Il trucco del diavolo di Fabiano Massimi (Longanesi) è il nuovo thriller storico del romanziere modenese, classe 1977: stavolta l’ambientazione è la Roma papalina del Settecento, e il caso da risolvere è una serie di omicidi rituali firmati da un assassino che si fa chiamare Diabolus. Al centro dell’indagine c’è il manoscritto Voynich, il documento quattrocentesco considerato il libro più misterioso del mondo.

Il trucco del diavolo: trama, personaggi e il caso dei sette omicidi rituali
Nella Roma di papa Clemente XIV, sette donne vengono ritrovate morte in circostanze identiche: corpo nudo, stretto nelle corde, appoggiato su una poltrona tra due specchi, gli occhi spalancati e il volto segnato dal terrore. I medici concordano: morte di paura, senza altri segni di violenza. Accanto a ciascuna vittima, l’assassino lascia strisce di pergamena con simboli diversi e un foglio accartocciato in bocca: la firma, Diabolus.
Il Papa chiede aiuto a Luigi XV di Francia, che invia a Roma Xavier Galant, avventuriero còrso di 35 anni e investigatore criminale. Galant è un illuminista scaltro, dotato di intuizioni logiche fuori dal comune e di un’ironia mai doma. Ad affiancarlo ci sono Artemio, gesuita consigliere del Papa, e Lea Corbara, una monaca che parla sottovoce a causa di una violenza subita da giovane. Tre figure complementari, tre visioni del mondo in collisione.
Il manoscritto Voynich: il libro più misterioso del mondo entra nel thriller di Massimi
Il libro che i tre investigatori trovano al centro dell’indagine esiste davvero. Il manoscritto Voynich, datato con il metodo del carbonio-14 tra il 1403 e il 1438 e conservato alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, contiene quattro sezioni: un erbario, un lunario, un trattato di scienza idraulica e uno agronomico. Per sei secoli nessuno è riuscito a decifrarlo.
Una svolta recente porta la firma della filologa ed erbobotanica Eleonora Matarrese, che ha collegato il testo al dialetto medio-alto tedesco e al territorio della Carnia, attraverso il confronto con l’erbario Gart der Gesundheit del 1486. Un risultato ancora discusso dalla comunità accademica, ma che apre scenari nuovi. Massimi usa questo materiale come trampolino narrativo, costruendo intorno al manoscritto una rete di indizi, nicchie segrete e passaggi nascosti nella Roma sotterranea.
L’altro nome ricorrente nell’indagine è quello di Athanasius Kircher, l’erudito gesuita del Seicento che visse a Roma, ossessionato dal mondo sotterraneo e primo tentativo di decifrare la scrittura egizia, definito da Massimi stesso come meno famoso di Leonardo da Vinci ma altrettanto universale nel genio. Come costruire un’indagine attorno a un codice irrisolvibile è una delle sfide narrative che il thriller storico conosce bene: su questo fronte, le regole narrative di Brandon Sanderson offrono un quadro utile per capire come i misteri funzionano nella fiction di genere.
Massimi e il romanzo storico come metafora del presente
Dopo L’angelo di Monaco (2020), I demoni di Berlino, Se esiste un perdono e Le furie di Venezia, tutti ambientati tra le due guerre mondiali, Massimi fa un salto più indietro nel tempo. La scelta del Settecento non è casuale: è l’epoca in cui si scontrano sapere tradizionale e sapere nuovo, il momento in cui la ragione illuminista comincia a mettere in discussione secoli di certezze. Un conflitto che l’autore ha dichiarato di voler usare per parlare dell’intelligenza artificiale e dei rischi della conoscenza nel presente.
Galant e Artemio incarnano i due poli di questo scontro: il filosofo aperto al futuro e il gesuita portatore del sapere tradizionale. Una tensione che attraversa l’intera indagine e che si riflette nel modo in cui i due interpretano gli stessi indizi. Per chi vuole approfondire i meccanismi del thriller storico e del realismo magico applicato alla narrativa, il portale ha già affrontato queste dinamiche nell’articolo dedicato al realismo magico come genere letterario. Il trucco del diavolo è in libreria con Longanesi.