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Classici in pillole: Eugenio Onegin in 600 parole

L'Eugenio Onegin di Puškin in sole 600 parole: il primo passo verso la lettura dell'opera originale!

Eugenio Onegin

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Ciao iCrewer! Hai mai desiderato approcciarti a qualche classico della letteratura internazionale, ma senza veramente trovare il coraggio di intraprendere una simile lettura? Beh, per aiutarti a iniziare, ecco la versione di un classico russo condensato in 600 parole (un po’ come i braccioli, prima di imparare a nuotare): oggi vorrei presentati Eugenio Onegin, importantissima opera Aleksandr Sergeevič Puškin, composta tra il 1823 e il 1830.

traduzione, Eugenio OneginPerché è così importante?” ti chiederai. Devi sapere che l’Evgenij Onegin (titolo originale) è un po’ come la nostra Divina Commedia: è il romanzo in versi che ha aiutato a dare una forma alla lingua russa, in un momento in cui a farla da padroni, nelle classi colte, erano il francese e lo slavo ecclesiastico (il corrispettivo slavo del latino, per capirci). Puškin, che aveva appreso il russo dalla sua tata, è stato tra i primi a sdoganare questa lingua, oltre che a parlare anche di argomenti che prima non erano considerati proprio adatti alla letteratura (un po’ come quel “del cul fatto trombetta” di Dante).

Eugenio Onegin, in più, è il modello da cui gli scrittori russi hanno preso spunto per creare una nuova categoria di personaggi: i cosiddetti uomini superflui, della cui schiera fa parte anche Raskòl’nikov, protagonista del grande romanzo Delitto e castigo, scritto da Fëdor Dostoevskij.

Ma ora bando alle ciance. Cominciamo! E se questa formula dovesse piacerti, potresti dare uno sguardo anche a Storia di un tagliabambù, anche quello in 600 parole.

L’importante, però, è tenere a mente che varrà sempre la pena di leggere l’opera originale, perchè, come mi ha detto una mia cara amica, “l’importante non è cosa succede, ma come succede“!

L’Eugenio Onegin di Aleksandr Sergeevič Puškin in 600 parole

Eugenio Onegin è un giovane nobile e, da buon dandy, vive nel pieno centro della festa, della vita mondana: San Pietroburgo, la capitale dell’Impero russo.

La sua vita è fatta di balli, feste fino all’alba, cene con altri scapoli, vestiti all’ultima moda, arrivati direttamente dalle maggiori capitali europee. Quando i garzoni si alzano per iniziare la loro giornata, lui è sulla via del ritorno. Quando gli impiegati si fermano per pranzo, lui fa colazione. La sua vita è così, all’insegna del divertimento.

Tuttavia, nel suo animo si annida una noia profonda, un’apatia che gli rende indifferente qualsiasi cosa, anche tutto lo scintillio che lo circonda.

Aleksandr Sergeevič Puškin, Eugenio Onegin
Aleksandr Sergeevič Puškin

Per questo, quando decide di recarsi in campagna per accudire un vecchio zio malato – per far sì che quest’ultimo, poi, gli lasci una consistente eredità – accetta quasi con gioia il cambio di paesaggio. Che sia il momento giusto per scrollarsi di dosso il grigiore che lo abita? Inizialmente pare di sì.

Le passeggiate per la campagna e la conoscenza di un vicino, il giovane Lenskij, paiono ridare un po’ di gioia di vivere a Eugenio Onegin. Forse è perché Lenskij è così diverso da Eugenio: ha un animo romantico, che strizza l’occhio ai grandi poeti, scrittori e filosofi tedeschi; compone versi; è innamorato e non vede l’ora di sposare la donna dei suoi sogni.

Si tratta di Ol’ga, bellissima figlia di un altro proprietario terriero della zona. Eugenio la conosce il giorno in cui, insieme a Lenskij, si reca a fare visita alla tenuta in cui la ragazza vive con la madre e la sorella. E proprio la sorella minore, Tat’jana, viene come colpita da un fulmine, non appena i suoi occhi si posano su Eugenio. La giovinetta, imbevuta fin nel midollo di letteratura francese e inglese, riconosce nell’uomo i tratti dei personaggi delle sue opere preferite, e se ne innamora di colpo.

Purtroppo, però, Eugenio non è dello stesso avviso e, quando la fanciulla gli porge una lettera con la sua confessione d’amore, lui si assume quasi il ruolo di istitutore: Tat’jana deve stare attenta, un comportamento del genere, in una qualsiasi grande città, sarebbe sicuramente fonte di gossip. È il caso, quindi, che metta un freno a certi atti e sentimenti.

Tat’jana non sa che fare, cosa provare. Si sente divisa tra la parte di lei che vuole essere una nobile aristocratica, e quella che, invece, è innamorata delle sue campagne, della tradizione e delle usanze popolari. È proprio a queste credenze che si affida quando, alcune notti dopo, si appresta a compiere un rituale che dovrebbe farle vedere, in sogno, il suo futuro. Il responso? Molto ambivalente: si oscilla tra matrimonio e morte.

Tutto prende una piega diversa quando, durante il ballo in occasione dell’onomastico di Ol’ga, Eugenio Onegin fa una cosa imperdonabile: flirta con la promessa sposa di Lenskij. Lei, un po’ frivola, gli dà corda e il tutto sfocia in una sfida a duello tra i due amici. Per cosa, poi? Eugenio, in realtà, non è minimamente interessato a Ol’ga; era solamente un modo per combattere la noia.

Ormai è tardi, però, e i due sono obbligati dalle regole sociali a incontrarsi all’alba – o meglio, sarebbe dovuta essere l’alba, ma Eugenio non ha visto la necessità di presentarsi in orario – e a puntarsi contro la pistola. Ad avere la peggio è Lenskij.

Non passa molto tempo prima che Eugenio lasci la campagna e non abbia più notizie delle ragazze.

Le carte si rimescolano a Mosca quando, sempre durante un ballo, Eugenio si imbatte in una donna affascinante, riemersa dal suo passato: è Tat’jana che, per volere della madre, alla fine si è sposata.

Eugenio ne è ammaliato, ma il suo tentativo di riallacciare una relazione con lei è inutile: Tatiana non è più interessata a lui e non ha nessuna intenzione di tradire il marito. È una donna matura, affascinante e fedele.

A Eugenio non resta che uscire di scena, con l’amaro in bocca.

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Hai mai letto Eugenio Onegin di Aleksandr Puškin? Credi che gli darai una possibilità, dopo aver letto la versione condensata?
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