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Sport in book. Il linguaggio del corpo

Il linguaggio del corpo

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Il linguaggio del corpo, ti sei mai chiesto quanto questo sia fondamentale? In verità non ce ne accorgiamo. Siamo troppo coinvolti e strapazzati da una vita frenetica per renderci conto che ogni nostro gesto ci rivela agli altri molto più di quello che pensiamo. Basta riflettere su come camminiamo, se il nostro passo è frettoloso o invece rilassato, su come distrattamente incrociamo lo sguardo degli altri, sul gesticolare cercando di spiegare un concetto. Sembra senza importanza ma non lo è! Ti dirò di più, è il modo più veloce per scoprire le caratteristiche della nostra personalità ma soprattutto quella degli altri. E non è poco. Ci trasformiamo in un bel semaforo che si accende e si spegne in base alle situazione che stiamo vivendo. Una modalità di comunicazione che prescinde dal verbale ma che delinea perfettamente chi abbiamo di fronte e cosa ci vuole comunicare.

Il linguaggio del corpo, i segnali che ci aiutano a comprendere gli altri

Il linguaggio del corpo

Pensaci un attimo. Quante volte ti sei ritrovato per un tempo prolungato chiuso in ascensore con altri sconosciuti. O in una sala d’attesa circondata dal famigerato silenzio, l’essere a stretto contatto con persone estranee, in fila alle poste, al supermercato. Basta immaginarsi ad una festa dove si ha la certezza di conoscere solo la padrona di casa che appena ti accoglie ti dice, “Sono felice che che tu sia venuta, fai come se fosse casa tua”. Il meglio che ti può capitare è di  ritrovarti con un bicchiere in mano, circondata dallo sguardo curioso e indagatore dei presenti ma in definitiva completamente sola. Giusto un modo per farti sentire depressa.

Il linguaggio del corpo la timidezza

Pensi che sia una situazione limite? Ti sbagli! Nel linguaggio del corpo, sono le situazioni classiche in cui ognuno di noi sfodera un personale codice di comportamento che lo rende unico e aggiungo io, irripetibile. Non c’è nulla da fare, come dicono in molti, chi nasce tondo certo non muore quadrato. Una personalità timida e riservata la si intuisce anche a distanza. La verità è che a tradirla è il simpatico rossore delle guance. Se è in preda al panico la ritrovi perfino in un angolo magari a bere, una immediata alternativa per superare il panico. La reazione è riuscire a balbettare qualche scusa per scappare via o rischiare di ritrovarsi a ballare sul tavolo degli ospiti. In entrambi i casi la frittata è bella che fatta.

I problemi sorgono anche se a quella benedetta festa il personaggio invitato è tutt’altro che timido. In quel caso, non avrà certo bisogno di sentirsi a casa sua. Sarà quasi automatico vederlo girare senza problemi bevendo Martini e dispensando sorrisi e ammiccando sguardi furtivi (questo si solito accade al quelli di genere maschile) di certo alla fine della serata si troverà sprofondato in un bel divano accanto alla sfortunata di turno o al ragazzo più carino. Beato lui o lei! Come si dice, l’equilibrio dovrebbe risiedere nel mezzo ma non è sempre facile.

Comunque scherzi a parte, che poi scherzi non sono, dobbiamo metterci in testa che per farsi capire non è necessario parlare. Basta pensarci seduti su una panchina a leggere il giornale, non è necessario certo essere timidi e riservati se, pur condividendo lo spazio con altri e desiderando un momento di pace, si volge il busto in direzione opposta a quella degli altri. Un chiaro invito a non turbare la quiete, in parole povere “non ho voglia di fare conversazione, punto!” Facile e sbrigativo, un modo per mettere le cose in chiaro senza neanche proferire parole.

Il linguaggio del corpo

Spesso è proprio il silenzio a parlare per noi. Modificando l’intensità dello sguardo o assumendo atteggiamenti precisi siamo capaci di esprimere gioia, sorpresa, incutere timore perfino odio. E stai pur certa che il messaggio arriva forte e chiaro. Parliamo di noi anche nei momenti più particolari come l’amore per esempio. Siamo sempre noi a decidere se avvicinarci o allontanarci da qualcuno. Inutile scrivere papiri o usare frasi al veleno. Basta inviare la freccia con uno splendido sorriso e la gamba accavallata verso chi ci attrae, se è perspicace anche lì la frittata sarà cotta a puntino. Peccato invece per chi perderà le speranze se da parte nostra non ci sarà il minimo desiderio di aprici alla conoscenza. Al primo languido sguardo la risposta sarà un lampo accecante tale da accapponare anche il più deciso dei pretendenti. Insomma le frecce a nostra disposizione sono tante così come le variabili comportamentali che ci caratterizzano.

Il linguaggio del corpo, La psicologia dell sport

I segreti del linguaggio del corpo

Mi dirai, cosa c’entra questo con lo sport? C’entra eccome! Hai mai sentito parlare di Psicologia comportamentale dello sport? Ebbene anche nello sportivo comune o nell’agonista, che sia bambino o adulto, esiste un linguaggio del corpo particolare e diagnosticabile. Nell’ottica di un raggiungimento di un particolare obiettivo, l’applicazione di questa disciplina aiuta ad inquadrare e correggere quelli che potrebbero essere atteggiamenti sbagliati. Senza dubbio un sostegno imprescindibile. Basta pensare alle mani dei giocatori che si uniscono prima di un incontro, il pollice alzato rivolto ad un compagno, lo sguardo d’intesa con il proprio allenatore. Sono solo segnali? Molto di più! Vuol dire raggiungere equilibri tali da influenzare la performance agonistica o amatoriale. Se parliamo di bambini poi assume un significato ancora più importante e profondo.

Un gesto sbagliato può provocare fratture di comunicazione difficili da sanare. Per colui che sceglie di guidarli in un attività sportiva è una responsabilità da non sottovalutare. Tutto dipende dalla sua capacità di analizzare gli aspetti della personalità, dei pensieri e delle esperienze emotive che caratterizzano il bambino.

L’ansia per esempio. Soprattutto per i giovanissimi può trasformarsi nel nemico invisibile. Lo è anche per gli atleti adulti. Può essere nemica della prestazione sportiva agonistica e influenzare negativamente i risultati. Sono segnali spiacevoli che il corpo percepisce come una minaccia, e questo accade nonostante la percezione di questa esista realmente. In molti casi un po di intervall training non può che fare bene. Ma questa è un’altra storia, te ne parlerò quanto prima!

In ogni caso se ti può interessante questo tipo di tematica ti consiglio di consultare Psicologia dello sport di Alberto Cei edito da Il Mulino. È un libro molto interessante e può aiutarti a comprendere molti aspetti di questa disciplina. In alternativa se vuoi approfondire il  linguaggio del corpo potresti leggere “I segreti del linguaggio del corpodi Marco Pacori, scoprirai di te cose che neanche avresti potuto immaginare!

Buona lettura!

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