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Nadine Gordimer

Autori in Tasca. Nadine Gordimer, premio Nobel per la letteratura

La scrittrice sudafricana ha lottato contro l'apartheid, tema costante dei suoi racconti e romanzi

Caro iCrewer, per la nostra rubrica Autori in Tasca, vi parlerò di Nadine Gordimer, scrittrice sudafricana che si è battuta contro l’apartheid e sostenitrice di Nelson Mandela.

Nadine Gordimer nasce a Johannesburg il 20 novembre 1923, in una famiglia borghese bianca privilegiata e ha iniziato a leggere in tenera età. I suoi genitori sono entrambi immigranti ebrei: il padre si era trasferito in Sudafrica dalla Lituania, la madre da Londra. Durante la gioventù riceve un’educazione di stampo cattolico.

La madre ha sempre incoraggiato la piccola Nadine alla lettura e ad interessarsi al mondo che la circonda. All’età di 9 anni ha iniziato a scrivere la sua prima storia, che ha pubblicato su una rivista quando aveva 15 anni. Crescendo capisce che esistono differenze dovute solo al colore della pelle e approfondisce il tema dell’apartheid.

È sempre la madre che le dà l’esempio. La scrittrice ha visto l’attivismo di sua madre, la cui preoccupazione per la povertà e la discriminazione affrontata dai neri in Sud Africa l’ha portata a fondare un asilo nido per bambini neri. Ha anche assistito in prima persona alla repressione del governo da adolescente; la polizia ha fatto irruzione nella sua casa di famiglia, confiscando lettere e diari dalla stanza di una domestica.

L’attivismo di Nadine Gordimer nei suoi romanzi

Si iscrive alla Witwatersrand University di Johannesburg dove segue i corsi del primo anno, ma interrompe gli studi senza diplomarsi; qui tocca con mano le barriere esistenti fra i giovani studenti bianchi e i neri anche nell’istruzione universitaria. In questi anni entra in contatto con l’African National Congress e inizia la sua lotta contro la discriminazione razziale.

La Gordimer entrò nel movimento anti-apartheid dopo l’arresto della sua migliore amica, Bettie du Toit, e dopo il massacro di Sharpeville, il 21 marzo 1960. Da questo momento in poi diviene divenne rapidamente attiva nella politica sudafricana. Stringe amicizia con Bram Fischer e George Bizos, gli avvocati difensori di Nelson Mandela durante il processo del 1962.

Nadine GordimerLa scrittrice ha anche aiutato Mandela a modificare il suo famoso discorso Sono pronto a morire, pronunciato dal banco degli imputati al processo. Quando Mandela fu rilasciato dal carcere nel 1990, fu una delle prime persone che voleva vedere.

Il primo libro di Gordimer è stato Face to Face (1949), una raccolta di racconti. Nel 1953 ha pubblicato il romanzo I giorni della menzogna. Entrambi i libri sono scritti con stile chiaro e non sentimentale, che sono diventati i suoi caratteri distintivi.

Tutte le sue storie riguardano gli effetti devastanti dell’apartheid sulla vita dei sudafricani: la tensione costante tra l’isolamento personale e l’impegno per la giustizia sociale, il torpore causato dalla riluttanza ad accettare l’apartheid, l’incapacità di cambiarlo e il rifiuto dell’esilio.

Abbiamo sconfitto l’apartheid ma dobbiamo ancora combattere il resto dei pregiudizi rimasti nella testa della gente.

Nel 1974, con il romanzo Il Conservatore, ha vinto il Booker Prize. Ha ricevuto tanti altri premi e riconoscimenti tra i quali il Grinzane Cavour (1985 e 2006), il premio Carlo Levi (2002). Nel 1991 è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura. Per molti anni ha ricoperto la carica di Goodwill Ambassador delle Nazioni Unite.

Tra i romanzi successivi al Booker Prize troviamo: Burger’s Daughter (1979), July’s People (1981), A Sport of Nature (1987), My Son’s Story (1990), The House Gun (1998) e The Pickup (2001).

Nadine Gordimer ha affrontato anche le questioni ambientali in Get a Life (2005), la storia di un ecologista sudafricano che, dopo aver ricevuto un trattamento per la tiroide, diventa radioattivo e quindi pericoloso per gli altri. Il suo ultimo romanzo, No Time like the Present (2012), segue i veterani della battaglia contro l’apartheid mentre affrontano i problemi che affliggono il moderno Sudafrica.

Voglio lasciarvi con una frase della Gordimer, purtroppo ancora molto attuale, me che vi farà riflettere.

Dobbiamo chiederci chi è un clandestino, uno che non ha il permesso di soggiornare in un paese. E’ una persona senza futuro perché non ha un’identità da rivendicare. Diventa una presenza illegale, illegittima. E’ qui, ma al tempo stesso non è qui. Vive su una soglia. E’ una “non persona”.

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