La zolfatara di Irene Di Liberto è in libreria dal 16 giugno 2026, pubblicato da Piemme nella collana Storica, 432 pagine, 19,90 euro (ISBN 9791223801352; ebook 13,99 euro). È l’esordio nella narrativa per adulti di Di Liberto, già nota per la poesia e la letteratura per l’infanzia, e nasce da un’origine autobiografica precisa: il ricordo del nonno paterno dell’autrice, che fu caruso nella zolfara di Casteltermini, una delle miniere di zolfo più importanti d’Europa.

La trama
Siamo nella Sicilia rurale di inizio Novecento, in un paese dell’entroterra chiamato Castellatani. La grande miniera di zolfo sulla collina domina la vita di tutti: gli uomini ci lavorano, i bambini ci finiscono come carusi, i sogni ci si sfaldano sotto il peso dei sacchi. Teresa ha un desiderio che sembra troppo grande per il suo mondo: diventare maestra, insegnare ai bambini del paese a immaginare un futuro diverso. Ma le scelte sono già scritte dalla tradizione: il suo matrimonio con Giovanni, uno zolfataro che conosce i cunicoli sotterranei meglio delle stanze di casa, nasce dalla necessità, non dall’amore.
Tra turni massacranti e promesse infrante, tra la fatica del corpo e la durezza di una comunità chiusa, Teresa e Giovanni imparano lentamente a scegliersi, trasformando un’unione imposta in qualcosa di autentico. Un amore fatto di sguardi e piccoli gesti, come il tavolo di legno costruito da Giovanni che Teresa descrive come la migliore definizione di sentimento che conosca: non un battito del cuore, ma qualcosa di tangibile, che si può toccare. Il romanzo segue la famiglia attraverso le generazioni, costruendo una saga del Sud Italia in cui i sogni dei genitori sopravvivono nei figli.
Un mondo dimenticato: le zolfatare siciliane
Il romanzo restituisce dignità narrativa a un pezzo di storia italiana poco conosciuta. Nell’Italia di inizio Novecento erano attivi oltre settecento siti minerari, con circa quarantamila minatori. Le zolfatare siciliane fornivano il 90% della produzione mondiale di zolfo: un primato enorme, ottenuto al costo di condizioni di lavoro disumane. I carusi erano bambini ceduti dalle famiglie ai proprietari delle miniere come manodopera a basso costo, destinati a trasportare sacchi di minerale nei cunicoli per dodici ore al giorno. Di Liberto ha dichiarato di credere fermamente che a questo passato vada ridata una forte dignità: il romanzo è anche un atto di memoria collettiva verso chi ha vissuto quella realtà.
La baronessa Assunta e il realismo magico siciliano
Tra i personaggi del romanzo spicca la baronessa Assunta, figura sospesa tra realtà e simbologia: una donna di grande fede e intuizione, capace di vedere ciò che agli altri rimane nascosto. Di Liberto la avvicina, in alcuni tratti, a Clara del Valle de La casa degli spiriti di Isabel Allende, pur sottolineandone la profonda diversità per provenienza e spirito religioso. La baronessa porta nel romanzo una dimensione quasi mistica che arricchisce l’ambientazione realistica senza appesantirla, in una tradizione narrativa siciliana che da Pirandello a Camilleri ha sempre saputo mescolare il reale e il soprannaturale.
Irene Di Liberto
Irene Di Liberto è siciliana d’origine e umbra d’adozione. Ha conseguito un master in scrittura cinematografica, è ambasciatrice e membro onorario dell’Accademia della Lingua e della Cultura Siciliana e ha vinto numerosi premi letterari nazionali e internazionali. È stata segnalata al Premio Strega Poesia 2024 con la raccolta Post poesia. La zolfatara è il suo primo romanzo per adulti, dopo anni di pubblicazioni nel campo della poesia e della letteratura per l’infanzia. Per altre saghe familiari e romanzi storici italiani in libreria, consulta la nostra sezione segnalazioni libri.