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Lettura: Premio Katundo 2026: chi può vincere? I finalisti a confronto
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Eventi&Premi

Premio Katundo 2026: chi può vincere? I finalisti a confronto

Ravasio, Salvatori e Scomazzon arrivano alla finale con tre opere seconde molto diverse: ecco cosa può fare la differenza

Valentina Paradiso 19 ore fa Commenta! 8
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Chi vincerà il Premio Katundo 2026? A pochi giorni dalle serate conclusive del 4 e 5 settembre non esiste un favorito ufficiale e non sono disponibili quote, classifiche intermedie o indicazioni della giuria che permettano di formulare un vero pronostico. Possiamo però confrontare Alberto Ravasio, Irene Salvatori e Giulia Scomazzon partendo da ciò che rende particolare questo premio: la capacità di un secondo libro di consolidare una voce autoriale.

Contenuti
Cosa cerca il Premio Katundo in un’opera secondaAlberto Ravasio: la continuità di una voce satiricaIrene Salvatori: dal primo premio alla conferma con Non ancora 101Giulia Scomazzon: dal memoir premiato alla prova del romanzoRavasio, Salvatori o Scomazzon: chi parte davvero favorito?Quando sapremo chi ha vinto il Premio Katundo 2026

Non ripercorreremo quindi nel dettaglio le trame: abbiamo già confrontato i tre libri finalisti del Premio Katundo 2026 e quale leggere per primo. Qui la domanda è diversa: osservando il passaggio dall’esordio all’opera seconda, quali elementi distinguono i tre percorsi arrivati in finale?

Cosa cerca il Premio Katundo in un’opera seconda

Prima di parlare dei singoli finalisti bisogna ricordare che il Katundo non è un premio generalista. Il sito ufficiale del Premio Katundo presenta tra i criteri centrali visione, qualità letteraria e cura editoriale, insistendo soprattutto sul significato del secondo libro: è in questa fase che, secondo gli organizzatori, una nuova voce può cominciare a trasformarsi in una vera identità autoriale.

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Questo rende particolarmente interessante il confronto del 2026. I tre finalisti non arrivano semplicemente con tre romanzi differenti: arrivano dopo esordi che avevano già definito alcuni tratti riconoscibili e che, in due casi, avevano ottenuto anche importanti riconoscimenti. Per approfondire il meccanismo di selezione abbiamo spiegato separatamente come funziona il Premio Katundo e chi sceglie il vincitore.

Alberto Ravasio: la continuità di una voce satirica

Alberto Ravasio arriva in finale con Il grande mantenuto, pubblicato da Quodlibet nel marzo 2026. Il suo esordio, La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera, era uscito nel 2022 con lo stesso editore ed era stato finalista al Premio Bergamo.

La continuità tra i due libri è evidente soprattutto nella scelta di utilizzare una prosa fortemente caratterizzata e il registro comico-paradossale per osservare problemi contemporanei. Se il primo romanzo lavorava anche su identità, sessualità, famiglia e marginalità, Il grande mantenuto sposta maggiormente l’attenzione verso lavoro culturale, differenze economiche e mondo editoriale.

Rai Cultura descrive il secondo romanzo come un racconto nel quale Ravasio mette alla berlina aspiranti scrittori, autori affermati, editori, agenti e altri protagonisti dell’industria libraria. Il suo possibile punto di forza nella logica del Katundo sta quindi nella forte riconoscibilità stilistica: due libri differenti, ma una voce che sembra già molto identificabile.

Irene Salvatori: dal primo premio alla conferma con Non ancora 101

Irene Salvatori presenta invece Non ancora 101, pubblicato da Marcos y Marcos. Il suo esordio narrativo, Non è vero che non siamo stati felici, era uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri e aveva vinto il Premio Rapallo Opera Prima e il Premio Enrico Pea.

