono spoiler sul finale del romanzo.
Con l’aiuto di Hilvar, giovane telepate di Lys, Alvin ricostruisce progressivamente una storia dell’umanità molto diversa da quella conservata a Diaspar. Recupera una nave spaziale e riesce infine a lasciare la Terra. Nello spazio incontra Vanamonde, un essere di puro intelletto capace di comunicare con Hilvar.
È attraverso Vanamonde che emerge la verità fondamentale: gli Invasori erano un mito. L’umanità non era stata semplicemente sconfitta e imprigionata sul proprio pianeta. Diaspar e Lys discendono da gruppi che avevano scelto di ritirarsi dopo una crisi enorme legata a uno dei più ambiziosi esperimenti scientifici della civiltà galattica.
Il primo tentativo di creare una mente incorporea aveva prodotto la Mente Pazza, un’intelligenza potentissima e instabile che aveva devastato la galassia prima di essere imprigionata. Vanamonde è invece il secondo esperimento, riuscito ma ancora incompleto: possiede capacità immense, però ha una mente giovane e deve ancora maturare.
Anche altri elementi del passato vengono riscritti. Shalmirane, ricordata come luogo della lotta contro gli Invasori, non aveva avuto il ruolo attribuitole dalla leggenda. La grande narrazione della sconfitta era servita soprattutto a giustificare la rinuncia alle stelle e a rendere permanente la paura.
Nel finale, le scoperte di Alvin permettono a Diaspar e Lys di riallacciare i rapporti. Alvin potrebbe continuare a cercare nello spazio le tracce dell’antica civiltà, ma sceglie di restare sulla Terra. Affida al robot una missione verso le stelle e decide che il proprio compito è contribuire alla rinascita del pianeta e dell’umanità.

Cosa significa il finale
Il finale non dice semplicemente che la curiosità vince sulla paura. Clarke costruisce una conclusione più precisa: una civiltà può sopravvivere per un tempo quasi infinito e allo stesso tempo smettere di vivere in senso pieno. Diaspar possiede sicurezza, energia, memoria e tecnologia, ma ha eliminato il rischio insieme alla possibilità di cambiare.
Alvin rompe questo equilibrio perché non considera il passato una risposta definitiva. Scoprendo che il mito degli Invasori è falso, mostra che la memoria collettiva può trasformarsi in una gabbia quando viene usata per impedire nuove domande. Il suo viaggio non serve solo a trovare altri mondi: serve a rendere nuovamente possibile il futuro.
La scelta di restare sulla Terra è quindi importante. Dopo aver riaperto la strada delle stelle, Alvin non diventa un esploratore destinato a fuggire per sempre. Capisce che l’esplorazione ha valore anche se riporta a casa con una responsabilità nuova. La Terra può essere recuperata e le due comunità possono smettere di vivere come sistemi chiusi.
Vanamonde e la Mente Pazza: il significato delle due intelligenze
Vanamonde e la Mente Pazza anticipano molti temi diventati centrali nella fantascienza successiva. Entrambi nascono dal tentativo di creare un’intelligenza svincolata dal corpo, ma incarnano due esiti opposti. La Mente Pazza è potere senza equilibrio; Vanamonde è potenziale ancora da educare.
Clarke evita così una lettura in cui la tecnologia è semplicemente nemica dell’uomo. Il problema non è la macchina in sé. Diaspar è una meraviglia tecnologica e il Calcolatore Centrale è essenziale anche per le scoperte di Alvin. Il rischio nasce quando la tecnologia viene usata per congelare una società oppure quando la capacità tecnica cresce più rapidamente della comprensione delle conseguenze.
La città e le stelle è il seguito di Against the Fall of Night?
No. La città e le stelle non è un sequel di Against the Fall of Night. Clarke aveva pubblicato una prima versione della storia con quel titolo e successivamente la riscrisse in modo esteso, modificando scene, personaggi e soprattutto il confronto tra Diaspar e Lys.
Le due opere condividono quindi la stessa idea di base, ma vanno considerate versioni differenti. Per chi vuole leggere il testo più noto e maturo del progetto, La città e le stelle è il punto di riferimento. Il romanzo uscì originariamente nel 1956.
La nuova edizione Mondadori del 2026
La nuova edizione italiana arriva l’8 settembre 2026. La scheda dell’edizione Mondadori indica 432 pagine, formato brossura, collana I miti e prezzo di copertina di 9,90 euro. L’ISBN è 9788804757122.
- Titolo: La città e le stelle
- Autore: Arthur C. Clarke
- Editore: Mondadori
- Collana: I miti
- Uscita: 8 settembre 2026
- Pagine: 432
- ISBN: 9788804757122
Perché leggerlo oggi
La nuova edizione riporta in primo piano un romanzo che parla di intelligenza artificiale, memoria digitale, isolamento, paura del cambiamento e dipendenza da sistemi automatici senza perdere il senso dell’avventura. Sono temi che oggi risultano immediatamente leggibili, anche se il libro appartiene alla fantascienza della metà del Novecento.
Chi conosce Clarke soprattutto per 2001: Odissea nello spazio può ritrovare qui la stessa fiducia nella capacità umana di superare i propri confini, accompagnata però da una critica netta alle società che trasformano il benessere in immobilità. Sul sito abbiamo raccontato anche il rapporto tra Clarke, 2001 e la cultura del 1968 e gli adattamenti cinematografici legati ai grandi romanzi di fantascienza.
La città e le stelle resta soprattutto una storia sulla necessità di uscire da una perfezione che non lascia spazio al futuro. Alvin non salva l’umanità distruggendo Diaspar, ma costringendola a ricordare che esiste ancora qualcosa da scoprire.