I convitati di pietra di Michele Mari è pubblicato da Einaudi nel 2025 ed è entrato nella dozzina del Premio Strega 2026 come il titolo più discusso e atteso della selezione. Il 27 maggio 2026 Mari ha vinto il Premio Strega Giovani con 83 preferenze su 579 voti espressi da studenti di 114 scuole secondarie italiane e straniere, consolidando ulteriormente la sua posizione di superfavorito nella corsa alla vittoria finale.
I convitati di pietra: di cosa parla il romanzo di Michele Mari
I convitati di pietra parte da un’idea tanto semplice quanto inquietante: nel luglio 1975, durante la cena del primo anniversario della maturità, trenta ex compagni della III A del liceo classico Berchet di Milano stringono un patto. Ognuno verserà ogni anno una quota di denaro in un fondo comune. Il capitale verrà diviso tra i soli tre superstiti rimasti in vita. Il gioco dura quanto dura la vita stessa.
Mari segue i suoi personaggi dal 1975 fino al 2053, arco temporale di quasi ottant’anni. Quello che nasce come una sfida goliardica tra amici si trasforma progressivamente in qualcosa di più oscuro: emergono invidie, gelosie, amori mai dichiarati, scommesse clandestine, tentativi di aggirare le regole. Il romanzo ha 168 pagine e avanza con il ritmo di un congegno a orologeria, con un finale che la critica ha definito imprevedibile.
Il titolo e il significato dei convitati di pietra
Il convitato di pietra è il commensale silenzioso, lo spettro seduto al tavolo che nessuno vuole nominare. Nel romanzo di Mari questa figura è il tempo stesso, e più concretamente la morte: il vero arbitro del patto, l’unico che decide chi sopravvive e chi no. I trenta ex compagni credono di controllare il gioco, ma finiscono per scoprire che il meccanismo li governa.
Il titolo richiama la statua del Commendatore nel Don Giovanni, il morto che torna a riscuotere il conto. Mari usa questa figura non per costruire un romanzo gotico, ma una satira sociale: il patto tra i liceali diventa metafora di una lotta darwiniana mascherata da rito borghese, dove le passioni umane più comuni, il denaro, la competizione, il risentimento, si dispiegano nell’unico campo dove non si può barare davvero.

Chi è Michele Mari e perché questo romanzo è diverso dai precedenti
Michele Mari è nato a Milano nel 1955 ed è scrittore, filologo, poeta e docente di letteratura italiana all’Università Statale di Milano. La sua scrittura appartiene a una tradizione espressiva che ha in Carlo Emilio Gadda e Tommaso Landolfi i riferimenti più citati: pastiche manieristico, gusto per il grottesco, ossessione per l’infanzia come tempo perduto e irrecuperabile. Nei suoi romanzi tornano i fumetti, la letteratura fantastica, la cultura pop degli anni Sessanta e Settanta milanesi.
Rispetto ai lavori precedenti, I convitati di pietra rappresenta una svolta verso una struttura più narrativa e accessibile. Il meccanismo del patto funziona come un plot engine riconoscibile, qualcosa di vicino ad Agatha Christie per la tensione costruita intorno a chi sopravvive e chi no. Ma la sostanza resta quella di sempre: una riflessione sulla memoria collettiva, sulla generazione che si è formata al liceo nell’Italia degli anni Settanta, e su quanto quella formazione continui a proiettare le sue ombre sul futuro.
È la prima volta che Mari arriva alla dozzina dello Strega con un’opera così esplicitamente votata al racconto. Per chi vuole inquadrare il libro nel contesto della competizione, la nostra analisi su come si struttura la dozzina del Premio Strega offre un confronto utile su come i titoli più forti costruiscono il loro percorso verso la cinquina.
La candidatura allo Strega 2026 e i temi che dividono la critica
Il romanzo è stato proposto per lo Strega e ha raccolto consensi molto ampi sia tra i lettori giovani, come testimonia la vittoria del Premio Strega Giovani, sia tra i critici. La motivazione della miglior recensione studentesca lo ha descritto come una riflessione intensa sulla crisi dell’identità collettiva e sulla memoria come spazio di contesa. Alcuni critici hanno invece sollevato dubbi sul presupposto narrativo, definendolo più un esperimento mentale che un romanzo realistico.
Questa tensione tra gioco letterario e credibilità della premessa è forse il punto più interessante del dibattito intorno al libro. Mari non pretende di raccontare il mondo come funziona: costruisce un dispositivo, lo carica di senso, e lascia che le ossessioni dei personaggi rivelino qualcosa di vero sull’Italia borghese del Novecento. La pagina di Michele Mari su Wikipedia documenta la traiettoria di uno scrittore che ha sempre preferito la coerenza alla popolarità.
Per seguire l’intera competizione, il nostro approfondimento sui libri proposti al Premio Strega 2025 mostra quanto sia selettivo il percorso dalla candidatura alla vittoria. Se Mari riuscirà a portare a casa il premio dipenderà da come voterà la giuria degli Amici della Domenica nelle prossime settimane: la vittoria del Giovani è un segnale forte, ma non garantisce nulla nella fase finale.