La vita che si ama. Storie di felicità Book Cover La vita che si ama. Storie di felicità
Roberto Vecchioni
biografia & sociale
Einaudi
15/11/2016
cartaceo/ebook
160

 

È inutile chiedersi cosa sia la felicità, o come fare a raggiungerla. Lo scrive un padre ai propri figli nella lettera che apre questo libro: la felicità, spiega, non è una questione d'istanti, ma una presenza costante, che corre parallela a noi. Il problema è saperla intravedere, imparando a non farci abbagliare. Il padre è Roberto Vecchioni. Sono per i suoi figli Francesca, Carolina, Arrigo e Edoardo - i racconti che compongono il volume. Dalle bizzarrie vissute insieme a loro, a episodi comici e drammatici della sua carriera di insegnante; dagli amori perduti o ritrovati fino a un ritratto vivo e passionale di suo padre Aldo, Vecchioni attinge alla propria biografia per costruire un vero e proprio manuale su come imbrigliare la felicità, senza farla scivolare via finché non diventa soltanto un ricordo. Ma ci sono anche le canzoni, scritte in un arco di quasi quarant'anni. Ci sono squarci letterari: un racconto dalle "Mille e una notte", la storia di Paolo e Francesca, il mito di Orfeo ed Euridice, un frammento di Saffo. C'è l'amata casa sul lago, testimone di tanti momenti, alcuni dei quali difficili e persino spaventosi. Roberto Vecchioni ci conduce in un viaggio personale lungo quello che chiama "il tempo verticale", uno spazio che tiene uniti tra loro passato, presente e futuro, dove nulla si perde. D'altronde "la felicità non è un angolo acuto della vita o un logaritmo incalcolabile o la quadratura del cerchio: la felicità è la geometria stessa".

Cari iCrewers, oggi a bussare alla porta della nostra rubrica è Roberto Vecchioni, il Professore, un poeta della musica italiana. Ci parla di felicità nel suo “La vita che si ama. Storie di felicità”.

Roberto Vecchioni ci conduce in un viaggio intimo lungo quello che chiama “il tempo verticale”, uno spazio che tiene uniti tra loro passato, presente e futuro, dove nulla si perde.

La felicità non è un angolo acuto della vita o un logaritmo incalcolabile o la quadratura del cerchio: la felicità è la geometria stessa.

Questo libro è scorrevole e profondo al tempo stesso. Fa ragionare sulla vita e sull’amore.

Qui sono proprio io

Così scrive Roberto Vecchioni. E questo è davvero il suo libro più intimo, più autobiografico e urgente.

Il libro in cui l’idea stessa della vita e della felicità, il senso del rotolare dei giorni, trova forma di racconto. Perché i momenti più belli o più intensi della nostra esistenza brillano nella memoria: sono luci che abbiamo dentro e che a un tratto sentiamo il bisogno di portare fuori. Magari per i nostri figli, e per tutti quelli che hanno voglia di ascoltare.

Vi lascio con un commento di un suo fan che racchiude l’essenza di questo libro…

Sembrava di sentire musica leggendo questi racconti di felicità.

L’artista

Vecchioni

Roberto Vecchioni nasce a Milano nel 1943 da genitori napoletani. Nel 1968 si laurea in lettere antiche intraprendendo poi l’attività di insegnante nei licei classici, dove tuttora insegna greco e latino.

La carriera musicale ha inizio molto presto, negli anni ‘60, come autore di cantanti affermati (Vanoni, Mina, Zanicchi, Cinquetti), proponendosi dal 1971 anche come interprete delle proprie canzoni. Soltanto nel 1977, il successo di “Samarcanda” lo rende popolare.

Nelle sue canzoni parlano d’amore e di cose perdute o ritrovate, di occasioni non colte, di affetti vicini e lontani: la sua dimensione più precisa è il sogno, il ricordo.

Il suo linguaggio è ironico, spesso autobiografico; spesso attinge da miti e parabole.

Nel 1983 pubblica il “Grande sogno”, libro di poesie, racconti e testi per canzoni, edito dalla Milano Libri. Poi nel 1996 pubblica con Einaudi “Viaggi del tempo immobile”, dieci racconti popolati di personaggi importanti ma visti da un’angolatura personale. Nel 1997, ancora, esce El Bandolero stanco, cui fa seguito alla fine dello stesso anno Vecchioni Studio Collection, una raccolta antologica che contiene anche l’inedita “Verrà la notte e avrà i tuoi occhi”. Nel 1998 collabora con l’enciclopedia Treccani e ritira il premio per la pace Giorgio La Piera. Segue nel 2000 il libro Le parole non le portano le cicogne, di Einaudi).

Proseguono vari album. Ad inizio 2009 partecipa al Festival di Sanremo come “padrino” dell’esordiente Chiara Canzian. Nel 2011 vi partecipa in gara nella sezione “Artisti” con il brano “Chiamami ancora amore”: la canzone vince il Festival, nonché il premio della critica.

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