chi ha tradito Anna Frank

Chi ha tradito Anna Frank

Chi ha tradito Anne Frank. Indagine su un caso mai risolto è il nuovo libro di Rosemary Sullivan che rivela le indagini del caso

Caro iCrewer, in occasione della Giornata della Memoria, parliamo del risultato di una recente indagine, che si è concretizzata nelle pagine del libro Chi ha tradito Anna Frank. Indagine su un caso mai risolto, della scrittrice e poetessa canadese Rosemary Sullivan, edito per HarperCollins.

Chi ha tradito Anna Frank: un dibattito aperto

Anna FrankAnna Frank con il suo diario ha descritto l’innocenza e la giovinezza rubate a lei e tanti altri bambini e ragazzi, colpevoli di appartenere ad un gruppo, anziché ad un altro. Intorno alla storia della giovane sono state avanzate tante ipotesi su chi ha tradito la famiglia Frank.

Un’ipotesi è stata avanzata nel 2018 attraverso il libro De Achtertuin van het Achterhuis di Gerard Kremer, edito da Lantaarn publishers. A tradire e consegnare di fatto ai nazisti la famiglia Frank, secondo l’autore, sarebbe stata una donna ebrea, Anna ‘Ans’ van Dijk (1905-1948).

Ans van Dijk ha ammesso di aver collaborato alla cattura di almeno 145 persone da parte nazista; per questa sua ammissione è stata giustiziata nel 1948. Ma questa ipotesi ha poche basi per essere ritenuta collegata all’arresto e alla deportazione della famiglia Frank.

Di recente pubblicazione è il libro di Rosemary Sullivan, Chi ha tradito Anna Frank. Indagine su un caso mai risolto, tra le cui pagine l’autrice spiega le tecniche utilizzate per risalire al nome della spia che ha condotto la giovane Anna e i suoi familiari a morte certa.

Secondo Rosemary Sullivan, il nome della spia è Arnold van den Bergh, un notaio ebreo. Un ebreo che, in questo modo, voleva salvare se stesso, sua moglie e la loro figlia. Non tutti gli storici sono d’accordo con questa ricostruzione, tuttavia, ma senza dubbio questa getta nuova luce su una storia che tutto il mondo conosce.

Il lavoro e le ricerche dell’autrice canadese sono frutto di sei anni di indagini. La teoria sostenuta dall’autrice del libro si basa su una lettera anonima che Otto Frank, padre di Anna e unico sopravvissuto della famiglia ai lager nazisti, ha ricevuto dopo la guerra. La lettera, di cui si è perso l’originale ma che è stata ricopiata da Frank, conteneva l’accusa che a denunciarlo fosse stato Van den Berg, membro del Consiglio Ebraico nominato dai nazisti.

“Probabilmente non si saprà mai la verità”

Il libro, da poco pubblicato, ha subito smosso studiosi e storici. Secondo il professore emerito di Storia dell’Olocausto all’Università di Amsterdam, Johannes Houwink ten Cate:

Per grandi conclusioni servono grandi prove. Non credo che un membro del Consiglio ebraico abbia ottenuto la libertà in cambio di indirizzi. Dopo che il Consiglio fu abolito i suoi membri furono deportati nei lager, o si nascosero. Se avesse tradito la famiglia Frank, sarebbe dovuto uscire allo scoperto, esattamente quello che voleva evitare.

Dopo la guerra, il Consiglio ebraico fu criticato per aver collaborato con i nazisti. Alcuni dei suoi membri, fra cui Van den Berg, furono processati. Ma nessuno ha mai accusato il Consiglio, sciolto dai nazisti nel 1943, di avere una lista dei nascondigli degli ebrei, né è mai stato dimostrato che la avesse, come nota lo storico Annemiek Gringold:

Non è provato, noto o dimostrato che il Consiglio Ebraico avesse una lista degli indirizzi dei nascondigli.

Secondo Houwink ten Cate, è possibile che non si scoprirà mai chi ha tradito Anna Frank e la sua famiglia, dato che i nazisti distrussero il 95% dei loro archivi sulla persecuzione degli ebrei. E non è neanche detto che vi fu un tradimento, l’arresto potrebbe essere dovuto ad una imprudenza dei Frank.

Inoltre lo stesso Diario di Anna Frank racconta come la famiglia avesse disseminato falsi indizi per far credere che tutta la famiglia fosse fuggita all’estero. Quando avevano abbandonato la loro casa, I Frank avevano lasciato in bella vista un indirizzo di Maastricht, mentre era stata fatta girare la voce che un loro amico di quella città volesse aiutarli a scappare in Svizzera. Appare decisamente improbabile che avessero comunicato l’indirizzo del loro nascondiglio ad Amsterdam al Consiglio Ebraico.

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Ileana Picariello
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