Nel nuovo libro la scrittrice parte dalla convivenza berlinese di una madre, tre figli e sei bracchi ungheresi. Il tratto distintivo non è soltanto il soggetto, ma soprattutto la costruzione linguistica attraverso la quale vita familiare, fatica quotidiana e rapporto con gli animali vengono trasformati in materia narrativa.

Non ancora 101 ha inoltre avuto un altro passaggio importante nel 2026: è stato proposto da Daniele Mencarelli al Premio Strega. Questo non costituisce naturalmente un vantaggio automatico nella finale del Katundo, ma mostra come il secondo lavoro di Salvatori abbia ottenuto attenzione anche al di fuori del percorso del premio pugliese. Il suo punto di forza può essere individuato nella capacità di trasformare un’esperienza personale e domestica in un progetto narrativo dalla voce molto specifica.

Giulia Scomazzon: dal memoir premiato alla prova del romanzo

Il percorso forse più facilmente leggibile come trasformazione tra prima e seconda opera è quello di Giulia Scomazzon. La paura ferisce come un coltello arrugginito, pubblicato da Nottetempo nel 2023, era un memoir dedicato alla ricerca della verità sulla madre scomparsa ed è stato premiato con il Bagutta Opera Prima 2024.

Con 8.6 gradi di separazione Scomazzon rimane con Nottetempo ma passa alla fiction. La protagonista Alice affronta una dipendenza dall’alcol dentro una provincia veneta nella quale il bere è anche parte della socialità quotidiana. Nottetempo ricostruisce il percorso dell’autrice dall’esordio premiato fino al nuovo romanzo, rendendo particolarmente visibile il salto tra memoria autobiografica e invenzione narrativa.

Proprio questa evoluzione potrebbe essere uno degli elementi più interessanti agli occhi di un premio dedicato alle seconde opere: non la semplice ripetizione dell’esordio, ma la capacità di trasferire alcune caratteristiche della propria scrittura su un terreno diverso. È però un’interpretazione critica, non un’indicazione proveniente dalla giuria.

Ravasio, Salvatori o Scomazzon: chi parte davvero favorito?

Con le informazioni pubbliche disponibili al 1° settembre, la risposta corretta è: nessuno può essere indicato seriamente come favorito. La giuria composta da Giulia Corsalini, Raffaele Donnarumma e Matteo Marchesini non ha diffuso graduatorie intermedie né valutazioni che consentano di stabilire una gerarchia tra i tre.

  • Ravasio può contare su una continuità stilistica molto evidente tra esordio e secondo romanzo.
  • Salvatori arriva con un’opera dalla forte identità linguistica dopo un esordio già premiato.
  • Scomazzon mostra un passaggio netto dal memoir alla fiction dopo il Bagutta Opera Prima.

Sono tre modi diversi di interpretare proprio ciò che il Katundo vuole osservare: la conferma, dopo il debutto, dell’esistenza di un percorso. Cercare di trasformare questi elementi in percentuali di vittoria sarebbe però arbitrario. Più interessante sarà capire, dopo la proclamazione, quale caratteristica la motivazione della giuria deciderà di mettere al centro.

Quando sapremo chi ha vinto il Premio Katundo 2026

La finale si svolgerà a San Marzano di San Giuseppe, in provincia di Taranto, durante le due serate del 4 e 5 settembre 2026. ANSA conferma la presenza nella terna di Il grande mantenuto di Alberto Ravasio, Non ancora 101 di Irene Salvatori e 8.6 gradi di separazione di Giulia Scomazzon, oltre alla partecipazione agli appuntamenti conclusivi di Paolo Di Paolo, Federica De Paolis e Christian Raimo.

Per seguire il risultato senza sovrapporre contenuti, il nostro articolo principale sul Premio Katundo 2026 resta il riferimento per finalisti, calendario e proclamazione. Questo confronto, invece, resterà come fotografia pre-finale dei tre differenti percorsi autoriali arrivati all’ultima selezione.

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