Laerte è il padre di Ulisse e il nonno di Telemaco: nell’Odissea vive lontano dalla reggia, in campagna, consumato dal dolore per l’assenza del figlio. Il loro vero ricongiungimento arriva nel Libro XXIV, quando Ulisse si fa riconoscere attraverso ricordi familiari e il segno della cicatrice. Laerte non è però soltanto una figura anziana e marginale: nell’ultima parte del poema torna all’azione e partecipa allo scontro contro i parenti dei Proci.
Per collocare l’episodio nel quadro generale puoi partire dalla nostra guida a trama, personaggi e 24 libri dell’Odissea. Il riconoscimento tra padre e figlio appartiene infatti alla fase conclusiva del ritorno a Itaca, dopo la strage dei pretendenti e il ricongiungimento con Penelope.

Chi è Laerte nell’Odissea?
Laerte è il padre di Odisseo, cioè Ulisse, e appartiene alla generazione precedente a quella dell’eroe. È marito di Anticlea, che Ulisse incontra nell’Ade e che racconta di essere morta anche per il dolore causato dalla lunga assenza del figlio. Laerte, invece, è ancora vivo quando Ulisse torna a Itaca.
Il vecchio re non vive più stabilmente nella reggia. Si è ritirato in un podere di campagna e conduce una vita semplice, assistito dai servi. La sua distanza dal palazzo sottolinea quanto l’ordine familiare e politico di Itaca sia stato spezzato durante l’assenza di Ulisse.
Perché Laerte vive in campagna?
Laerte si è allontanato dalla vita pubblica e dalla reggia. Il poema lo mostra segnato dal dolore: ha perso la moglie e non sa se il figlio sia vivo. Invece di partecipare alla gestione del palazzo, vive tra i campi, in una condizione che contrasta con la ricchezza divorata dai Proci.
Questa scelta rende il suo incontro con Ulisse particolarmente importante. Il ritorno dell’eroe non riguarda soltanto il recupero del trono e della moglie: deve ricucire anche il rapporto con il padre, cioè con la memoria della propria casa prima della guerra di Troia.
Quando Ulisse rivede Laerte?
Ulisse incontra Laerte nel Libro XXIV, dopo aver eliminato i Proci e dopo il riconoscimento con Penelope. È uno degli ultimi grandi riconoscimenti del poema. La sequenza completa è spiegata anche nel nostro approfondimento sul finale dell’Odissea e sul Libro XXIV.
Ulisse raggiunge il padre nel podere, ma inizialmente non gli rivela subito la propria identità. Come accade in altri momenti del ritorno a Itaca, l’eroe preferisce controllare la situazione e mettere alla prova la persona che ha davanti prima di scoprirsi.

Come fa Laerte a riconoscere Ulisse?
Ulisse convince Laerte attraverso due prove: la cicatrice e i ricordi degli alberi che il padre gli aveva donato da bambino. La cicatrice appartiene alla storia personale dell’eroe ed è già stata usata nel poema come segno di riconoscimento. Ma il dettaglio più intimo riguarda il podere stesso.
Ulisse ricorda quanti alberi Laerte gli aveva assegnato quando era piccolo: peri, meli, fichi e filari di vite. Non è un’informazione pubblica o generica, ma un ricordo familiare legato al luogo in cui i due si trovano. È questa memoria condivisa a trasformare il racconto del ritorno in una prova incontestabile.
Perché Ulisse mette alla prova suo padre?
Il comportamento può sembrare crudele, perché Laerte soffre da anni per la sua assenza. Ma l’Odissea costruisce il ritorno attraverso una serie di identità nascoste e riconoscimenti graduali. Ulisse non entra a Itaca dichiarando subito chi è: osserva Eumeo, Telemaco, Penelope e i servi prima di ristabilire apertamente il proprio ruolo.
Con Laerte la prova assume soprattutto un valore emotivo. Il padre deve passare dalla disperazione alla certezza. Per questo il ricordo degli alberi funziona meglio di una semplice dichiarazione: riporta entrambi a un tempo precedente alla guerra e alla separazione.
Che rapporto c’è tra Laerte, Ulisse e Telemaco?
Laerte, Ulisse e Telemaco rappresentano tre generazioni della stessa famiglia. Il poema mostra Telemaco che cerca il padre, Ulisse che ritorna e Laerte che attende il figlio. Nel finale queste tre linee si ricompongono: il giovane ha raggiunto una nuova maturità, il padre recupera il proprio posto e il nonno torna a partecipare all’azione.
Per questo Laerte non è solo “il padre di Ulisse”. La sua presenza permette all’Odissea di chiudere il tema della continuità familiare. Il ritorno dell’eroe ha senso perché rimette in relazione passato, presente e futuro della casa.
Laerte combatte nel finale?
Sì. Dopo la morte dei Proci, i loro parenti vogliono vendetta. A guidare il gruppo c’è Eupite, padre di Antinoo. Laerte, ringiovanito nell’aspetto grazie all’intervento di Atena, prende parte allo scontro e uccide Eupite con la lancia.
È un passaggio significativo: il vecchio che sembrava ritirato dal mondo torna a combattere accanto al figlio e al nipote. La faida, però, non viene risolta con una nuova strage. Atena e Zeus intervengono per fermare il conflitto e imporre la pace.
Laerte era re di Itaca?
La tradizione lo presenta come il padre del sovrano e predecessore di Ulisse. Nell’Odissea, però, il centro politico è ormai il figlio, mentre Laerte vive da anziano fuori dalla reggia. La sua autorità è soprattutto familiare e simbolica: rappresenta la casa di Itaca prima della generazione della guerra di Troia.
Dove leggere il riconoscimento di Laerte?
L’episodio si trova nel Libro XXIV dell’Odissea su Perseus. Per un inquadramento generale dell’opera è utile anche la voce Odissea di Treccani.
Se vuoi seguire un altro riconoscimento decisivo, la nostra guida su Penelope, la tela e il segreto del letto spiega perché la moglie di Ulisse non si fida immediatamente del suo ritorno.
Risposta rapida
Laerte è il padre di Ulisse. Nel Libro XXIV vive in campagna, lontano dalla reggia, e riconosce il figlio grazie alla cicatrice e al ricordo degli alberi che gli aveva donato da bambino. Dopo il ricongiungimento combatte anche contro i parenti dei Proci e uccide Eupite, prima che Atena fermi lo scontro finale.