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Autori in tasca: Svjatlana Aleksievič, la prima giornalista a vincere il Nobel

Oggi parliamo di Svjatlana Aleksievič, autrice bielorussa vincitrice del Premio Nobel pe la Letteratura nel 2015

Buongiorno iCrewer! Anche per questa settimana è arrivato il momento di Autori in tasca, la nostra rubrica in cui trattiamo scrittori che sono stati così importanti per la letteratura mondiale, da veder consacrata la propria carriera dalla vincita del Premio Nobel. In particolare, vorrei parlarti di Svjatlana Aleksievič.

Svjatlana Aljaksandraŭna Aleksievič
Svjatlana Aljaksandraŭna Aleksievič

Svjatlana Aleksievič, autrice bielorussa, è stata la prima giornalista a vincere il Nobel per la Letteratura, nel 2015, “per la sua scrittura polifonica, un monumento alla sofferenza e al coraggio nel nostro tempo“. Il suo è un genere tutto particolare, che racchiude in sé racconto orale e narrazione scritta, in una sorta di letteratura-documentario.

Nelle sue opere a parlare non sono personaggi inventati, per quanto specchio della realtà, ma le voci dei testimoni, di coloro che erano presenti e che hanno vissuto sulla propria pelle ciò di cui il testo tratta. L’autrice stessa, riferendosi ai suoi lavori, spiega come la stesura di volume richieda anche quattro o cinque anni. Questo perchè Svjatlana Aleksievič non soltanto studia tutta la documentazione storica reperibile sull’argomento, ma ascolta e raccoglie anche più di seicento testimonianze.

La giornalista stessa spiega che il motivo alla base di questa scelta è la maggiore possibilità di scrutare l’animo umano che tale approccio offre. Se si limitasse a fare arte, dice, non si riuscirebbe a carpire davvero l’essenza dell’uomo (o almeno una parte di essa).

E così ha cominciato a raccogliere storie, racconti di chi ha visto scoppiare la Rivoluzione del 1917, di chi ha combattuto nella Seconda guerra mondiale o a essa è sopravvissuto, di chi è stato internato nei gulag sovietici. Ripercorre la Storia, dando voce a chi spesso non viene ascoltato. 

Ovviamente, come tutti i libri che vanno in qualche modo contro ai poteri costituiti o a quella che vuole essere l’opinione da favorire, le opere di Svjatlana Aleksievič non sono molto ben viste in patria. Sono solamente due, infatti, i volumi pubblicati in Bielorussia: Preghiera per Černobyl’ e Tempo di seconda mano. Si può quindi affermare che la scrittrice sia più famosa all’estero che in patria.

Forse ciò è dovuto anche alla sua intensa attività politica, che l’ha portata a essere spesso in contrasto con l’autorità governativa. Ti basti pensare che ora si trova in esilio in Germania, dopo che i moti dello scorso anno hanno visto l’incarcerazione di molte personalità contrarie al nuovo regime.

Svjatlana Aleksievič: la voce di chi non viene ascoltato

I’m searching life for observations, nuances, details. Because my interest in life is not the event as such, not war as such, not Chernobyl as such, not suicide as such. What I am interested in is what happens to the human being, what happens to it in of our time. How does man behave and react. How much of the biological man is in him, how much of the man of his time, how much man of the man.

Svjatlana Aleksievič

Visto l’intento documentaristico dell’attività della scrittrice bielorussa, non deve stupirci che le sue opere si concentrino nel dare voce a chi spesso non viene ascoltato. I suoi protagonisti sono figure spesso poco considerate e nascoste.

Perché, ad esempio, in Зачарованные смертью l’autrice tratta il tema del suicidio, in particolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica. E non dobbiamo pensare che probabilmente questo fenomeno abbia interessato solamente coloro che avevano tutto da perdere dal crollo dell’URSS. Fors la più provata da questo cambio epocale è stata proprio la gente comune.

Svjatlana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donnaRicordo un intervista che vidi anni fa: a parlare era una donna che viveva in quella che da poco era diventata l’ex Germania dell’Est. Raccontava come con il crollo del Muro di Berlino e la riunificazione del Paese, vi fossero stati cambiamenti drastici: se nella RDT una madre di tre figli era sovvenzionata e in qualche modo sostenuta, dopo il 1989 quegli stessi tre bimbi erano diventati un fattore poco appetibile nel momento della ricerca di un nuovo impiego.

In La guerra non ha un volto di donna, invece, Svjatlana Aleksievič ha raccolto la testimonianza delle donne che hanno combattuto al fronte durante al Seconda guerra mondiale. Ovviamente la loro presenza non era quantitativamente paragonabile a quella degli uomini, ma il numero non era nemmeno così esiguo da impedire che venisse scritto del confitto anche dal loro punto di vista.

Un simile discorso vale anche per Gli ultimi testimoni, in cui gli occhi che ci narrano l’occupazione nazista in Bielorussia sono quelli di chi al tempo era soltanto un bambino.

Insomma, possiamo proprio dire che Svjatlana Aleksievič sia una scrittrice-giornalista votata a dar voce a chi non ne ha, a raccontare la storia dei fatti, dei documenti e delle testimonianze dei superstiti, e non quella impersonale dei grandi numeri e delle date celebri.

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26 settembre, 2021

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