L’italianissimo di Antonio Iovane arriva in libreria il 1° settembre 2026 per Mondadori e sceglie come protagonista una delle figure più riconoscibili della storia repubblicana italiana: Sandro Pertini. Non si tratta però di una biografia tradizionale. Iovane parte dal 29 giugno 1985, giorno delle dimissioni del Presidente della Repubblica, per immaginare una deviazione dalla storia conosciuta.
Il punto di partenza è quindi reale, mentre ciò che accade dopo permette all’autore di costruire un romanzo nel quale memoria personale, politica e invenzione si sovrappongono. Una scelta coerente con il percorso di uno scrittore che ha già lavorato più volte sul confine tra ricostruzione storica e narrazione.
L’italianissimo di Antonio Iovane, la trama
È il 29 giugno 1985. Al Quirinale tutto è pronto per il commiato di Sandro Pertini, giunto alla conclusione della sua presidenza. Ministri, Corazzieri e personale attendono il capo dello Stato, ma nel romanzo Pertini sembra inizialmente scomparso. Quando viene ritrovato, sorprende tutti annunciando di avere deciso di restare: secondo lui il Paese avrebbe ancora bisogno della sua presenza.
Da questa premessa prende forma una giornata alternativa rispetto a quella consegnata alla storia. Pertini deve confrontarsi con la moglie Carla Voltolina, con il segretario generale Antonio Maccanico e con alcune delle personalità che hanno attraversato la politica e la società italiana dell’epoca. Nella sinossi del volume compaiono, tra gli altri, Eugenio Scalfari, Bettino Craxi e papa Giovanni Paolo II.
Il libro è già indicato in uscita il 1° settembre anche nella scheda digitale di L’italianissimo, dove Mondadori figura come editore. La premessa suggerisce quindi un romanzo storico soltanto in parte: più che ricostruire cronologicamente una presidenza, Iovane utilizza un momento preciso per interrogare il personaggio e l’Italia che lo circonda.

Cosa c’è di vero nell’ultimo giorno di Pertini
Separare realtà e invenzione è importante. Il diario storico della Presidenza della Repubblica conferma che il 29 giugno 1985 Pertini incontrò il personale del Segretariato generale alle 10 e firmò alle 11:30 l’atto di dimissioni. Nel pomeriggio lasciò il Palazzo del Quirinale.
Il Pertini che decide di non andarsene appartiene dunque alla costruzione narrativa. La sinossi presenta il romanzo come ispirato a un episodio reale legato al ritardo nel saluto conclusivo del settennato, trasformato da Iovane in una domanda controfattuale: cosa sarebbe successo se quel Presidente così popolare avesse davvero deciso che il proprio compito non era ancora terminato?
È proprio questa distanza tra documento e possibilità narrativa a costituire uno degli elementi più interessanti dell’opera. Il lettore conosce già l’esito storico, ma viene invitato a osservare Pertini non soltanto come simbolo istituzionale, bensì come uomo costretto a fare i conti con il tempo, con i ricordi e con il significato della propria eredità.
Antonio Iovane torna a raccontare la storia italiana
Per Antonio Iovane il dialogo tra storia e letteratura non rappresenta una novità. Nel 2024 aveva pubblicato Il carnefice, dedicato a Erich Priebke e alla lunga vicenda che portò alla sua individuazione in Argentina dopo la strage delle Fosse Ardeatine. Ne avevamo parlato anche nel nostro approfondimento su Il carnefice di Antonio Iovane.
Prima ancora erano arrivati libri come Il brigatista, La seduta spiritica e Un uomo solo, quest’ultimo dedicato alle ultime ore di Luigi Tenco. Cambiano personaggi ed epoche, ma rimane evidente l’interesse per figure che permettono di osservare passaggi complessi della storia e dell’identità italiana attraverso gli strumenti della narrazione.
L’italianissimo sembra proseguire questa ricerca scegliendo però una prospettiva diversa: Pertini non è al centro di un’indagine su un mistero da risolvere, ma di una situazione immaginaria attraverso cui tornare a interrogare il passato. Tra le nuove uscite italiane del periodo, chi cerca altri romanzi contemporanei può inoltre trovare il nostro approfondimento su Liberi tutti di Chiara Gamberale.
Perché L’italianissimo può essere interessante
Il titolo richiama apertamente l’immagine di Pertini come figura capace di incarnare, almeno nell’immaginario collettivo, una certa idea dell’Italia repubblicana. Il romanzo sembra però voler andare oltre la celebrazione. Il protagonista viene messo davanti alla necessità di confrontare il proprio passato con un presente che sta cambiando e con un futuro nel quale non potrà continuare a esercitare lo stesso ruolo.
È quindi plausibile aspettarsi una lettura adatta soprattutto a chi ama i romanzi che utilizzano personaggi realmente esistiti senza limitarsi alla biografia. Storia, memoria e finzione diventano strumenti per tornare su un momento di passaggio della Repubblica italiana e, indirettamente, riflettere sul rapporto tra cittadini, politica e istituzioni.
Quando esce L’italianissimo
L’italianissimo esce il 1° settembre 2026 per Mondadori. Le schede librarie disponibili prima della pubblicazione lo collocano nella narrativa italiana e indicano un prezzo di copertina di 18 euro. Per chi segue Antonio Iovane sarà un nuovo tassello di un percorso letterario sempre più legato ai personaggi e agli snodi della storia italiana del Novecento.
Questa volta al centro non c’è soltanto ciò che è realmente accaduto, ma ciò che avrebbe potuto accadere. E proprio nello spazio tra queste due possibilità prende forma il Pertini immaginato da Iovane: un uomo arrivato alla fine del proprio mandato che, almeno per qualche pagina, decide di non essere ancora pronto a lasciare il Quirinale.