Lorenzo Tomasin: Il Premio campiello non è più lo stesso

“Logica mercantile”, “maquillage redazionale”, “letteratura illeggibile”, questo e altro ancora è quello che il prof. Lorenzo Tomasin, esimio giurato al Premio Campiello, con coraggio scrive, a chiare lettere, nella sua relazione sul “Bilancio dell’Annata letteraria” presentata alla cerimonia d’apertura dell’Università di Padova. Sotto accusa, per il critico, i criteri di selezione del Premio più famoso d’Italia che, si sa, consente ai cinque finalisti scelti dalla giuria tecnica di riproporsi a quella dei 300 lettori; che si avvertisse, tra le quinte del famoso Premio, disagio e un forte malcontento, era ormai un dato di fatto tuttavia, pur sapendo, come drasticamente evidenziato nella relazione, si è preferito “mutare i criteri di selezione piuttosto che rivederli secondo una seria logica editoriale. Drastico e senza remore, il professore bacchetta, e non poco, il pressapochismo dilagante nella scelta linguistica dei testi narrativi, resi ancora più “illeggibili” da un assenza generale di stile e più inclini, probabilmente, a favorire un linguaggio editoriale volto alla loro maggiore commercializzazione.

L’attacco del critico

Dure e pesanti le parole del critico che prende quindi le distanze da un sistema che, attualmente, non garantisce una produzione letteraria stilisticamente  autonoma e dove il “meno peggio”, è presentato al lettore, a suo dire, come l’unica realtà  possibile. Indubbiamente, la denuncia del prof. Tomasin, ha fortemente scosso le  coscienze letterarie, richiamando l’attenzione degli addetti ai lavori non solo su una maggiore sensibilità critica ma, soprattutto, a una reale responsabilità nell’applicazione dei criteri di selezione, indispensabili per garantire una produzione letteraria di qualità e, nel caso del Premio più famoso d’Italia, ormai già concluso, non possiamo che attendere l’anno prossimo, speriamo cambi qualcosa…

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